<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Tecnologia, Società &amp; Futuro | RENOR &amp; Partners S.r.l.</title>
	<atom:link href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 20 Dec 2025 22:42:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Se non ti aggiorni sei destinato a chiudere</title>
		<link>https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/se-non-ti-aggiorni-sei-destinato-a-chiudere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 23:46:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia, Società & Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[automazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro analogico]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=244</guid>

					<description><![CDATA[<p>Molto spesso mi è capitato di mettermi seduto con imprenditori, presentare i miei servizi ed assistere a svariati comportamenti assunti dai miei interlocutori. C&#8217;è chi ascolta interessato, chi sembra che ti stia facendo un piacere a farsi spiegare come sia possibile abbassare i costi della sua impresa proponendogli soluzioni per fargli produrre di più, in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/se-non-ti-aggiorni-sei-destinato-a-chiudere/">Se non ti aggiorni sei destinato a chiudere</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Molto spesso mi è capitato di mettermi seduto con imprenditori, presentare i miei servizi ed assistere a svariati comportamenti assunti dai miei interlocutori.</p>
<p>C&#8217;è chi ascolta interessato, chi sembra che ti stia facendo un piacere a farsi spiegare come sia possibile abbassare i costi della <strong>sua</strong> impresa proponendogli soluzioni per fargli produrre di più, in meno tempo e a costo inferiore; e chi non ti lascia parlare perché da metalmeccanico improvvisamente si è trasformato in un informatico, passando per cloud architect e atterrando su sviluppatore di App. Un tuttologo onnisciente praticamente!</p>
<p>Io credo che alla base di tutto ci dovrebbe essere una consapevolezza dei propri limiti (che non è una forma di debolezza ma di forza e intelligenza), ascoltare con attenzione ciò che una persona che fa quel mestiere da 30 anni ha da raccontarti e cogliere le sfumature e le opportunità che possono essere aperte da quella conversazione. Non mi sognerei mai di sostituirmi ad un commercialista o ad un avvocato perché una volta ho scritto una lettera di lamentela.</p>
<p>Che tutto si stia muovendo verso la sfera del digitale e, nello specificom su internet lo do per assunto.</p>
<p>Sempre più aziende si stanno andando verso l&#8217;e-commerce per l&#8217;abbattimento dei limiti territoriali. Sempre più imprese stanno automatizzando processi aziendali perché comprendono che l&#8217;automazione non produce errori ed è in grado di elaborare immense quantità di dati in un click di mouse.</p>
<h2>C&#8217;è chi è radicato nelle sue convinzioni</h2>
<p>Ahimé ci sono persone che questa evidenza social-tecnologica non riescono a coglierla, oppure la rifiutano perché non la conoscono. Del resto mi metto nei panni di un imprenditore che ha costruito la sua fortuna negli anni 80, seguendo le dinamiche di quell&#8217;epoca ed è veramente difficile convincersi che il mondo è radicalmente cambiato in questi 40 anni. Eppure gli effetti si vedono dappertutto: nell&#8217;automotive con macchine che guidano da sole, nella fotografia, nella cinematografia, nei trasporti, nel commercio, nella pubblica amministrazione; scendendo più nel becero basta fare una passeggiata e guardarsi intorno: tutti con lo smartphone in mano&#8230; Ovunque!</p>
<p>Questo rifiuto nei confronti della tecnologia a livello di business però è molto pericoloso, specie in questa fase di avanzata transizione dal mondo analogico verso quello digitale, perché le altre aziende vanno avanti, si mettono al passo con i tempi, riescono a produrre di più a costi inferiori e di conseguenza anche il prodotto immesso sul mercato avrà una qualità superiore ad un costo inferiore.</p>
<h2>Mondo analogico vs. mondo digitale</h2>
<p>Per comprendere meglio questo passaggio possiamo portare l&#8217;esempio di un call center nel quale gli operatori telefonici cercano contatti sulle pagine gialle e di un altro call center che utilizza soluzioni automatiche.</p>
<p>Nel primo caso l&#8217;operatore deve cercare numeri sulle pagine gialle. Contattare il cliente, appuntarsi l&#8217;esito della chiamata. Ponendo che il cliente abbia chiesto un preventivo dovrà inoltrare la richiesta all&#8217;ufficio competente che impiegherà 30 minuti a preparare il preventivo per poi restituirlo all&#8217;operatore il quale si occuperà  di compilare una mail ed infine inviare il preventivo al cliente. Dovrà appuntarsi di richiamarlo e ricordare di contattarlo nuovamente in quella data e in quell&#8217;orario concordato.</p>
<p>Procedura macchinosa, inefficiente e con alta probabilità di commettere errori, dimenticare di effettuare richiamate o nel peggiore dei casi, richiamare aziende che sono già clienti per vendergli lo stesso servizio.</p>
<p>Veniamo al secondo caso&#8230; L&#8217;operatore lavora con un sistema automatico, il cliente richiede un preventivo, il preventivo viene fatto al telefono in modo automatico attraverso il software impostando banalissimi campi di parametri di calcolo e  il software genererà il PDF del preventivo e lo invierà automaticamente al cliente. A distanza di due giorni, senza che l&#8217;operatore faccia nulla il numero verrà riproposto all&#8217;operatore.</p>
<h3>Ed ora le domande di rito&#8230;</h3>
<h4><strong>Caso analogico</strong></h4>
<p><strong>Quanto tempo ho impiegato a servire le richieste dell&#8217;utente?</strong> Più di mezz&#8217;ora<br />
<strong>Quante risorse ho coinvolto?</strong> Almeno due risorse (l&#8217;operatore telefonico ed un addetto alla preparazione del preventivo)<br />
<strong>Qual è il rischio di dimenticare di chiamare alcuni clienti per la conferma del preventivo?</strong> Molto alto</p>
<h4><strong>Caso digitale</strong></h4>
<p><strong>Quanto tempo ho impiegato a servire le richieste dell&#8217;utente?</strong> Meno di un minuto<br />
<strong>Quante risorse ho coinvolto?</strong> L&#8217;operatore riempiendo i campi è stato in grado di generare un preventivo ed inoltrarlo automaticamente al cliente mentre era ancora al telefono.<br />
<strong>Qual è il rischio di dimenticare di chiamare alcuni clienti per la conferma del preventivo?</strong> Nessuno, il numero viene riproposto automaticamente dal sistema all&#8217;operatore e resterà attivo fin quando non verrà rilasciato un esito di termine del processo (positivo o negativo).</p>
<h2>Considerazioni sul caso d&#8217;uso e ROI</h2>
<p>Si evince molto facilmente che in una giornata lavorativa di 8 ore, se nel caso digitale la durata di ogni chiamata è decimata rispetto al caso analogico, nello stesso intervallo di tempo, un operatore sarà in grado di effettuare molte più chiamate; pertanto il primo ritorno di investimento è dato dall&#8217;aumento di produttività del singolo operatore. Se un operatore con un sistema automatico è in grado di effettuare il 300% di telefonate giornaliere in più, è lecito ritenere che dall&#8217;adozione di una soluzione automatica, ogni operatore produrrà l&#8217;equivalente di 3 operatori della soluzione analogica. Inoltre non sarà più necessario impiegare una risorsa con lo scopo di redigere preventivi. Il preventivo potrà essere compilato direttamente dall&#8217;operatore mentre si trova al telefono con il cliente. Per ultimo non c&#8217;è il rischio di commettere errori perché i computer sono degli stupidi veloci. Non hanno la capacità di prendere decisioni, ideare congegni o avere pensieri, ma sono molto veloci ed efficienti nell&#8217;effettuare le operazioni, prive di errori, per i quali sono stati programmati.</p>
<h2>Effetti sul mercato</h2>
<p>L&#8217;azienda che ha efficientato i suoi reparti con soluzioni automatiche, sarà in grado di produrre di più ad un costo inferiore. A questo punto la voce grossa è quella del mercato e l&#8217;imprenditore ha due strade davanti a sé da poter intraprendere.</p>
<ol>
<li>Mantenere inalterati i costi del prodotto che sono in linea con gli standard di mercato per fare più ricavo</li>
<li>Abbassare il prezzo di vendita del prodotto mantenendo la stessa marginalità precedente per aggredire il mercato con prezzi al pubblico più bassi ed aumentare il bacino di clienti.</li>
</ol>
<p>La prima soluzione a mio avviso è una soluzione attuabile da chi si è mosso già da tempo nella direzione dell&#8217;automazione dei comparti aziendali poiché man mano che il tempo scorre anche altre imprese più piccole si stanno muovendo nella stessa direzione e sono obbligate ad attuare la seconda politica imprenditoriale abbassando i prezzi per aggredire il mercato poiché necessitano di creare una clientela base. Questo fa sì che all&#8217;aumentare di nuove imprese concorrenti con prezzi più competitivi, il mercato di quel particolare prodotto subisca un calo di prezzo che determina una decrescita dei guadagni dell&#8217;azienda che ha attuato la prima scelta imprenditoriale e che si vedrà costretta ad abbassare i prezzi dei suoi prodotti per continuare ad essere concorrenziale sul mercato (passerà quindi alla seconda strada).</p>
