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	<title>Hardware, Maker &amp; Innovazione | RENOR &amp; Partners S.r.l.</title>
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		<title>SpectraScan Gluten: il rilevatore tascabile di glutine per celiaci</title>
		<link>https://renor.it/blog/hardware-maker-innovazione/spectrascan-gluten-il-rilevatore-tascabile-di-glutine-per-celiaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2025 22:12:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da circa sette anni convivo con la celiachia, una condizione che mi è stata diagnosticata dopo un lungo periodo di malessere diffuso e inspiegabile. I sintomi erano continui e debilitanti: gonfiore addominale, meteorismo persistente, reflusso acido al punto da togliermi la voce, fiato corto e disturbi intestinali frequenti. Come accade a molti, le prime risposte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Da circa sette anni convivo con la <strong>celiachia</strong>, una condizione che mi è stata diagnosticata dopo un lungo periodo di malessere diffuso e inspiegabile. I sintomi erano continui e debilitanti: <strong>gonfiore addominale</strong>, <strong>meteorismo persistente</strong>, <strong>reflusso acido</strong> al punto da togliermi la voce, <strong>fiato corto</strong> e <strong>disturbi intestinali frequenti</strong>. Come accade a molti, le prime risposte ricevute dai vari specialisti si sono limitate a cure palliative a base di gastroprotettori e procinetici. Ogni volta che sospendevo la terapia, bastavano pochi giorni per ritrovarmi punto e a capo.</p>



<p>A un certo punto ho deciso di rivolgermi al <strong>Prof. Antonino Gasbarrini</strong>, primario di Gastroenterologia al <strong>Policlinico Gemelli</strong> di Roma. Grazie a una valutazione completa, comprensiva di esami del sangue, test sierologici ed <strong>esame istologico su biopsia intestinale</strong>, è arrivata la diagnosi definitiva: <strong>celiachia conclamata</strong>.</p>



<p>Incredulo, ho dovuto accettare una nuova realtà: io, che per anni avevo mangiato pane, pasta e pizza senza problemi, avevo attivato, per una combinazione di fattori genetici e ambientali, la risposta autoimmune tipica della celiachia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una pandemia silenziosa: oltre 80 milioni di celiaci nel mondo</h2>



<p>Secondo le stime più accreditate, nel mondo ci sono <strong>oltre 80 milioni di persone affette da celiachia</strong>, un numero superiore all’intera popolazione italiana. Se includiamo anche chi soffre di <strong>intolleranza al glutine non celiaca</strong>, la cifra complessiva raggiunge i <strong>500 milioni di individui</strong>. Un dato che conferma come il <strong>glutine</strong> sia diventato, per una fetta sempre più ampia della popolazione, <strong>un nemico invisibile ma reale</strong>.</p>



<p>Ma perché oggi si parla tanto di celiachia? In parte, la crescita apparente è legata al <strong>miglioramento dei test diagnostici</strong>: solo dagli anni ’80 sono disponibili esami sierologici affidabili come gli <strong>anticorpi anti-gliadina (AGA)</strong> e <strong>anti-endomisio (EMA)</strong>; e solo dagli anni 2000 si è diffuso l’uso degli <strong>anticorpi anti-transglutaminasi tissutale (tTG)</strong>, oggi considerati il gold standard per la diagnosi. Prima, molti pazienti celiaci venivano erroneamente classificati con “colon irritabile”, “intolleranza generica”, o non diagnosticati affatto.</p>



<p>Tuttavia, l’aumento non è solo statistico. Esistono fattori <strong>industriali e agricoli</strong> che hanno contribuito a un’esposizione maggiore al glutine. Le moderne varietà di grano sono state <strong>selezionate per contenere più glutine</strong>, al fine di migliorare elasticità, tenuta in cottura e resa nei processi industriali. Un esempio che toglie ogni dubbio? Chi ricorda la <strong>pasta degli anni ’90</strong> sa che bastava cuocerla un minuto in più per trovarsi con una buona colla per attaccare manifesti. Oggi, la pasta resta “al dente” molto più a lungo, e questo è merito (o colpa) di una <strong>presenza di glutine molto più elevata</strong> rispetto al passato. Nei soggetti geneticamente portati allo sviluppo della malattia celiaca questo aumenta notevolmente l&#8217;attivazione dei geni che portano alla malattia conclamata. Per parafrasare, sarebbe come se una persona è geneticamente soggetta a sviluppare il cancro ai polmoni e fuma tre pacchetti di sigarette al giorno. Questo stile di vita non fa altro che aumentare incredibilmente il rischio di sviluppare quella forma di cancro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alla ricerca di una cura per la celiachia</h2>



<p>Chiunque riceva una diagnosi di <strong>celiachia</strong>, soprattutto se ha una minima familiarità con la tecnologia e Internet, compie quasi inevitabilmente lo stesso gesto: aprire Google e digitare frasi come <em>“cura definitiva per la celiachia”</em>, <em>“si può guarire dalla celiachia?”</em>, <em>“vaccino contro il glutine”</em>, oppure <em>“enzimi per mangiare alimenti con glutine senza star male”</em>.</p>



<p>È una reazione naturale: si cerca una via d’uscita, una soluzione, un rimedio che consenta di tornare a una vita normale, dove una pizza o un piatto di pasta non rappresentino un potenziale pericolo per la salute.</p>



<p>Purtroppo, ad oggi, <strong>non esiste una cura definitiva per la celiachia</strong>: l’unico trattamento efficace è la <strong>dieta rigorosamente priva di glutine</strong>, da seguire per tutta la vita. Tuttavia, la ricerca scientifica è molto attiva, e negli ultimi anni si sono moltiplicate le sperimentazioni su <strong>farmaci enzimatici</strong>, <strong>vaccini</strong> e <strong>terapie cellulari</strong> che potrebbero un giorno affiancare, o forse sostituire, la dieta gluten free.</p>