<h2>Chi lavora ancora analogicamente?</h2>
<p>Chi lavora ancora con carta e penna è automaticamente fuori. Soluzioni di questo tipo non si tirano su in due giorni, anche perché per esperienza ho riscontrato che al di là di procedimenti standardizzati, ogni azienda ha il suo flusso di lavoro interno. Creare soluzioni informatiche Taylor Made richiede del tempo che è tanto più lungo tanto più è complesso il flusso di lavoro da automatizzare. Il rischio pertanto è che l&#8217;imprenditore si renda conto dell&#8217;errore e cerchi di correre ai ripari quando la situazione è ormai irrecuperabile. Del resto non potrà mai vendere un prodotto che paga 40 come costo di realizzazione a 35 quando i suoi concorrenti lo stanno vendendo già a 30 perché gli costa 10; e analizzando la questione dalla parte del mercato, se io cliente ho sempre comprato un prodotto da un&#8217;azienda a 40, non ci metterò molto a non comprarlo più da quell&#8217;azienda quando mi accorgerò che lo stesso prodotto lo posso pagare 30 da un&#8217;altra azienda.</p>
<p>Si assisterà dunque ad un&#8217;emorragia incontrollata di Clienti e quindi di flussi economici che sarà difficile riportare in quota se l&#8217;azienda non dispone di una quantità di cassa corposa e capace di sostenere i costi nella fase di transizione da analogico a digitale.</p>
<p>Molte imprese chiuderanno per questo motivo: <strong>per un rifiuto immotivato nei confronti delle nuove tecnologie da parte di imprenditori radicati in dinamiche di business obsolete.</strong></p>


<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/se-non-ti-aggiorni-sei-destinato-a-chiudere/">Se non ti aggiorni sei destinato a chiudere</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sta arrivando la fine delle console? G-Stadia</title>
		<link>https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/sta-arrivando-la-fine-delle-console-g-stadia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 13:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia, Società & Futuro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=187</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tutto si sta spostando verso il Cloud. In un prossimo futuro probabilmente non si venderanno più Computer, ma solo monitor in grado di collegarsi ai vari servizi Cloud sul Web. Alcune case produttrici di software si sono già mosse in questo senso, soprattutto in ambito 3D. Oramai si lavora in locale su un progetto e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/sta-arrivando-la-fine-delle-console-g-stadia/">Sta arrivando la fine delle console? G-Stadia</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto si sta spostando verso il Cloud. In un prossimo futuro probabilmente non si venderanno più Computer, ma solo monitor in grado di collegarsi ai vari servizi Cloud sul Web.</p>
<p>Alcune case produttrici di software si sono già mosse in questo senso, soprattutto in ambito 3D. Oramai si lavora in locale su un progetto e il render si affida ad una render farm che dedica le risorse del Cloud (enormemente più potenti di qualsiasi computer consumer) per effettuare il lavoro più pesante: renderizzare il progetto.</p>
<h2>Anche le Console faranno la stessa fine?</h2>
<p>Certamente non nell&#8217;immediato, ma da qui a 10 anni, potrebbe essere proprio questa la strada comune, e sono quasi certo che, dato lo spunto dal colosso di Montain View, anche le case produttrici di Console probabilmente si muoveranno su servizi Cloud</p>
<p>Quali sono i principali punti di forza di questa soluzione?</p>
<p>Certamente il primario punto di forza è dovuto al fatto che è possibile giocare con qualsiasi dispositivo che abbia un browser, la possibilità di installare app e una connessione ad internet.</p>
<p>Acquistando il controller bluetooth Stadia è possibile collegarlo a Smart TV, PC, Mac, Tablet e Smartphone e poter giocare immediatamente su Google Stadia ad uno tra i 50 titoli disponibili.</p>
<h2>Ma la grafica com&#8217;è?</h2>

<p>Potete tranquillamente giudicare voi. La grafica è esattamente quella che vedete in Video, anche migliore dal momento che il video è stato compresso.</p>
<p>I movimenti sono estremamente fluidi, la risposta agli input dell&#8217;utente non presenta latenze apprezzabili, in sostanza sembra proprio di stare a giocare con una console vera. L&#8217;unica differenza è che, come per Netflix, Prime Video, Disney+ ecc. ecc., anche per Google Stadia si può pagare o acquistando un gioco oppure acquistando un abbonamento mensile che permette di utilizzare tutti i giochi della collezione. Un po&#8217; al pari del servizio di vendita di Film in streaming su Prime Video. Puoi pagare gli abbonamenti per le varia piattaforme o in alternativa comprare i film. Quei è la stessa identica cosa.</p>
<h2>Rumors passati</h2>
<p>C&#8217;è stato un momento in cui sembrava che il progetto stesse per essere abbandonato. In realtà è un progetto ancora in corso, che sta crescendo e che ha costi elevati di manutenzione ma che potrebbe assicurare guadagni importanti a Google.</p>
<p>Il business del Gaming è da sempre stato molto redditizio, al pari del settore cinematografico con cifre milionarie e migliaia di persone impiegate nella realizzazione di un gioco. Un business che Google ha saputo fiutare e che ho reinterpretato, come sempre, in un&#8217;ottica futura.</p>


<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/sta-arrivando-la-fine-delle-console-g-stadia/">Sta arrivando la fine delle console? G-Stadia</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come affrontare un colloquio di lavoro</title>
		<link>https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/come-affrontare-un-colloquio-di-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 02:05:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia, Società & Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[colloquio]]></category>
		<category><![CDATA[colloquio di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[come affrontare un colloquio di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[come si scrive un curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum vitae]]></category>
		<category><![CDATA[renor]]></category>
		<category><![CDATA[renor & partners]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=165</guid>

					<description><![CDATA[<p>Durante i miei anni trascorsi come direttore informatico in un&#8217;azienda di servizi mi è capitato spesso di dover selezionare personale per i vari uffici: sia per gli uffici IT che per altri settori, insieme ad una mia collega recruiter. Personalmente mi occupavo di valutare le conoscenze tecniche del candidato e la mia collega HR ne [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/come-affrontare-un-colloquio-di-lavoro/">Come affrontare un colloquio di lavoro</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante i miei anni trascorsi come direttore informatico in un&#8217;azienda di servizi mi è capitato spesso di dover selezionare personale per i vari uffici: sia per gli uffici IT che per altri settori, insieme ad una mia collega recruiter.</p>
<p>Personalmente mi occupavo di valutare le conoscenze tecniche del candidato e la mia collega HR ne valutava il profilo psicologico.</p>
<p>Negli anni, dopo centinaia di colloqui svolti ne ho viste veramente tante ed ho iniziato a comprendere quali fossero gli errori tipici dei candidati ai colloqui: primo tra tutti quello di gonfiare il curriculum e, in taluni casi, inserire conoscenze false che in realtà non possedevano.</p>
<p>Ricordo abbastanza bene il periodo in cui eravamo alla ricerca di uno sviluppatore Full Stack Senior. Una figura in grado per l&#8217;appunto di operare su tutto lo stack: sia front-end che back-end. Tra le varie candidature ci arrivò tra le mani un curriculum di tutto rispetto: conoscenza approfondita di diversi linguaggi di programmazione back-end: PHP, C#, Java, Python e di vari framework; conoscenza di HTML, CSS3, JavaScript e di vari framework Javascript; conoscenza di DB SQL e No-SQL; conoscenza del pacchetto Adobe, inclusi i vari software per il montaggio video e addirittura una conoscenza approfondita di After Effects!</p>
<p>Incuriositi da questo curriculum così ricco di conoscenze, sebbene con svariate esperienze lavorative di breve durata, decidemmo di convocare il candidato per un colloquio conoscitivo.</p>
<p>Il giorno del colloquio si presentò un ragazzo non molto curato nell&#8217;aspetto, in t-shirt, capelli in aria&#8230; Non fu una buona carta di presentazione!</p>
<p>Si mise seduto in sala riunioni e cominciammo con le domande di routine: quali erano le sue precedenti esperienze lavorative, di cosa si era occupato, quali skill aveva acquisito, come mai aveva deciso di cambiare lavoro, come mai rimase così poco tempo, cosa stava cercando, qual è il suo posto di lavoro desiderabile, dove vorrebbe arrivare a livello di carriera, ecc.</p>
<p>Si passò poi al colloquio tecnico per valutare le effettive conoscenze e proposi di fargli delle domande al fine di valutare le sue competenze sulla base delle skills richieste (non avevamo bisogno che conoscesse linguaggi di cui non facevamo utilizzo)&#8230; Ci fu il buio totale, al punto che partendo dal difficile eravamo costretti ad arrivare a argomenti sempre più facili nella speranza di ricevere una risposta soddisfacente&#8230; Alla fine, stremato, gli chiesi banalmente di scrivermi una form di login per l&#8217;inserimento di Username e Password in HTML senza doversi curare dei processi di validazione in backend. Di nuovo buio totale davanti ad un argomento che è l&#8217;ABC dello sviluppo web.</p>
<p>Chiesi spiegazioni chiedendo come mai sul curriculum aveva scritto di avere determinate skill che nella realtà non sembravano esserci; sempre con toni educati e di rispetto, nonostante tutto&#8230;<br />Iniziò ad agitarsi, a farneticare l&#8217;uso di ambienti di sviluppo e che non sapeva scrivere codice con carta e penna perché abituato ad utilizzare le funzioni di autocompletamento. In modo alterato, quasi urlando, ci richiese un computer che noi ovviamente gli fornimmo; volevamo vedere fino a che punto arrivasse quella pantomima, e naturalmente ancora buio totale&#8230; Era chiaro anche ai non addetti ai lavori a questo punto che tutte le conoscenze riportate sul curriculum erano solamente una lista infinita di baggianate ed avevamo solo perso mezz&#8217;ora di tempo.</p>
<p>Ho voluto portare questo esempio, senza fare nomi naturalmente, solo per evidenziare tutto ciò che c&#8217;è di sbagliato quando si sta cercando un lavoro, perché quel colloquio fu l&#8217;esempio perfetto di tutto ciò che non bisognerebbe fare quando si sta cercando lavoro. Se dovessi esprimere una votazione in centesimi su quel candidato, valutando tutti gli aspetti del colloquio sarebbe certamente uno 0/100.</p>
<h2>Curriculum</h2>
<p>Dobbiamo cominciare a sfatare il mito che &#8220;più scrivi cose nel curriculum, più sei autorevole&#8221;.<br />No! Questa è una menzogna! Non si scrive un curriculum mettendo tutto ciò che uno sa fare, si scrive un curriculum che interessi i recruiter che si stanno occupando di cercare quella tipologia di candidato che dovrà ricoprire quel ruolo.</p>
<p>Se ho bisogno di uno sviluppatore front-end non mi interessa nulla che tu sappia anche andare a cavallo o che tu sia in grado di cablare quadri elettrici&#8230; Ok, buon per te, ma è un&#8217;informazione superflua che non è legata alla ricerca che sto compiendo, a me serve un front-end.</p>
<p>Altro errore&#8230; Inserire informazioni false. Non c&#8217;è cosa peggiore!<br />A cosa serve asserire di saper sviluppare in PHP se non ne hai mai scritto neanche una riga di codice?<br />Credi che in un colloquio per ricoprire un incarico di sviluppatore PHP non se ne accorgano? Sarà probabilmente l&#8217;argomento centrale del tuo colloquio e ti massacreranno di domande su PHP.</p>
<p>Chi ti sta facendo il colloquio oltre a smascherarti in un nanosecondo e ad innervosirsi per il tempo che gli hai fatto perdere, penserà anche che non devi essere particolarmente intelligente per esserti candidato per un posto di sviluppatore PHP senza aver mai scritto neanche</p>
<pre>[code]&amp;amp;lt;php echo(&amp;amp;#039;Hello World!&amp;amp;#039;); ?&amp;amp;gt;[/code]</pre>
<p>Forse pensavi di seguirti un corso di PHP su Udemy e in due giorni imparare a programmare se ti avesse detto bene al colloquio? Doppiamente sciocco!<br />Per imparare come si deve un linguaggio di alto livello, servono anni, tanta pratica e tanto studio! Non ci si può improvvisare sviluppatori dall&#8217;oggi al domani, men che meno per ricoprire posti Senior vacanti.</p>
<p><strong>Nei Curriculum vanno inserite informazioni VERE!!</strong> Altrimenti il tutto sarà una totale e completa perdita di tempo, tanto per te quanto per il recruiter e c&#8217;è di più. Se racconti informazioni vere e dai una buona impressione ad un colloquio, se anche non venissi selezionato, è probabile che l&#8217;azienda terrà conto di te per altre posizioni che dovessero aprirsi nel futuro. Se riporti falsità, verrai automaticamente escluso da qualsiasi ulteriore proposta di lavoro con quell&#8217;azienda: sarai bruciato!</p>
<h2>Non devi avere un curriculum, ne devi avere tanti</h2>
<p>I curriculum vanno scritti specificamente per la proposta di lavoro alla quale ti stai candidando, meglio se accompagnati da una lettera di presentazione. Se uno dei requisiti chiave è una buona conoscenza della lingua inglese è una buona pratica inviare il curriculum anche in Inglese, magari introducendo il tutto attraverso una breve lettera di presentazione, tradotta anche questa in inglese. Viceversa se ti stai candidando per un posto all&#8217;interno di una società italiana che opera in Italia, non ha rapporti con l&#8217;estero e non è richiesta la lingua inglese, è perfettamente inutile fare il figo allegando il curriculum e/o la lettera di presentazione in inglese perché sarà molto probabile che chi ti sta selezionando non conosca neanche la lingua inglese e non farà altro che cestinare un curriculum in cui non capisce cosa c&#8217;è scritto.</p>
<p>Inutile inserire informazioni ridondanti, limitati a scrivere sul curriculum le informazioni e le tue esperienze strettamente attinenti a quella proposta.</p>
<p>Statisticamente è stato dimostrato che nella maggior parte dei paesi d&#8217;Europa un curriculum con foto viene interpretato con maggior interesse da parte dei recruiter perché attribuiscono un volto dietro alla figura descritta. Ci sono però diverse correnti di pensiero: alcuni sostengono che sia irrilevante, altri che sia discriminatorio l&#8217;uso di foto nel curriculum, altri che siano necessarie. Alla fine dei giochi comunque tutto quello che conta è la statistica&#8230; In Italia sembra piacere di più un curriculum con foto, bene, mettiamocela!</p>
<h3>Lettera di presentazione</h3>
<p>Mi è capitato di vedere lettere di presentazione chilometriche. Non c&#8217;è cosa peggiore! La lettera di presentazione deve essere molto stringata, così come il curriculum che deve riportare solo le informazioni utili per la ricerca che il recruiter sta compiendo. I recruiter di norma analizzano centinaia di curriculum ogni giorno. Lettere di presentazione di 5 pagine e curriculum chilometrici non vengono neanche letti, a meno che scarseggino le candidature per quella posizione (cosa molto difficile vista la penuria di lavoro che stiamo attraversando). La lettera di presentazione dev&#8217;essere di 10, 20 righe al massimo e deve introdurre il recruiter alla lettura del tuo curriculum. Scrivi qualcosa che catturi la sua attenzione. Spiega nella lettera di presentazione perché ti ritieni adeguato a ricoprire l&#8217;incarico offerto, magari citando una tua esperienza simile in cui ti sei distinto. A nessun recruiter interessa sapere che sei nato sotto il segno dei pesci e che da bambino eri primo della classe nella gara delle tabelline.</p>
<h3>Una buona lettera di presentazione d&#8217;esempio</h3>
<p>Vediamo quale può essere una buona lettera di presentazione per la candidatura ad un offerta di lavoro come sviluppatore PHP + MySQL.</p>
<p><em>&#8220;Spett.Le Azienda,<br />in merito alla vostra proposta di lavoro vorrei che leggeste attentamente questa mia breve missiva al fine di introdurvi e facilitare la lettura del mio Curriculum Vitae. Ho già lavorato per 6 anni presso una società informatica come backend Senior in cui mi occupavo dello sviluppo di applicativi web in PHP. Ho lavorato in team su grandi progetti sia attraverso l&#8217;uso di Framework: Zend e Laravel, che in puro linguaggio PHP orientato agli oggetti. Nella mia precedente esperienza lavorativa ho imparato ad utilizzare il sistema di versioning GIT. Per ciò che concerne la parte relativa ai database, possiedo una forte conoscenza di MySQL, ma ho avuto anche modo di lavorare con database No-SQL (MongoDB) e con database a grafi (AWS Neptune). Conosco molto bene le architetture MVC e le architetture Headless che mi hanno introdotto negli anni allo sviluppo di microservizi REST sia in PHP puro che tramite l&#8217;utilizzo di Node.js. Ho da sempre sostenuto grandi carichi di lavoro attenendomi strettamente alle dead-line impartite dall&#8217;azienda. Mi ritengo un lavoratore puntuale, serio e motivato. Ho deciso di candidarmi a questa posizione perché ho letto ottime recensioni sulla vostra azienda e sono alla ricerca di un ambiente lavorativo in cui continuare a crescere e che possa quindi sviluppare ulteriormente le mie conoscenze.</em></p>
<p><em>In qualità di sviluppatore PHP + MySQL ritengo che la mia figura si sposi perfettamente con il candidato che state ricercando, pertanto vi rimando alla lettura del mio curriculum e resto in attesa di un Vs. Gentile contatto per poter fissare, se interessati, un colloquio conoscitivo.</em></p>