<p>Questa costante ricerca di soluzioni dimostra quanto sia diffusa, e spesso sottovalutata, la <strong>necessità di strumenti pratici, immediati e affidabili</strong> per rilevare il glutine negli alimenti prima di consumarli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le strade della ricerca: farmaci in arrivo per la celiachia?</h2>



<p>Sebbene la celiachia oggi non abbia una cura definitiva, la comunità scientifica è al lavoro su diverse terapie sperimentali che potrebbero, in futuro, cambiare radicalmente la gestione della malattia. Dai farmaci inibitori, agli enzimi digestivi, passando per terapie cellulari e modulatori intestinali, le strade battute dalla ricerca sono numerose e in fase di sviluppo. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>ZED1227 – Inibitore della transglutaminasi 2</strong></h3>



<p>Uno dei candidati più promettenti è <strong>ZED1227</strong>, un farmaco orale che blocca l’enzima <strong>transglutaminasi 2 (TG2)</strong>, centrale nell’attivazione della risposta autoimmune al glutine. Ha <strong>completato con successo la Fase 2a</strong> degli studi clinici, dimostrando di poter prevenire i danni alla mucosa intestinale nei soggetti celiaci.</p>



<p><em>Se, e sottolineiamo </em><strong><em>se</em></strong><em>,</em><em> la Fase 3 confermerà l’efficacia, potrebbe arrivare sul mercato non prima di </em><strong><em>5 anni</em></strong><em>.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pillola a base di anticorpi del tuorlo d’uovo</strong></h3>



<p>Questa pillola innovativa utilizza <strong>anticorpi estratti dal tuorlo d’uovo</strong> per legare il glutine direttamente nell’intestino, impedendone l’assorbimento e quindi la reazione immunitaria. Ha <strong>superato i test di sicurezza</strong>, e i primi studi clinici sull’efficacia inizieranno a breve.</p>



<p><em>Potrebbe diventare disponibile in circa </em><strong><em>4 anni</em></strong><em>, ma solo se supererà le successive fasi di sperimentazione.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Terapia cellulare con linfociti T regolatori (Treg)</strong></h3>



<p>Un approccio più radicale prevede l’uso di <strong>linfociti T regolatori ingegnerizzati</strong>, capaci di ripristinare la tolleranza al glutine senza sopprimere l’intero sistema immunitario. Attualmente la terapia è ancora in fase <strong>preclinica su modelli animali</strong>, con risultati promettenti.</p>



<p><em>In caso di successo, si parla comunque di </em><strong><em>almeno 10 anni</em></strong><em> prima di una possibile applicazione clinica.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Terapie enzimatiche (TAK-062, latiglutenasi)</strong></h3>



<p>Questi farmaci contengono <strong>enzimi che degradano il glutine</strong> nello stomaco prima che possa scatenare la risposta immunitaria. Sono pensati per essere assunti <strong>prima dei pasti</strong>. Il candidato TAK-062 è in <strong>Fase 1</strong>, mentre altre formulazioni sono più avanti.</p>



<p><em>Tempistiche stimate: </em><strong><em>7 anni</em></strong><em> prima di un eventuale lancio commerciale.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Larazotide acetato – Barriera intestinale sotto controllo</strong></h3>



<p>Larazotide agisce sulle <strong>giunzioni strette</strong> dell’epitelio intestinale, riducendo la <strong>permeabilità intestinale</strong> e impedendo al glutine di superare la barriera e attivare il sistema immunitario. È già in <strong>Fase 3</strong>, con dati promettenti.</p>



<p><em>Se confermato, potrebbe essere disponibile entro </em><strong><em>4 anni</em></strong><em>.</em></p>



<p>Queste terapie non sono ancora approvate, ma alimentano la speranza in una futura <strong>gestione farmacologica della celiachia</strong>, che potrebbe affiancare, o forse un giorno sostituire, la rigida dieta senza glutine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sunto della situazione: tra attese, ignoranza e rischio quotidiano</h2>



<p>Se siete arrivati fin qui, avrete capito una cosa fondamentale: <strong>le cure per la celiachia sono ancora lontane</strong>. I farmaci in via di sviluppo promettono molto, ma sono ancora nella fase della sperimentazione clinica. E ogni promessa è accompagnata da un enorme “<strong>SE</strong>”: se funzioneranno, se saranno sicuri, se supereranno tutte le fasi, <strong>forse</strong> arriveranno sul mercato <strong>tra 4, 5, 10 anni</strong>.</p>



<p>Nel frattempo, per milioni di persone, l’unica soluzione concreta resta una sola: <strong>seguire una dieta completamente priva di glutine</strong>. Ed è qui che si apre un secondo, drammatico capitolo: <strong>quello della contaminazione accidentale</strong>.</p>



<p>A chi vive con la celiachia è capitato — troppe volte — di andare in un ristorante e, alla fatidica domanda “siete attrezzati per i celiaci?”, sentirsi rispondere con leggerezza:</p>



<p><strong>“Ma lei… quanto è celiaco?”</strong></p>



<p>Una frase di &#8220;pecoroni&#8221;, completamente inadatti al ruolo che svolgono, che suona come una pugnalata, ma soprattutto dimostra <strong>una pericolosa ignoranza</strong>. Perché la celiachia <strong>non ha gradi</strong>: non esiste il “poco” o il “tanto” celiaco. La celiachia è una <strong>condizione autoimmune sistemica</strong>: <strong>o sei celiaco, o non lo sei</strong>. Un solo errore, una sola contaminazione, può causare giorni, se non settimane di disturbi intestinali, infiammazione sistemica, carenze nutrizionali, stanchezza cronica. E nei soggetti più sensibili, le conseguenze possono essere <strong>gravissime</strong>.</p>