<p><em>RingraziandoVi per l&#8217;attenzione e il tempo fin qui dedicatomi, l&#8217;occasione è gradita per porgere i miei più distinti saluti,</em></p>
<p><em>Mario Rossi&#8221;.</em></p>
<p>In questa lettera di presentazione viene introdotto il recruiter alla lettura del curriculum e vengono fornite dal candidato le motivazioni del perché potrebbe essere il candidato ideale a ricoprire il ruolo ricercato, citando le conoscenze acquisite nelle precedenti esperienze lavorative. Da questa lettera di presentazione si evince infatti che il candidato ha una solida conoscenza del linguaggio, che ha già lavorato in team e che conosce quindi le procedure di sviluppo in team, che conosce le modalità di lavoro tramite controllo del versioning e che il candidato sa gestire lo stress avendo rispettato deadline impartite anche con grossi carichi di lavoro. È un lavoratore puntuale, che non arriva in ritardo sul posto di lavoro. Ha motivato la sua scelta di cambiare per investire nella sua persona e crescere professionalmente.</p>
<p>Il recruiter dopo una lettera di presentazione di questo tipo, si sentirà sicuramente spinto a valutare positivamente il curriculum e questo farà sì che venga superata la prima fase di selezione per procedere alla seconda fase: quella del colloquio.</p>
<h2>Il colloquio</h2>
<h3>Anche l&#8217;occhio vuole la sua parte&#8230;</h3>
<p>A seconda del genere di colloquio a cui ci si presenta è <strong>fondamentale</strong> vestirsi come si conviene, a differenza della foto sul curriculum questa non è un&#8217;opzione. Un candidato che deve ricoprire una posizione in un&#8217;azienda deve possedere tutti i requisiti di outfit che l&#8217;ambiente lavorativo richiede, nel rispetto dei suoi colleghi e del luogo di lavoro. Sì, ho parlato di rispetto. Vestirsi bene è una forma di rispetto verso gli altri, e soprattutto durante un colloquio di lavoro. Negli uffici si usano camicie e giacche. Non ci si presenta ad un colloquio di lavoro in T-Shirt. La T-Shirt la si usa a casa quando dobbiamo fare i lavoretti di bricolage casalingo, sicuramente non per venire in ufficio!</p>
<p>Certamente non mi presenterei in giacca e cravatta per un colloquio di lavoro come lavapiatti in cucina, ma se fossi un ristoratore apprezzerei che un candidato si presentasse almeno in camicia.<br />Per quanto riguarda i lavori d&#8217;ufficio invece una giacca è d&#8217;obbligo!</p>
<p>L&#8217;approccio visivo è la prima cosa a risaltare all&#8217;occhio dei recruiter. È come una stretta di mano virtuale prima della reale stretta di mano.</p>
<p>Pertanto cominciamo a citare le regole generali di come presentarsi a un colloquio di lavoro:</p>
<ul>
<li>Vestiti adeguati al luogo di lavoro in cui ci si sta recando a fare il colloquio</li>
<li>Capelli lavati, puliti e profumati&#8230; In ordine! (ci sono capitati candidati con capelli unti e bisunti. Sarebbe bene, neanche a dirlo farsi una bella doccia prima di presentarsi ad un colloquio di lavoro)</li>
<li>Altre note rilevanti: profumo e pulizia impeccabili.</li>
</ul>
<h3>Il comportamento</h3>
<p>È solo un colloquio di lavoro&#8230; Cerca di stare tranquillo, non farti prendere dall&#8217;ansia perché un fattore che viene molto spesso valutato nella selezione del personale è la capacità di gestire lo stress e l&#8217;ansia. Un recruiter si accorge subito se sei un tipo ansioso, sono psicologi, è il loro lavoro! Cerca di essere sereno, non sei davanti a un plotone di esecuzione, sii rilassato, comunicativo e collaborativo, ma composto. Non sederti come se stessi al bar, ma neanche come se indossassi un busto: la parola chiave è &#8220;rilassato&#8221;. Immagina di parlare con un tuo amico di cui hai stima. L&#8217;educazione in primis. Limitati a rispondere alle domande e soprattutto sii sincero.</p>
<p>Se ti viene chiesto un requisito che non possiedi, di la verità: &#8220;Mi dispiace ma questo non l&#8217;ho mai fatto, ma se mi date fiducia e mi aiutate posso imparare a gestire questo aspetto che non conosco in breve tempo&#8221;.</p>
<p>Da che mondo è mondo la sincerità è sempre apprezzata. Se possiedi tutte le skill necessarie e ti distingui dagli altri su quelle skill è molto difficile che tu venga eliminato dalla selezione se te ne manca una. Ti terranno sempre in considerazione.</p>
<h3>Gli studi</h3>
<p>Tolti alcuni casi in cui il titolo è strettamente richiesto per esigenze di sicurezza (pensate agli ingegneri nucleari in una centrale), sono sempre di più le offerte di lavoro dove quello che viene richiesto è la capacità di fare e non il numero di pezzi di carta. Lo dico da laureato: il pezzo di carta è importante, ma non vitale per alcuni posti di lavoro. Nel mio settore ho sempre preferito persone intelligenti, in grado di apprendere nuove cose velocemente rispetto a chi aveva il pezzo di carta e poi non sapeva fare nulla ed era duro di comprendonio come un sasso dei pavé di Roma.</p>
<p>Qui ci sarebbe da introdurre un discorso abbastanza vasto sulle responsabilità delle università italiane nella preparazione propedeutica all&#8217;ingresso nel mondo del lavoro. L&#8217;università fornisce tanta teoria, ma di pratica lavorativa: veramente poca.<br />Pensare che all&#8217;università non ci siano corsi sull&#8217;HTML (che è la base per cominciarsi a muovere con progetti Web) la dice tutta.<br />I laureati però di norma hanno le basi per apprendere velocemente nuove cose, ma non è sempre una regola. L&#8217;università bisogna vedere come la si è fatta e in quali campi ci si è mossi per mettere in pratica tutte le nozioni acquisite. Da non sottovalutare anche il fattore intellettivo.</p>
<p>Personalmente ad un laureato intellettivamente normodotato preferisco 100 volte un non-laureato intellettivamente plusdotato.</p>
<p>Proprio a questo proposito, i miei colloqui in azienda sono stati da sempre molto chiacchierati perché erano un po&#8217; <em>sui-generis</em>, specie quando riguardavano persone che avrebbero dovuto lavorare a mio stretto contatto nei comparti aziendali che dirigevo. Non mi limitavo mai ai soli aspetti tecnici ma cercavo sempre di spingermi oltre per capire come il candidato ragionasse per risolvere un problema e spesso durante i colloqui proponevo dei &#8220;trick&#8221; intellettivi. Non mi interessava tanto che riuscisse a risolvere l&#8217;indovinello, ma gli chiedevo di ragionare ad alta voce per capire quali erano i meccanismi mentali messi in atto nel tentativo di risolverlo.</p>
<p>Mi rendevo conto che molto spesso, quasi con un rapporto di 1 su 2 non era chiara neanche la comprensione del testo. Questo è un aspetto molto importante perché va perfettamente in accordo con le stime di analfabetismo funzionale in Italia (livello 3 da 16 a 65 anni il 46,3% della popolazione italiana). In sostanza, esemplificando, si tratta dell&#8217;incapacità di comprendere un testo dopo averlo letto, o di comprendere un messaggio verbale complesso se non dopo averlo ripetuto più volte.</p>
<p>Un altro elemento di forza risiede nella capacità di fare gruppo e questo si evince molto facilmente durante il colloquio di lavoro. Si comprende in particolare dall&#8217;atmosfera che si respira durante il colloquio.</p>
<p>Un colloquio di lavoro, come suggerisce il termine dovrebbe essere &#8220;colloquiale&#8221;, ci può stare anche una battuta, ovviamente senza forzare la mano. Bisogna dare risalto al fatto che sai stare in mezzo alla gente, che sei in grado di socializzare facilmente e velocemente con i tuoi colleghi e che sai essere cooperativo. A nessuno piace quello che vuole fare il primo della classe. Cooperazione significa mettersi a disposizione degli altri se tu hai una competenza che altri non hanno, ma anche saper ascoltare e apprendere con umiltà da persone che sanno più di te.</p>
<p>Seguendo questi semplici consigli ti assicuro che godrai di grandi vantaggi sul posto di lavoro ma anche nella vita di tutti i giorni!</p>
<p> </p>


<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/come-affrontare-un-colloquio-di-lavoro/">Come affrontare un colloquio di lavoro</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il futuro dei Giovani: verso l&#8217;ignoto</title>
		<link>https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/il-futuro-dei-giovani-verso-l-ignoto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Aug 2022 00:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia, Società & Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[falsi stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[renor]]></category>
		<category><![CDATA[renor & partners]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=153</guid>

					<description><![CDATA[<p>Personalmente ritengo il Prof. Galimberti un neo-illuminato, insieme a pochissime altre persone che hanno mantenuto un livello culturale, di analisi e di &#8220;altezza&#8221; tale da poter osservare il mondo con una visione a raggi-x sulla realtà che li circonda. Le analisi che vengono compiute sono sempre molto chiare, cristalline e spiegate con parole semplici, il ché [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/il-futuro-dei-giovani-verso-l-ignoto/">Il futuro dei Giovani: verso l&#8217;ignoto</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente ritengo il Prof. Galimberti un <em>neo-illuminato</em>, insieme a pochissime altre persone che hanno mantenuto un livello culturale, di analisi e di &#8220;altezza&#8221; tale da poter osservare il mondo con una visione a raggi-x sulla realtà che li circonda. Le analisi che vengono compiute sono sempre molto chiare, cristalline e spiegate con parole semplici, il ché mi fa propendere per l&#8217;idea che si sappia veramente di cosa si sta parlando.</p>
<p>Chi capisce profondamente una tematica, che sia questa di natura storica, filosofica o sociale, è in grado di far arrivare il messaggio della sua idea alle masse con parole semplici e facilmente comprensibili. Qui trovate il suo intervento.</p>
<p><iframe title="La condizione giovanile di oggi: Quello che devi sapere | da Umberto Galimberti" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/xqKSs2LoMC4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il Professore apre il suo intervento parlando della situazione dei giovani, giovani che non vedono chiaro il loro futuro. Giovani i cui genitori gli dicono di essere fortunati ma la verità non è questa. Effettivamente se ci pensiamo i nati negli anni 50 hanno cavalcato una parabola ascendente. Appena usciti dalla seconda guerra mondiale, conclusasi nel 1945, si trovavano in un mondo che ospitava una società in povertà, con i genitori che avevano sofferto la grande guerra, ma tutto sommato si era toccato il punto più basso, e nulla poteva essere fatto se non risalire.</p>
<p>Era stata istituita la prima Repubblica, il 2 Giugno del 1946, ci si stava muovendo per costruire un mondo migliore, maggiormente strutturato e totalmente nuovo.</p>
<p>Ricostruire significa dare lavoro, far girare l&#8217;economia, dare modo alle persone di poter guadagnare e spendere e mettere in condizione i nuovi imprenditori di fare impresa. La lira acquistava valore sul mercato, al salire dell&#8217;inflazione corrispondeva un aumento degli stipendi al punto che il potere d&#8217;acquisto della moneta andava addirittura migliorando.</p>
<p>I nostri genitori potevano trovare lavoro con un diploma, le aziende da poco costituite erano prese d&#8217;assalto dal primo periodo di consumismo e questo produceva alti fatturati che si convertivano in un maggior numero di posti vacanti&#8230; Le aziende erano in espansione economica.</p>
<p>Parlo da 40enne&#8230; I nostri padri non hanno trovato difficoltà a trovare lavoro con un semplice diploma, oggi per la maggior parte delle persone non basta neanche il dottorato di ricerca e i vari master accumulati negli anni; anzi, mi capita di sentire persone che non vengono assunte perché troppo qualificate, altre perché poco qualificate. In verità tutto dipende da due unici fattori:</p>
<ol>
<li>Quanto sei bravo</li>
<li>Quanto sei disposto a scendere come salario</li>
</ol>
<p>Questo, nella maggior parte dei casi, non è frutto di una scelta fatta dall&#8217;imprenditore, ma dalla necessità di un imprenditore di conservare la liquidità di cassa, perché per scelte economico-politiche scellerate il più delle volte nonostante la necessità di assumere per garantire la produttività, non riesce economicamente a proporre stipendi più appetibili.</p>
<p>Tutto questo nasce da ciò che Nietzsche definisce come Nichilismo come spiegato dal Prof. Galimberti, ovvero dalla distruzione dei valori.</p>
<p>In uno scenario saturo, quello odierno, in cui i giovani sono abituati alle comodità con cui sono cresciuti grazie al periodo fiorente attraversato nell&#8217;infanzia, dove i genitori erano in condizioni di soddisfare ogni loro esigenza; gli stessi giovani a 30 anni si trovano in una condizione psicologica in cui sentono la necessità di mantenere quegli standard, ma in una situazione lavorativa che non glielo permette. Questo genera ansia, sfiducia nel futuro e per la prima volta conoscono cosa sia la &#8220;<strong>necessità</strong>&#8220;.</p>
<p>Affrontare la necessità per la prima volta quando si è uomini non è un concetto facile da digerire, specie quando il mondo lì fuori è diventato (per necessità dei singoli) un mondo non più fatto di opportunità ma di sfide. Un mondo in cui ognuno si trova a dover lottare contro l&#8217;altro per garantire il sostentamento a lui e alla propria famiglia o peggio ancora, per avere l&#8217;opportunità di creare una propria famiglia.</p>
<p>Una frase molto interessante di Galimberti è che i giovani &#8220;vivono in presa diretta 24 ore su 24, vivono l&#8217;assoluto presente, perché sporgere lo sguardo al di là del presente produce angoscia&#8221;.</p>
<p>Come progettare in un futuro imprevedibile? Come buttare giù le fondamenta della propria esistenza: avere un lavoro sicuro per comprare casa e creare una propria famiglia se si vive nell&#8217;insicuro?</p>
<p>Se ci riflettiamo bene la tesi è l&#8217;antitesi di sé stessa&#8230; Cercare sicurezza nell&#8217;insicurezza! Ecco allora che secondo Galimberti, il darsi all&#8217;alcool, alle droghe e, ci metto io assumere atteggiamenti da bullo, fanno parte di uno scudo che il giovane costruisce contro un mondo che non gli da possibilità, un mondo in cui è preferibile non capire, non essere lucidi, piuttosto di comprendere e abbattersi. Per questo il giovane vive il presente, perché il presente è l&#8217;unico tempo a cui possono pensare, l&#8217;unico momento che gli da sicurezza perché sono lì.</p>
<p>Galimberti a questo punto menziona il concetto di famiglia, dicendo che le famiglie di oggi sono disastrate, che una famiglia su tre ha genitori separati. Io credo che anche questo problema sia derivato da più variabili&#8230; La prima è sicuramente imputabile al nichilismo, la distruzione del valore famigliare. La seconda dovuta alla globalizzazione e alla digitalizzazione. I social network sono in gran parte responsabili.<br />
I nostri nonni, per lo più nati e morti in un&#8217;epoca totalmente &#8220;analogica&#8221; conoscevano le proprie mogli di solito nella loro zona, si sceglievano in un campione molto ristretto di persone e forse erano per necessità più capaci a dialogare. Una volta sposati il concetto di divorzio era come bestemmiare in Chiesa perché i valori erano quelli e anche davanti alle difficoltà si cercava in un modo o nell&#8217;altro di risolverle con il dialogo e andare avanti, perché non c&#8217;erano poi tante alternative.</p>
<p>Oggi viviamo in un mondo pieno di alternative dove si da molta più importanza all&#8217;apparenza che non alla sostanza perché esistono degli stereotipi che sono stati modellati ad-hoc solo per fini economici. Oggi ci sono bambine di 13 anni che ne dimostrano 20. Donne fatte, avvolte dagli stereotipi delle famose blogger e star dei social, sempre truccate, perfette ed impeccabili, spesso totalmente rifatte dalla testa ai piedi, sposate con calciatori e che, grazie alla loro condizione di notorietà arrivano a lavorare in televisione mostrando la loro vita fatta di lusso sfrenato.</p>
<p>Il mondo degli uomini non fa certo differenza!</p>
<p>Oggi sono questi i modelli da prendere come esempio. Da bambino il mio modello da seguire era Albert Einstein, Neil Armstrong. Abbiamo assistito nel corso del tempo, con l&#8217;avvento della tecnologia ad una sostituzione di variabili: il passaggio dall&#8217;arte e la cultura, all&#8217;estetismo più becero e questo ha creato dei danni enormi alle popolazioni, sia a livello culturale che sociale, e soprattutto psicologico.</p>
<p>Le ragazzine vogliono fare le veline o assomigliare alla loro blogger preferita, pensano a rifarsi il seno a 15 anni perché paragonandosi a chi ha investito migliaia e migliaia di euro sul proprio corpo si vedono imperfette. Si è arrivato al disconoscimento di sé stessi in un ottica che genera insicurezza psicologica.</p>
<p>Eppure non ci vorrebbe mica molto a comprendere che 7 milioni di persone non possono fare tutti contemporaneamente i calciatori o le veline. Matematicamente parlando questo starebbe a significare che il 99,99999% della popolazione resterà disillusa.</p>
<p>Tornando alla famiglia, come già accennato, oggi ci sono tanti stimoli, l&#8217;uomo e la donna oltre ad una parte umana possiedono entrambi una parte animale, per lo più carnale e gli stimoli e la facilità con cui conoscere altre persone che possono dare libero sfogo a questi stimoli attraverso il web, rende l&#8217;equilibrio della famiglia sempre più precario, perché nella loro testa si fa prima a cercare un&#8217;alternativa, una valvola di sfogo rispetto a sedersi, spegnere i cellulari e riflettere per trovare una soluzione ad un problema insieme, tramite il dialogo. Viviamo nell&#8217;epoca dell&#8217;esemplificazione, dove si crede scioccamente che tutto sia semplice mettere in atto. Tutte queste cose vanno ad accrescere i problemi della famiglia e alla fine molte famiglie decidono di optare per il divorzio. Un divorzio dato dalla mancanza di dialogo e spinto dalla facilità di trovare alternative.</p>