<p>Chi opera nel settore della <strong>ristorazione</strong> ha una responsabilità enorme. E con l’aumento esponenziale di <strong>intolleranze alimentari, allergie e patologie genetiche</strong> — dalla celiachia al <strong>favismo</strong> — non può più permettersi di ignorare queste condizioni.</p>



<p>Pensate a chi soffre di <strong>favismo</strong>, una malattia genetica causata da <strong>carenza dell’enzima G6PD</strong>, che rende i globuli rossi fragili allo stress ossidativo. Se una persona affetta da favismo ingerisce <strong>fave</strong> o derivati, può andare incontro a una <strong>crisi emolitica acuta</strong>: i globuli rossi si distruggono in massa (emolisi), portando, nei casi più gravi, a <strong>insufficienza renale, collasso cardiocircolatorio e morte</strong> se non si procede immediatamente ad una trasfusione.</p>



<p><strong>Non è una questione di preferenze alimentari come i più sciocchi pensano. Non è una moda di mangiare senza glutine per il celiaco. È una questione di salute pubblica</strong>!</p>



<p>Serve formazione e consapevolezza comprovata, altrimenti niente licenza per somministrazione di cibi e bevande.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br><strong>Perché serve un rilevatore oggettivo: monitorare le contaminazioni è una necessità, non un lusso</strong></h2>



<p>Tornando al caso della celiachia, nel mondo reale, convivere con la celiachia significa dover <strong>affidare la propria salute a chi cucina per noi</strong>. Ma chi soffre di celiachia sa bene che entrare in un ristorante è spesso un vero <strong>atto di fiducia</strong>. Ci si affida alla buona volontà, alla formazione, e in molti casi, diciamolo, all’onestà del personale. Alcuni ristoratori preferiscono, <strong>coscienziosamente</strong>, rinunciare a un cliente celiaco per evitare rischi. Altri, purtroppo, <strong>forniscono rassicurazioni solo per guadagnare qualche euro in più</strong>, senza avere alcuna reale competenza su <strong>glutine, contaminazioni crociate e sicurezza alimentare</strong>.</p>



<p>Ed è proprio in queste situazioni che nasce il bisogno di uno strumento affidabile, oggettivo, rapido.</p>



<p>Non sorprende che le ricerche online di chi vive con la celiachia contengano sempre più spesso frasi come: <em>“come sapere se un alimento contiene glutine”</em>, <em>“analizzatore alimenti glutine”</em>, <em>“rilevatore glutine al ristorante”</em>.</p>



<p>Il bisogno è chiaro: si cerca <strong>un dispositivo tascabile</strong> in grado di analizzare il cibo direttamente a tavola, <strong>fornendo un risultato attendibile in pochi secondi</strong>, espresso in <strong>parti per milione (ppm)</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa significa “ppm” e perché è così importante per i celiaci?</strong></h3>



<p>L’unità di misura <strong>ppm</strong> (parti per milione) è comunemente utilizzata per esprimere concentrazioni <strong>estremamente basse</strong> di una sostanza all’interno di un’altra. Nel caso della celiachia, indica <strong>quanti milligrammi di glutine</strong> sono presenti in un chilogrammo di alimento.</p>



<p>Ad esempio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>20 ppm di glutine</strong> significano <strong>20 milligrammi di glutine per ogni chilo di cibo</strong></li>



<li>In termini percentuali, equivale a <strong>0,002% di concentrazione</strong></li>
</ul>



<p>È proprio questa la soglia che <strong>definisce un alimento “senza glutine” secondo la normativa europea ed internazionale</strong>.</p>



<p>Eppure, <strong>superare i 20 ppm può già scatenare una risposta immunitaria nei soggetti celiaci</strong>, con conseguenze anche gravi.</p>



<p>Ecco perché <strong>monitorare in modo oggettivo la presenza di glutine non è una fissazione da salutisti</strong>, ma una <strong>necessità clinica e pratica</strong>, soprattutto quando ci si trova in ambienti non controllati, come bar, ristoranti, mense o durante i viaggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br><strong>Lo stato attuale della tecnologia: sensori chimici, buoni ma (ancora) poco pratici</strong></h2>



<p>Ad oggi (maggio 2025), <strong>il mercato offre alcune soluzioni per rilevare il glutine negli alimenti</strong>, principalmente basate su <strong>test immunochimici</strong>. Questi dispositivi utilizzano <strong>anticorpi specifici per il glutine</strong>, integrati in capsule monouso contenenti reagenti chimici. Il funzionamento è semplice nella teoria: si inserisce un piccolo campione di alimento all’interno della capsula, si chiude il contenitore, il dispositivo macina il campione e lo mescola ai reagenti.</p>



<p>Se il glutine è presente, avviene una reazione che viene rilevata otticamente e tradotta in un <strong>risultato visivo</strong> (ad esempio, un’icona o un messaggio sul display).</p>



<p>Tuttavia, nonostante l’efficacia del principio immunologico, <strong>questi strumenti presentano alcune criticità pratiche</strong>, soprattutto per chi vorrebbe farne <strong>uso quotidiano</strong> o portarlo <strong>sempre con sé al ristorante</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Costo delle capsule monouso</strong>: ogni test richiede una capsula singola che costa circa <strong>4 euro</strong>. Questo significa che, per testare un primo piatto, un secondo e un contorno, il costo complessivo della verifica salirebbe a circa <strong>12 euro a pasto</strong>, senza contare eventuali assaggi, antipasti misti o dolci.</li>