<p>I figli ne risentono pesantemente e questo è un dato di fatto, e ciò si ripercuote sulla loro vita, anche nella sfera culturale.</p>
<p>Le scuole non migliorano la situazione e Galimberti da, secondo me, un&#8217;immagine estremamente realistica della situazione relativa all&#8217;istruzione.</p>
<p>Scuole elementari che funzionano, medie inferiori che sono un disastro totale, medie superiori che non educano ma forniscono nozioni, e aggiungo università che definirei obsolete sotto tanti punti di vista, almeno qui in Italia.</p>
<p>Interessante il ragionamento sui diversi tipi di intelligenza&#8230;</p>
<p>Ognuno di noi è totalmente diverso dagli altri. Salvo casi di ritardi dovuti a problemi fisici, ritengo che ognuno di noi sia più bravo di altri a fare qualcosa. È un dato di fatto prettamente statistico! La capacità degli insegnanti dovrebbe essere quella di comprendere, dall&#8217;alto della loro esperienza, quale tipo di intelligenza è più sviluppata in un bambino e indirizzarlo al fine di aiutarlo a coltivarla e farlo eccellere in quei mestieri che sfruttano quel genere di intelligenza.</p>
<p>È vero! Oggi si incentra tutto sull&#8217;intelligenza logico matematica, ma io mi permetto di specificare ulteriormente: quella logico-spaziale. Addirittura i test di quoziente intellettivo sono indirizzati a comprenderne i meccanismi e attribuirgli un punteggio. Esistono tantissimi altri tipi di intelligenza: l&#8217;intelligenza verbale che riguarda la capacità di esprimersi, comprendere un testo e sintetizzarne i contenuti (viviamo in un paese che presenta una popolazione del 70% di analfabeti funzionali, ovvero persone che dopo aver leggendo un testo non sono in grado di comprenderne il significato). L&#8217;intelligenza mnemonica che permette di memorizzare cose che vediamo e conservarle nel nostro cervello per poi farle riaffiorare quando è necessario ricordarle. L&#8217;intelligenza motoria che permette di sincronizzare perfettamente i movimenti. L&#8217;intelligenza musicale che permette di mantenere il ritmo, ricordare suoni e timbri, apprezzare la musica in tutte le sue forme. L&#8217;intelligenza emotiva, molto importante, che permette non solo di captare gli stimoli esterni, ma che fornisce anche la capacità di rapportarsi con gli altri, farsi domande, mettersi al posto di qualcun altro prima di compiere un&#8217;azione contro o a favore di quella persona.</p>
<p>L&#8217;intelligenza è un concetto estremamente complesso e non si può dire che una persona sia intelligente solo perché ha un QI molto alto. Certamente può dare delle indicazioni su un sottoinsieme dell&#8217;intelligenza, ma non è una misura assolutamente esaustiva per catalogare oggettivamente individui intelligenti da altri che lo sono meno.</p>
<p>Da questo è facile comprendere che l&#8217;intelligenza emotiva è forse quella che abbiamo meno sviluppato nel tempo in cui viviamo, perché la sua mancanza è anch&#8217;essa responsabile di questa perdita di valori. &#8220;Non capisco che agendo in questo modo posso fare del male a qualcun altro perché non sono abbastanza intelligente da comprenderlo&#8221;&#8230; Da qui si segue facilmente lo stereotipo sbagliato del bullo, quello che ottiene tutto con la violenza perché non è sufficientemente intelligente da comprendere come si sentirebbe se quell&#8217;atto di bullismo fosse lui stesso a riceverlo. Il bullo però viene rispettato perché pone la sua supremazia sugli altri grazie al senso di terrore che incute ed è per questo che quando ancora l&#8217;adolescente non ha sviluppato un suo carattere, ne prende esempio. Tutto questo può funzionare alle medie inferiori, al liceo, cosa ne è dei bulli quando questi diventano uomini?</p>
<p>Seguire questi stereotipi è oltremodo pericoloso per un futuro già troppo incerto, e l&#8217;unica certezza che può dare la prosecuzione di questa via è quella del fallimento sotto tutti i punti di vista: quello lavorativo, quello sociale, quello emozionale; perché i bulli in età adulta vengono allontanati.</p>
<p>In adolescenza, con questo genere di atteggiamenti si perde tutto ciò che di bello ha prodotto l&#8217;umanità fino ad oggi, dalla letteratura all&#8217;arte, passando per quella che ritengo l&#8217;Arte con la A maiuscola: la musica.</p>
<p>Lo stereotipo di bullo è colui che ritiene la musica classica una musica da sfigati. Mi chiedo come facciano a non comprendere quanto di bello ci sia nella musica classica. Musica composta da geni assoluti che, stando ai prodotti della società moderna, non torneranno mai più, a meno di non deviare bruscamente questa rotta.</p>
<p>Come potrà mai nascere un altro Mozart o un altro Chopin o un Bach o un Beethoven se il prodotto della società è fatto di giovani che non ne riconoscono nemmeno l&#8217;oggettiva altezza?</p>
<p>Io che ho coltivato la passione per la musica classica sin da bambino (parallelamente agli studi universitari mi sono diplomato in pianoforte), vivo in una realtà percettiva che è estremamente diversa da quella che definirei bifolca, impartita dagli stereotipi sbagliati. Mi domando costantemente come non si possa apprezzare il valore artistico di un primo concerto per pianoforte e orchestra di Chopin, di una Quinta Sinfonia di Beethoven che possiede un fortissimo significato spirituale: &#8220;il destino che bussa alla porta&#8221;, del concerto K. 488 di Mozart che annovera uno degli adagi nel secondo movimento più struggente e monumentale di tutta la musica del periodo classico, ma anche delle meno conosciute (almeno ai neofiti) sinfonie di Mahler.<br />
Non vengono comprese perché non si è sviluppata l&#8217;intelligenza che rende possibile la loro comprensione.</p>
<p>Galimberti a questo punto parla anche delle bad practice dei sistemi di assunzione dei professori.</p>
<p>Io ho sempre sostenuto che un eccellente scienziato non è detto che sia anche un eccellente professore.<br />
Da bambino ascoltavo spesso trasmissioni scientifiche e mi capitava di seguire con grande interesse le interviste a personaggi del calibro di Margherita Hack, di Antonino Zichichi, di Carlo Rubbia.</p>
<p>Personalmente ritengo che Zichichi sia un eccellente scienziato ma che le sue capacità espositive siano assolutamente limitanti per spiegare la sua materia alla massa. Questo non significa che Zichichi non sia uno scienziato valido, lo ripeto, ma risultano molto più chiare le spiegazioni fornite dalla Hack&#8230; Chissà, magari anche per Einstein era la stessa cosa.</p>
<p>Galimberti suggerisce un test di personalità oltre al concorso per l&#8217;assunzione di nuovi professori e mi trovo perfettamente d&#8217;accordo. Un concorso può verificare le competenze e conoscenze professionali ma non può verificare se si è in grado di sintetizzare argomenti complessi per farli arrivare agli studenti. Non può dare indicazioni sul carisma di chi si accinge a svolgere la carriera di insegnante. Non può dare indicazioni sulla sua empatia.</p>
<p>Quando penso a questo concetto mi viene in mente Vincenzo Schettini, il professore di fisica di un liceo, diventato famoso su YouTube grazie ai suoi video in cui spiega la natura e da quali leggi fisiche è regolamentata. Lo spiega con un linguaggio semplice, facendo tanti esempi e da queste lezioni si evince che svolge il lavoro che ama. Ha empatia con i suoi studenti che durante i video sono attenti e responsivi alle sue domande.<br />
Al di là del look che potrebbe essere discutibile per qualcuno, quel professore lo ritengo molto bravo nel suo lavoro. Possiede la capacità di insegnare facendo divertire, creando aspettativa, catturando l&#8217;interesse e cercando di far appassionare gli studenti ad una materia complessa e pertanto spesso odiata da molti.<br />
Sono abbastanza sicuro che quel professore abbia meno nozioni scientifiche di Antonino Zichichi ma dal punto di vista dell&#8217;istruzione lo ritengo personalmente superiore.</p>
<p>Ecco che anche i professori possiedono la loro grande fetta di responsabilità nella fase di crescita culturale e sociologica dell&#8217;adolescente e pertanto dev&#8217;essere scelto sapientemente valutando una serie di requisiti e non unicamente le conoscenze fini a sé stesse.</p>
<p>Corrado Augias, altra figura di cui ho grande stima, raccontò un aneddoto di quando era studente. Il suo professore di filosofia chiese alla classe a cosa servisse studiare&#8230; Molti studenti diedero risposte valide: &#8220;A diventare adulti, a diventare brave persone, ad aumentare il nostro livello culturale&#8221;. Nonostante tutto il professore non era soddisfatto delle risposte ed esclamò: &#8220;Studiare serve ad evadere dal carcere!&#8221;.<br />
Gli studenti sgomenti restarono attoniti all&#8217;udire una frase così equivoca&#8230;<br />