<li><strong>Tempi di attesa</strong>: il processo chimico richiede tempo per completarsi. In media, <strong>il risultato arriva dopo 2-4 minuti</strong>, che possono diventare scomodi se si sta cenando fuori casa, magari in compagnia o in contesti veloci come mense e buffet.</li>
</ul>



<p>In sintesi, i dispositivi oggi disponibili sono <strong>scientificamente solidi</strong>, ma <strong>logisticamente e economicamente poco sostenibili</strong> per un utilizzo frequente. Servirebbe una soluzione <strong>più economica, veloce e riutilizzabile</strong>, in grado di rilevare il glutine <strong>senza consumabili monouso</strong> e con una <strong>risposta quasi immediata</strong>.</p>



<p>È proprio su questo bisogno concreto che si innesta il progetto <strong>SpectraScan Gluten</strong>, che approfondiremo nei prossimi paragrafi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso una soluzione ottica, riutilizzabile e accessibile</h2>



<p>Chi mi segue da tempo forse ricorderà la serie di articoli in cui parlavo del mio progetto sul <strong>divisore automatico per la raccolta differenziata</strong>, un sistema basato su <strong>intelligenza artificiale</strong>, <strong>computer vision</strong> e <strong>spettroscopia</strong> per identificare i materiali in tempo reale.</p>



<p>Proprio durante lo sviluppo di quel progetto, mi sono posto una domanda tanto semplice quanto importante:</p>



<p><strong>E se la spettroscopia potesse essere usata anche per identificare il glutine nei cibi?</strong></p>



<p>In effetti, il glutine è una composto, o meglio, un insieme di proteine; e come ogni composto chimico interagisce con la <strong>luce</strong> in modi specifici e misurabili. Da qui è nata l’idea di esplorare una tecnologia in grado di <strong>rilevare il glutine in modo ottico</strong>, senza ricorrere a reagenti chimici o capsule monouso, e soprattutto in <strong>pochi secondi</strong>.</p>



<p>Mi sono affidato a fonti scientifiche, pubblicazioni e, sì, anche a <strong>ChatGPT</strong>. Il risultato delle ricerche è stato sorprendente:</p>



<p><strong>la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIR)</strong> può effettivamente essere utilizzata per <strong>rilevare il glutine</strong> all’interno di alimenti, specialmente quando associata a <strong>modelli chemometrici avanzati</strong> come la regressione PLS (Partial Least Squares).</p>



<p>Questa intuizione ha dato il via a quello che oggi è un progetto concreto, ambizioso e già in fase di sviluppo: <strong>SpectraScan Gluten</strong>, il primo <strong>rilevatore tascabile e riutilizzabile</strong> per la misura ottica del glutine nei cibi, progettato per i celiaci e pensato per essere utilizzato <strong>fuori casa, in autonomia e senza costi ricorrenti</strong>. Naturalmente non mi sbilancio prima di aver condotto delle prove concrete, però gli elementi teorici sono molto incoraggianti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SpectraScan Gluten: la tecnologia ottica che rileva il glutine in pochi secondi</h2>



<p>La <strong>spettroscopia NIR</strong> è una tecnica avanzata che analizza il modo in cui la luce interagisce con la materia. Ogni composto, incluso il glutine, assorbe e riflette la luce in maniera diversa a seconda della propria struttura chimica. Utilizzando un <strong>micro-spettrometro miniaturizzato</strong>, SpectraScan Gluten acquisisce lo <strong>spettro di riflettanza diffusa</strong> della superficie dell’alimento da analizzare.</p>



<p>A quel punto entra in gioco un <strong>modello matematico di tipo chemometrico</strong>, più precisamente una <strong>regressione PLS (Partial Least Squares)</strong>, che interpreta lo spettro e lo traduce in un dato numerico: la <strong>concentrazione di glutine</strong>, espressa in <strong>parti per milione (ppm)</strong>.</p>



<p>In questo modo, SpectraScan Gluten sarà in grado di rilevare in pochi secondi se un alimento contiene più o meno del limite critico di <strong>20 ppm</strong>, ovvero la soglia oltre la quale un alimento non può più essere considerato “senza glutine” secondo le normative internazionali.</p>



<p>Il tutto <strong>senza sostanze chimiche, senza capsule da smaltire</strong>, e con un dispositivo <strong>tascabile, leggero, semplice da usare</strong>, pensato per chi, come me e altri milioni di persone, vive la celiachia ogni giorno e vuole maggiore autonomia e sicurezza quando mangia <strong>fuori casa</strong>.</p>



<p>La spettroscopia NIR viene inoltre già utilizzata per valutare la freschezza degli alimenti. Questo è solamente un altro approccio di utilizzo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tecnologia aperta, ma tutelata: ecco come sarà condiviso il progetto</h2>



<p>Credo profondamente che l’innovazione debba essere <strong>accessibile e condivisa</strong>, soprattutto quando può migliorare concretamente la qualità della vita di milioni di persone.</p>



<p>Per questo motivo, <strong>la documentazione tecnica e i vari paper su cui si poggia la teoria alla base di  SpectraScan Gluten saranno resi pubblici</strong>, ma <strong>solo dopo l’immissione sul mercato del primo modello</strong>. La condivisione avverrà sotto una <strong>licenza di tipo BSL (Business Source License)</strong> o simile, che <strong>consente l’uso personale o di ricerca</strong>, ma <strong>impedisce ogni forma di utilizzo commerciale non autorizzato</strong>.</p>



<p>In altre parole, chiunque: sviluppatori, maker, associazioni, studenti, potrà <strong>studiare, replicare e persino migliorare il dispositivo per scopi non commerciali</strong>, ma <strong>non potrà venderlo</strong> o sfruttarlo a fini di lucro senza un accordo formale. Tanto per dire che non sono disposto a perdere ogni giorno ore di sonno, per far arrivare il primo produttore a rubare l&#8217;idea del prodotto per farsi ancora più ricco&#8230;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come funzionerà SpectraScan Gluten nella pratica?</strong></h3>



<p>Il funzionamento è semplice e pensato per l’uso quotidiano da parte dei celiaci.</p>



<p>Basta <strong>appoggiare il sensore su vari punti della superficie dell’alimento</strong> ed effettuare <strong>più scansioni</strong> per ottenere un quadro completo.</p>



<p>Essendo una tecnologia ottica basata su <strong>riflettanza NIR</strong>, la spettroscopia è <strong>sensibile solo ai primi millimetri della superficie</strong>: non può “vedere dentro” un alimento chiuso.</p>



<p>Se ad esempio volete controllare un <strong>raviolo ripieno</strong>, è fondamentale <strong>tagliarlo</strong> e analizzarne anche il contenuto interno. Questo piccolo gesto può fare la differenza tra un pasto sicuro e un errore pericoloso.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Precisione e riutilizzabilità</strong></h3>



<p>SpectraScan Gluten è progettato per essere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riutilizzabile un numero virtualmente illimitato di volte</strong>, senza consumabili;</li>



<li><strong>Rapido</strong>: restituisce i risultati in pochi secondi;</li>



<li><strong>Preciso</strong>, con una sensibilità stimata di <strong>±2–3 ppm</strong> nel range più critico per i celiaci: <strong>tra 5 e 30 ppm</strong>.</li>
</ul>



<p>Questo significa poter rilevare in tempo reale se un alimento supera la soglia di sicurezza dei <strong>20 ppm</strong>, riconosciuta a livello europeo come limite massimo per poter definire un prodotto “senza glutine”.</p>



<p>Naturalmente come già detto potrà rilevare il contenuto di glutine nei primi 2 mm dell&#8217;alimento analizzato pertanto è chiaro che non verrà commercializzato come dispositivo medico ma come uno strumento di supporto informativo alla scelta alimentare e alle linee guida dell&#8217;Associazione Italiana Celiachia (AIC), ma potrà sicuramente fornire un&#8217;indicazione aggiuntiva per conferire una maggior tranquillità psicologica al celiaco che si appresta a consumare il pasto. <br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni: innovazione reale per chi vive la celiachia ogni giorno</h2>



<p>La <strong>spettroscopia NIR</strong>, finora riservata a laboratori e applicazioni industriali, può oggi essere portata nel quotidiano di milioni di persone celiache.</p>



<p>Con <strong>SpectraScan Gluten</strong> stiamo trasformando una tecnologia avanzata in uno <strong>strumento tascabile</strong>, preciso, rapido e <strong>accessibile</strong>, progettato per migliorare in modo concreto la <strong>sicurezza alimentare delle persone affette da celiachia</strong>.</p>



<p>Questo progetto non è solo una sfida tecnologica, ma un gesto di responsabilità verso una comunità che oggi vive con limitazioni, incertezza e rischi costanti ogni volta che si siede a tavola fuori casa.</p>



<p>Se sei un paziente, un genitore, un medico, uno sviluppatore, un divulgatore, un investitore, un giornalista o semplicemente qualcuno che crede nell’<strong>innovazione a impatto sociale</strong>, ti invito a seguire da vicino il percorso di <strong>SpectraScan Gluten</strong>.</p>



<p><strong>Nei prossimi mesi</strong> condividerò aggiornamenti, prototipi e risultati reali. E quando sarà il momento, renderò pubblica la documentazione per permettere ad altri di imparare, replicare e contribuire.</p>



<p>Vuoi ricevere aggiornamenti, scrivere un articolo o entrare in contatto per una partnership?</p>



<p>Scrivimi al mio indirizzo personale <a href="mailto:info@simonerenzi.com">info@simonerenzi.com</a> oppure all&#8217;indirizzo email aziendale <a href="mailto:info@renor.it">info@renor.it</a>.</p>