Il professore riprese: &#8220;l’ignoranza è un carcere, perché la dentro non capisci e non sai che fare! Studiare serve ad <strong>evadere dalla prigione, da chi vi vuole stupidi</strong> e creduloni e a scavalcare il muro dell’ignoranza per poter capire senza chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi!&#8221;.</p>
<p>Frasi simili vengono anche da Nelson Mandela: &#8220;<strong>L’istruzione è la porta di ingresso alla libertà, alla democrazia e allo sviluppo</strong>&#8220;.</p>
<p>Per quanto mi riguarda: studiare e, cosa più importante, coltivare tutti i tipi di intelligenza, in particolar modo quella emotiva, permettere di accendere una luce per poter illuminare, anche se non in profondità, questo futuro così buio che ci attenderà nei prossimi anni. Darà speranza e consapevolezza nelle proprie capacità, voglia di fare e stimolo all&#8217;impegno.</p>
<p>Chi crede fermamente in un progetto ed ha lavorato su sé stesso allenandosi per la gara della vita, in un modo o nell&#8217;altro ne uscirà vincitore, ma c&#8217;è da faticare, non fatevi ingannare dal fantasma dell&#8217;esemplificazione&#8230; Nella vita non esistono cose che, fatte ad alti livelli, siano semplici!</p>


<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/il-futuro-dei-giovani-verso-l-ignoto/">Il futuro dei Giovani: verso l&#8217;ignoto</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Reddito di cittadinanza &#8211; Considerazioni</title>
		<link>https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/reddito-di-cittadinanza-considerazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2022 16:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia, Società & Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category>
		<category><![CDATA[rdc]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[renor]]></category>
		<category><![CDATA[renor & partners]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=141</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vorrei cominciare questo articolo facendo una premessa: evidenziamo la differenza sostanziale tra una &#8220;Testata giornalistica&#8221; e un &#8220;Blog&#8221;. Una Testata Giornalistica deve essere registrata presso il Tribunale competente. Ha delle responsabilità civili e penali e deve pertanto limitarsi a fare da portavoce di fatti accaduti in modo oggettivo. Un Blog riporta articoli che esprimono la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/reddito-di-cittadinanza-considerazioni/">Reddito di cittadinanza &#8211; Considerazioni</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei cominciare questo articolo facendo una premessa: evidenziamo la differenza sostanziale tra una &#8220;Testata giornalistica&#8221; e un &#8220;Blog&#8221;.</p>
<p>Una Testata Giornalistica deve essere registrata presso il Tribunale competente. Ha delle responsabilità civili e penali e deve pertanto limitarsi a fare da portavoce di fatti accaduti in modo oggettivo.</p>
<p>Un Blog riporta articoli che esprimono la voce dell&#8217;autore che può essere condivisibile o meno e non ha, salvo nei casi di offese o altri reati ascrivibili alla persona, ripercussioni di natura legale.</p>
<p>Ho fatto questa premessa perché in questo articolo esprimerò quelle che sono le MIE personali idee sul &#8220;Reddito di cittadinanza&#8221;, idee che possono essere condivise o non condivise, l&#8217;importante è mantenere la conversazione e gli eventuali commenti su un piano di reciproco scambio di idee come nella migliore espressione di concetto di civiltà.</p>
<h2>Cos&#8217;è il reddito di cittadinanza</h2>
<p>Il Reddito di Cittadinanza è una forma di ammortizzatore sociale, attuato grazie ai soldi erogati dalla società Italia.  Ciò significa che tutti i cittadini lavoratori e consumatori, pagando le imposte contribuiscono a rendere possibile questo aiuto economico a chi, meno fortunato, si trova in una situazione economica tale da non poter provvedere al suo sostentamento. Messa su questo piano non fa una piega!</p>
<p>Preciso da subito che personalmente <strong>NON</strong> sono contro il Reddito di Cittadinanza, perché ritengo che ognuno abbia il diritto ad avere una propria <strong>dignità di vita</strong>. Sono contro le modalità con cui questa forma di reddito è stata strutturata perché, e questo è un dato di fatto, strutturato in questo modo, ha creato un enorme danno alle imprese. Lo dimostra il fatto che, con un tasso di disoccupazione ancora alle stelle, negli anni passati quasi nessun imprenditore si era lamentato di non riuscire a trovare il personale oggi non si sente parlare d&#8217;altro&#8230; Apriremo poi una breve parentesi anche sulle responsabilità degli imprenditori.</p>
<p>L&#8217;Italia è un paese molto particolare, che si discosta dagli altri paesi dell&#8217;UE in cui è fortemente presente una <strong>cultura del lavoro</strong>, &#8220;colpa&#8221; anche del nostro clima e dei posti meravigliosi che abbiamo. In sostanza in Italia, abbiamo (direi fortunatamente dal punto di vista turistico e paesaggistico) tante alternative e distrazioni dal lavoro.<br />Ci sono <strong>italiani</strong> e italiani. Esistono persone virtuose che non si <em>&#8220;adagiano sugli allori&#8221;:</em> perdono il lavoro e sono disposti a far di tutto pur di poter tornare a lavorare e portare il loro sudato stipendio a casa secondo il vecchio detto che &#8220;il lavoro nobilita l&#8217;uomo&#8221;, ma è altrettanto vero che esistono tantissimi italiani che sfruttano letteralmente la situazione del RdC per concedersi una bella vacanza a tempo indeterminato a spese dello Stato e quindi dei loro connazionali che producono.</p>
<p>Questa è una frase forte, lo so, ma conosco personalmente, individui che percepiscono il reddito di cittadinanza e affrontando l&#8217;argomento, sembrano addirittura snobbare gli &#8220;scemi&#8221; che si alzano la mattina per andare a lavorare. Sebbene fortunatamente questi rappresentino una piccola realtà, comprenderete che è una situazione che non fa piacere a chi invece lavora con fatica per portare uno stipendio a casa guadagnato con il sudore, e che contribuisce attivamente al pagamento dei <em>salassi</em> delle imposte che lo stato applica su aziende e lavoratori.</p>
<p>Eppure la legge dice che i centri per l&#8217;impiego dovrebbero proporre dei lavori a queste persone e che alla terza offerta rifiutata dovrebbe venir meno il diritto al reddito di cittadinanza.</p>
<h2>I centri per l&#8217;impiego?</h2>
<p>In due parole: non pervenuti!</p>
<p>Non c&#8217;è organizzazione. A marzo 2022 più di un milione di persone percepivano il reddito di cittadinanza con un importo medio di 581 euro mensili.<br />Dati alla mano, la situazione peggiora sia come importo percepito che come numero di persone che percepiscono il RdC dal nord verso il sud.</p>
<p>I centri per l&#8217;impiego dovrebbero garantire le famose 3 proposte di lavoro, superate le quali il reddito viene tolto&#8230; Personalmente non credo di aver mai parlato con nessuno a cui fosse stato tolto il Reddito di Cittadinanza perché gli erano state inviate 3 proposte di lavoro rifiutate; nella maggior parte dei casi, dopo mesi di sostentamento stanno ancora attendendo la prima chiamata.</p>
<p>Come dicevo all&#8217;inizio dell&#8217;articolo, è giusto mettersi nei panni di una persona che a 50 anni resta senza lavoro&#8230; Difficile trovare lavoro per i giovani, figuriamoci per un uomo di 50 anni! Percepirà la sua NASpI alla ricerca di lavoro e al termine di questa sarà costretto a richiedere il reddito di cittadinanza. Se questa persona ricerca attivamente lavoro e non riesce a trovarlo con tutti gli sforzi del caso, è giusto e sacrosanto che venga aiutato dallo Stato, non siamo animali! Un nostro fratello connazionale in difficoltà DEVE ESSERE AIUTATO! E questo non lo dico per una forma di populismo, ma perché da persona che quando ha potuto aiutare l&#8217;ha fatto, ci credo fermamente. Ma allo stesso tempo non è possibile continuare ad alimentare, per una piccola parte fortunatamente, un sistema di sostentamento che viene preso per il famoso gratta e vinci &#8220;Turista per sempre&#8221;.</p>
<h3>Il problema è nella strutturazione</h3>
<p>Il mio ragionamento è molto semplice. Se un cittadino italiano percepisce il reddito di cittadinanza e viene dunque pagato dagli italiani, significa che lavora per lo Stato e dovrebbe essere quindi al servizio della collettività. C&#8217;è un settore lavorativo che inquadra questo ambito: &#8220;Lavori socialmente utili&#8221;. Tenere pulite le strade, curare il verde comunale, manutenere parchi e tanti altri servizi che tornano utili alla collettività e che, per mancanza di fondi, oggi vengono messi in secondo piano. Su questo argomento poi andrebbe aperta una parentesi legata all&#8217;educazione civica dei singoli cittadini che sporcano, ma non è questa la sede in cui discuterne.</p>
<p>Dedicare le persone che percepiscono il reddito di cittadinanza ai lavori socialmente utili non è solo vantaggioso, ma giustifica un reddito secondo il già citato detto che &#8220;il lavoro nobilita l&#8217;uomo&#8221;.</p>