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		<title>Raspberry PI4 &#8211; Prezzi alle stelle!</title>
		<link>https://renor.it/blog/hardware-maker-innovazione/raspberry-pi4-prezzi-alle-stelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2022 21:28:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hardware, Maker & Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Pandemia da Covid ha prodotto quella che è stata soprannominata &#8220;la crisi del silicio&#8221;. Alcuni componenti elettronici come i processori sono stati introvabili per diversi mesi, e le poche provviste giunte a destinazione delle case produttrici di Hardware hanno (giustamente) deciso di dedicarle alle aziende. Il mercato consumer ha visto incrementare i costi di queste [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Pandemia da Covid ha prodotto quella che è stata soprannominata <em>&#8220;la crisi del silicio&#8221;</em>. Alcuni componenti elettronici come i processori sono stati introvabili per diversi mesi, e le poche provviste giunte a destinazione delle case produttrici di Hardware hanno (giustamente) deciso di dedicarle alle aziende. Il mercato consumer ha visto incrementare i costi di queste periferiche in modo vertiginoso, ma a differenza di altre case costruttrici di Hardware Raspberry ritengo abbia veramente esagerato.</p>
<p>Ho personalmente messo in pausa tutti i progetti su cui volevo lavorare per protesta, nell&#8217;attesa che si torni ad una normalità, anche perché la filosofia della Raspberry Foundation è stata sempre quella di fornire un micro-computer ad un prezzo contenuto.</p>
<p>Alla data di oggi (19 Agosto 2022) il costo del Raspberry PI4 da 8Gb di RAM ammonta a 239 euro, nella versione base, ovvero senza il kit fornito a corredo che include Cover, alimentatore, Micro SD ecc. Stiamo parlando di 239 per il solo Raspberry PI al quale dovremo aggiungere un alimentatore, la micro SD, Mouse e tastiera per chi ne é sprovvisto e si salirà facilmente a 300 euro.</p>
<p>Lo stesso prodotto da 4Gb 2 anni fa non arrivava a costare 90 euro.</p>
<p>Come dicevo ho fermato i miei progetti perché è inutile mettersi a sviluppare apparati che poi non avranno mercato! Ultimamente stavo lavorando ad un sistema di rilevamento dei gatti. Chi ha un giardino sa bene che se si vive in una zona dove la specie felina prolifera, diviene un grosso problema tenere il prato in ordine. I gatti prediligono un bel manto d&#8217;erba per poter fare i loro bisogni. Il problema è che questi creano buche, provocano l&#8217;essiccamento dell&#8217;erba e soprattutto un odorino molto fastidioso. L&#8217;idea era dunque quella di creare un sistema con la computer vision che identificasse il gatto che ha varcato la soglia di sicurezza e lo innaffiasse con un piccolo getto d&#8217;acqua. Naturalmente nulla di estremo, soprattutto nel rispetto dei nostri amici animali, solo un piccolo avvertimento per fargli capire che quella non è la zona giusta per deporre i suoi bisognini. Sarebbe stato interessante provare a commercializzare una beta, perché è un prodotto nuovo che non esiste sul mercato e soprattutto sarebbe in grado di capire (in uno scenario misto umani-gatti) che gli umani non devono essere presi di mira ma i gatti si.</p>
<p>Un progetto del genere richiede come hardware: un Raspberry PI4 con almeno 4Gb di RAM visto che gli algoritmi di Computer Vision sono abbastanza pesantucci da far girare per l&#8217;elaborazione di video in tempo reale, una camera notturna, supporti per il sistema di puntamento, una piccola elettropompa, un getto, 2 motori per il sistema di puntamento, la stampa 3D dei supporti per il sistema di puntamento e la scatola contenitrice dell&#8217;apparato, la stampa 3D degli ingranaggi , fili elettrici, connettori, guarnizioni di tenuta, ecc. richiederebbe un investimento di non meno di 400 euro con i prezzi odierni del Raspberry. A questo vanno sommati almeno 2 mesi di sviluppo della parte software.</p>
<p>Nasce spontanea una domanda&#8230; A quanto dovrei vendere questo prototipo? Almeno a 600€. E chi li spenderebbe?</p>
<p>Ritengo difficile che ci possa essere qualcuno interessato ad acquistare un sistema del genere ad una cifra così alta. Pertanto resterò paziente ad aspettare che i prezzi tornino quelli che erano una volta. La Raspberry Foundation ha confermato che i prezzi dovrebbero tornare alla norma a partire da Settembre&#8230; Staremo in religioso silenzio ad attendere che questo accada.</p>
<p>Avendo amici e colleghi che operano nel mio stesso settore anche loro sono lì fermi. Grazie a Dio non ci mancano i 250 euro per comprare un Raspberry, il discorso è però legato ad un&#8217;ottica di &#8220;principio&#8221;. Un&#8217;azienda che si dice vicina alla Community di sviluppatori e di creator, non può proporre prezzi del genere! Chi lavora nell&#8217;ambito informatico sa a cosa faccio riferimento. Voglio dire a 239€ oggi si compra un Notebook sicuramente non eccessivamente performante ma che include tastiera, touchpad e monitor (<a href="https://www.mediaworld.it/it/product/_asus-cx1500cna-br0070-156-in-processore-intelr-celeronr-intel-hd-graphics-500-4-gb-emmc-silver-174704.html">controllate voi stessi cliccando su questo link</a>)</p>
<p>Nel campo informatico si è sempre respirata nell&#8217;ambito delle Community il profumo dell&#8217;etica. Nelle Community di sviluppatori spesso ci si aiuta per il gusto di condividere le proprie conoscenze con gli altri. Se non so una cosa me la spieghi, domani potresti avere tu bisogno di me e contraccambierò. Le aziende che si avvicinano alle community di sviluppatori sono di norma imprese che vanno sì a guardare il guadagno, ma non lo fanno in modo sfacciato perché di norma i Founder di queste aziende sono persone che vengono dalle Community&#8230; Sono dei nostri. Non ci si aspetterebbe di osservare comportamenti da &#8220;Scaltro imprenditore&#8221;.</p>
<p>Prima di gettare benzina sul fuoco è comunque il caso di attendere e vedere se la Raspberry Foundation manterrà la parola data, tornando a vendere i loro prodotti ai prezzi a cui tutti eravamo abituati.</p>


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		<title>Raspberry Pi400: ottimo per progettare</title>
		<link>https://renor.it/blog/hardware-maker-innovazione/raspberry-pi400-ottimo-per-progettare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2022 20:58:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hardware, Maker & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[raspberry]]></category>
		<category><![CDATA[raspberry PI400]]></category>
		<category><![CDATA[renor]]></category>
		<category><![CDATA[renor & partners]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con questo articolo voglio presentarvi un nuovo giocattolo targato Rapsberry Foundation: il PI400. Tutto quello che serve come piattaforma di test dentro una tastiera, comoda, resistente, pratica e veloce da utilizzare. Si collega alimentazione, un monitor tramite il cavo HDMI in dotazione e si può cominciare subito a progettare e testare. È pratico perché non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con questo articolo voglio presentarvi un nuovo giocattolo targato Rapsberry Foundation: il PI400.</p>
<p>Tutto quello che serve come piattaforma di test dentro una tastiera, comoda, resistente, pratica e veloce da utilizzare. Si collega alimentazione, un monitor tramite il cavo HDMI in dotazione e si può cominciare subito a progettare e testare.</p>
<p>È pratico perché non c&#8217;é più bisogno di avere un raspberry in mezzo alla scrivania con 12000 fili e periferiche attaccate, è tutto concentrato lì. Un mini computer all&#8217;interno di una semplice tastiera, con collegamenti GPIO per poter provare il nostro codice esportarlo nel main project et voilà, il gioco è fatto!</p>
<h2>Come si presenta</h2>
<p>Il Raspberry PI400 si presenta come una semplice tastiera, viene fornito con alimentatore, cavo HDMI per la connessione ad un monitor, scheda SD, alimentatore e Mouse. Per cominciare a giocarci basta scaricare dal sito ufficiale il nuovo Raspberry OS (Raspbian è stato dismesso) ed in poco tempo, ci troviamo con un computer Linux perfettamente funzionante. Sul retro sono posizionate le porte USB, scomode per chi usa il mouse con la mano destra (praticamente per la maggior parte delle persone) specialmente con il mouse in dotazione che non ha un cavo lunghissimo, ma i progettisti avrebbero dovuto mettere sottosopra tutte le piste per poter modificare la posizione delle porte&#8230; Poco male.</p>
<p>I colori sono quelli tipici del raspberry cover tastiera e tasti bianchi e fondo color rosso. Le plastiche nonostante ad un primo sguardo possano sembrare di qualità discutibile sono invece molto resistenti.</p>
<h3>Concepito per essere aperto</h3>
<p>Nel Raspberry PI400 non ci sono viti, tutto è pensato per essere disassemblato nel più breve tempo possibile. Solo all&#8217;interno c&#8217;è una piastra ancorata in ferro che funge sia da supporto per migliorare la rigidità del dispositivo, sia come dissipatore di calore. Non ci sono infatti ventole, per questo motivo non emette alcun tipo di rumore. Ci si sta muovendo sempre più verso un&#8217;ottica Fan-free. Anche nei nuovi portatili Apple con Chip M1 è completamente assente la ventola.</p>
<h3>GPIO Expansion Bay per PI400</h3>
<p>Torna molto utile acquistare su Amazon questa Expansion Bay per GPIO a <a href="https://www.amazon.it/IBest-Waveshare-Raspberry-Color-Coded-Expansion/dp/B08SK3J5W2/ref=sr_1_9?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=1KLC3N1KI7ZTZ&amp;keywords=raspberry+pi+400&amp;qid=1660942322&amp;sprefix=raspberry+%2Caps%2C170&amp;sr=8-9">questo link</a> che permette di effettuare i collegamenti in modo comodo, senza dover operare sui pin del PI400 che sono posizionati all&#8217;interno di un incavo non proprio semplice da raggiungere.</p>
<p>Diviene in questo modo molto semplice collegare qualsiasi tipo di sensore esterno.</p>
<h2>Hardware</h2>
<p>A livello Hardware è praticamente identico al Raspberry PI4 da 4Gb eccetto che per le dimensioni ovviamente.</p>
<ul>
<li>Broadcom BCM2711 quad-core Cortex-A72 (ARM v8) 64-bit SoC @ 1.8GHz</li>
<li>4GB LPDDR4-3200</li>
<li>Dual-band (2.4GHz and 5.0GHz) IEEE 802.11b/g/n/ac wireless LAN</li>
<li>Bluetooth 5.0, BLE</li>
<li>Gigabit Ethernet</li>
<li>2 × USB 3.0 and 1 × USB 2.0 ports</li>
<li>Horizontal 40-pin GPIO header</li>
<li>2 × micro HDMI ports (supports up to 4Kp60)</li>
<li>H.265 (4Kp60 decode); H.264 (1080p60 decode, 1080p30 encode); OpenGL ES 3.1, Vulkan 1.0</li>
<li>MicroSD card slot</li>
<li>78- or 79-key compact keyboard (dipende dalle varianti linguistiche)</li>
<li>5V DC via connettore USB-C</li>
<li>Temperatura di operabilità: 0°C to +50°C ambient</li>
<li>Dimensioni 286 mm × 122 mm × 23 mm</li>
</ul>
<div id="attachment_111" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-111" class="size-large wp-image-111" src="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/pi400-gpio-1024x768.jpeg" alt="Raspberry PI400 GPIO extender" width="1024" height="768" /><p id="caption-attachment-111" class="wp-caption-text">Raspberry PI400 GPIO extender</p></div>
<p>Sinceramente ho apprezzato molto questo prodotto che mi ha permesso di risparmiare molto tempo nella fase di prototipazione dei miei progetti con Raspberry PI. Lo consiglio vivamente a tutti i progettisti che lavorano con questo strumento.</p>


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		<title>Prototipazione e Stampa 3D, che accoppiata!</title>
		<link>https://renor.it/blog/hardware-maker-innovazione/prototipazione-e-stampa-3d-accoppiata-vincente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2022 19:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hardware, Maker & Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[DOMO]]></category>
		<category><![CDATA[filamento]]></category>
		<category><![CDATA[resina]]></category>
		<category><![CDATA[rilevamento presenze]]></category>
		<category><![CDATA[stampa 3D]]></category>
		<category><![CDATA[stampante a resina]]></category>
		<category><![CDATA[stampante fdm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la tecnologia di oggi, il processo di stampa 3D è diventato più facile che mai. Ci sono stampanti 3D per tutte le tasche ed anche le economiche promettono ottimi risultati se impostate in maniera corretta e seguendo i giusti accorgimenti. Esistono stampanti 3D che sfruttano diverse tecnologie ma, soprattutto a livello consumer, si fa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/hardware-maker-innovazione/prototipazione-e-stampa-3d-accoppiata-vincente/">Prototipazione e Stampa 3D, che accoppiata!</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la tecnologia di oggi, il processo di stampa 3D è diventato più facile che mai. Ci sono stampanti 3D per tutte le tasche ed anche le economiche promettono ottimi risultati se impostate in maniera corretta e seguendo i giusti accorgimenti.</p>
<p>Esistono stampanti 3D che sfruttano diverse tecnologie ma, soprattutto a livello consumer, si fa uso di due tecnologie in particolare: stampa a resina e stampa a filamento (FDM).</p>
<p>La stampante a resina utilizza un composto a base di polimeri che si solidificano quando vengono irradiati da raggi ultravioletti. Un illuminatore UV proietta raggi UV su uno schermo LCD monocromatico ad alta risoluzione. La resina si attacca alla superficie di costruzione, uno step-motor la rimuove dal FEP e procede con lo strato successivo.</p>
<p>Nelle stampanti a Resina il materiale è pressoché invariabile. Nelle stampanti FDM invece le bobine possono essere di materiali diversi: PLA, Nylon, ABS, PETG, ecc. Ognuno di questi materiali ha delle proprietà fisiche diverse.</p>
<p>Le stampanti FDM sono quelle che si prestano meglio alla prototipazione di tipo meccanico, elettrico e industriale in genere grazie all&#8217;elevata resistenza delle parti stampate.</p>
<p>Di fatto, stampando due oggetti uguali sulle due stampanti e provando a far cadere da una certa altezza questi oggetti, la stampa a resina è più simile alla porcellana che non alla plastica. Le stampe FDM (se stampate in modo solido) sono molto resistenti e possono essere utilizzate per prototipare parti meccaniche.</p>
<p>Sono un fiero possessore di 5 stampanti 3D di cui 2 a resina, 2 FDM e l&#8217;ultima è una multifunzione che permette di cambiare strumento per la fresatura o per il taglio laser.</p>
<h2>A cosa può servire la stampa 3D?</h2>
<p>Alcuni esempi&#8230;</p>
<p>A riparare parti meccanica rotte. Proprio di recente ho ricostruito il meccanismo di chiusura della mia lavastoviglie che si era rotto.<br />
Ad inventarne di nuove. Hai bisogno di un portapenne? A che serve uscire di casa? Disegnalo come più ti piace e stampalo con neanche 1€ di materiale.</p>
<p>Gli utilizzi professionali naturalmente sono diversi. Andiamo a vederne qualcuno&#8230;</p>
<h3>Progettazione di DOMO</h3>
<div id="attachment_29" style="width: 810px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-29" class="wp-image-29 size-full" src="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/domo-3d-project.jpg" alt="DOMO 3D Project" width="800" height="500" srcset="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/domo-3d-project.jpg 800w, https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/domo-3d-project-300x188.jpg 300w, https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/domo-3d-project-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-29" class="wp-caption-text">Progetto Fusion 360 di DOMO</p></div>
<p>Nell&#8217;immagine è mostrato il contenitore anti-acqua dell&#8217;elettronica di DOMO. Il nostro <a href="https://renor.it/consulenza-informatica">prototipo di remotazione IoT per strutture ricettive</a>.</p>
<p>È facilmente identificabile al centro l&#8217;area di alloggio per un Raspberry PI4, due fori per l&#8217;inserimento di connettori water-proof e il foro per il pulsante di alimentazione della centralina. Sui lati sono presenti gli scassi per l&#8217;inserimento delle guarnizioni di tenuta dell&#8217;acqua.</p>
<p>Anche le guarnizioni possono essere tranquillamente stampate in 3D utilizzando un filamento apposito il cui materiale prende il nome di TPU.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Progettazione modulo di rilevamento presenze</h3>
<p><img decoding="async" class="wp-image-30 size-full alignnone" src="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/project-rilevamento-presenze.jpg" alt="" width="800" height="500" srcset="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/project-rilevamento-presenze.jpg 800w, https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/project-rilevamento-presenze-300x188.jpg 300w, https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/project-rilevamento-presenze-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Stiamo attualmente lavorando a questo progetto da fornire in comodato d&#8217;uso alle medie e grandi aziende che aderiscono ai nostri servizi di consulenza del lavoro. Si tratta di un modulo per il rilevamento delle presenze aziendali basato sull&#8217;integrazione di un lettore RFID.<br />
I dipendenti, dotati del TAG RFID, potranno facilmente registrare i loro check-in e check-out passando il TAG vicino al lettore.<br />
In modo automatico verrà effettuata una chiamata API al nostro microservizio Cloud che registrerà la presenza del dipendente all&#8217;interno dei nostri database.</p>
<p>In questo modo l&#8217;elaborazione del cedolino sarà molto più veloce e non si creeranno ritardi nella loro consegna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>Come avete visto gli usi della stampa 3D sono veramente molteplici e limitati unicamente dalla fantasia di ognuno di noi.<br />
Continua a seguire i nostri articoli sul mondo della tecnologia.</p>
<p>&nbsp;</p>


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