<p>Questo approccio si rivelerebbe un ottimo deterrente per i fantomatici &#8220;turisti per sempre&#8221; e farebbe sì che il percettore di reddito di cittadinanza si desse da fare attivamente per cercare una nuova occupazione. Naturalmente gli orari di lavoro dovrebbero essere congrui con il reddito percepito. Basterebbero anche poche ore al giorno.</p>
<h3>Le responsabilità degli imprenditori</h3>
<p>Finora abbiamo analizzato i problemi dal punto di vista dei percettori del reddito, andiamo anche a vedere le magagne viste e riviste sul fronte imprenditoriale.</p>
<p>Prima tra tutte&#8230; Offrire lavori sottopagati al limite del &#8220;caporalato&#8221;. Se un imprenditore offre 700 euro per una posizione full time come Barista, un percettore di reddito di cittadinanza a 680 euro al mese è ovvio che dica: &#8220;No, grazie! Resto a casa&#8221; ed aggiungo&#8230; Farebbe BENE!</p>
<p>Alla riforma per il RdC, dovevano seguire ispezioni sulle parti salariali affinché queste fossero congrue con l&#8217;inquadramento del dipendente.</p>
<p>Ciò che &#8220;sembra sfuggire&#8221; ai grandi economisti che ci governano è che l&#8217;economia di un paese non si palesa unicamente dalla quantità di moneta circolante, ma soprattutto dalla velocità con cui questa moneta passa di mano in mano.</p>
<p>Secondo la corrente del &#8220;Fordismo&#8221;, aumentare gli stipendi ai dipendenti corrisponde ad un aumento di incassi per le aziende. Sembra una banalità ma se un lavoratore ha capacità economica maggiore, è altamente probabile che metta in circolo più moneta alimentando il flusso economico e quindi le disponibilità di cassa delle imprese.</p>
<p>In Italia, salvo la situazione energetica che stiamo vivendo, con aumenti delle fonti primarie di energia identificabili principalmente in gas ed energia elettrica del 500%, sta diventando veramente molto difficile fare impresa.<br />Noi italiani siamo molto fortunati. Geograficamente siamo un bambino all&#8217;interno della culla dell&#8217;Europa, con un clima mite circondato da mari &#8220;gentili&#8221;. Abbiamo la più grande varietà di prodotti agronomi al mondo e potremmo serenamente sostentarci in modo autonomo sia dal punto di vista energetico che dal punto di vista produttivo. Il problema è che per cause per lo più politiche siamo costretti ad acquistare energia elettrica, gas e prodotti dall&#8217;estero, di cui molti di qualità nettamente inferiore a quelli che produciamo qui solo perché c&#8217;è un accordo preso da altri senza che noi potessimo in alcun modo intervenire.</p>
<p>Dal punto di vista di alcuni imprenditori è impossibile dare stipendi più alti perché non c&#8217;è flusso economico di cassa che permetta di garantire un utile d&#8217;esercizio di fine anno. Le imprese sono letteralmente salassate dalle tasse e dal costo di materie prime e fonti energetiche; pertanto la colpa semmai non è proprio degli imprenditori, quanto di un sistema che obbliga gli imprenditori a fare proposte di lavoro sottocosto per cercare di sbarcare il lunario.</p>
<p>Discorso diverso è per chi ha una buona liquidità di cassa ma sfrutta la situazione a suo favore&#8230; Sono i classici &#8220;furbetti del quartierino&#8221;, ovvero quelli che propongono lavori in nero a chi percepisce il reddito di cittadinanza. Non credo ci sia neanche il bisogno di commentare.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Continuare a pagare stipendi senza ottenere nulla in cambio non è più possibile, e questa è una cosa oggettiva visto il debito economico accumulato che attualmente dovrebbe aggirarsi attorno ai 2600 miliardi di euro. Vanno fatte delle riforme e vanno fatte immediatamente perché di questo passo la situazione continuerà a peggiorare e non oso immaginare in che condizioni potremo mai lasciare questa Italia ai nostri figli.</p>
<p> </p>


<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/reddito-di-cittadinanza-considerazioni/">Reddito di cittadinanza &#8211; Considerazioni</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Smart working: sì o no?</title>
		<link>https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/smart-working-si-o-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2022 12:08:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia, Società & Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[declino italiano]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[smart working]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=58</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vorrei iniziare questo articolo precisando che al di là di dati ISTAT e di Randstad Research farò alcune considerazioni soggettive su ciò che penso realmente sullo Smart working e sulla situazione Italiana di questa modalità di lavoro da remoto. So già che molti si troveranno d&#8217;accordo, molti altri in totale disaccordo. Sarà un articolo crudo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/smart-working-si-o-no/">Smart working: sì o no?</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei iniziare questo articolo precisando che al di là di dati ISTAT e di Randstad Research farò alcune <strong>considerazioni soggettive</strong> su ciò che penso realmente sullo Smart working e sulla situazione Italiana di questa modalità di lavoro da remoto. So già che molti si troveranno d&#8217;accordo, molti altri in totale disaccordo. Sarà un articolo crudo totalmente <strong>avverso alla cultura del &#8220;radical chic&#8221;</strong> che tanto va di moda e al latente populismo, ma ogni tanto è il caso di dire le cose come stanno.</p>
<h2>I dati di fatto</h2>
<p>Leggendo un<strong> <a href="https://www.corriere.it/economia/lavoro/cards/smart-working-italia-rallenta-mentre-ue-aumenta-ecco-perche/smart-working-cala-italia_principale.shtml">articolo sul Corriere della Sera</a> </strong>intitolato &#8220;Smart working, in Italia rallenta mentre in Ue aumenta: ecco perché&#8221;, venivano riportati i dati relativi al numero di lavoratori in Smart working in Italia e nel resto d&#8217;Europa.</p>
<p>Nel post pandemia sono in smart working solo 2,9 milioni di lavoratori rispetto ai potenziali 8 milioni di lavoratori che svolgono mansioni che potrebbero essere svolte in remoto, ovvero il 37% circa. <strong>Il numero è in calo</strong>: come meravigliarsi dico io?</p>
<p>La pandemia da Covid ha rappresentato una sorta di &#8220;banco prova&#8221; per questa modalità lavorativa dettata da una semplice esigenza aziendale: <em>&#8220;piuttosto di chiudere l&#8217;azienda preferisco continuare a lavorare mettendo le persone in condizione di poter lavorare da casa&#8221;</em>. Naturalmente la modalità dello smart working non può applicarsi a tutti i settori lavorativi. Immaginate il settore ristorativo. Di certo un cameriere non può lavorare da casa. Molti altri settori però, come ad esempio gli uffici, <strong>potrebbero tranquillamente lavorare da qualsiasi parte del mondo</strong> se il tema è quello del disbrigo di pratiche, dello sviluppo di software o di altre attività indipendenti dal presentarsi in una sede.</p>
<p>Se <strong>l&#8217;Italia sta facendo passi indietro</strong> è perché probabilmente qualcosa non ha funzionato sul banco prova, e chiedendoci &#8220;cosa&#8221; può non aver funzionato correttamente mi vengono in mente alcune ragioni di tipo geografico, altre di tipo organizzativo e altre che invece vanno a sposarsi con dati riguardanti il Digital Divide. In un <strong><a href="https://www.openpolis.it/le-regioni-europee-divise-dalla-connessione-internet/">articolo di Openpolis</a></strong> è visibile un grafico riportante la percentuale di famiglie coperte dal servizio internet per ogni regione delle nazioni d&#8217;Europa. L&#8217;Italia, specie al centro-sud è <strong>tra le ultime</strong> vicino alla Romania e alla Grecia.  Questo potrebbe essere già un indicatore, ma credo che la motivazione non debba essere ricercata qui, perché probabilmente un&#8217;azienda che propone ai dipendenti di lavorare in smart working lo fa conscia che i propri dipendenti possiedono una connessione ad internet o che, chi non la possiede, colga l&#8217;occasione del risparmio sulle spese di viaggio, per investire su una connessione internet anche mobile. No&#8230; Ritengo che il problema vero debba essere ricercato in altro&#8230;</p>
<h2>Quali possono essere i fattori?</h2>
<h3>La produttività</h3>
<p>Un imprenditore che torna sui suoi passi e decide di far rientrare i lavoratori in ufficio lo fa perché si è accorto che l&#8217;opportunità del lavoro in smart working <strong>non è stata colta dai dipendenti</strong>. Lo fa perché si è accorto che lavorando in smart working non venivano rispettati gli orari di lavoro, oppure non si riusciva a fare i numeri che venivano fatti con la presenza in azienda. La colpa di chi è? Questa volta va detto: del lavoratore. Perché se un lavoratore non riesce a cogliere i vantaggi del lavoro smart dove non deve più spendere mediamente 200 euro al mese di carburante per recarsi al lavoro con conseguente tutela dell&#8217;ecosistema (soldi che gli restano in tasca), dove la mattina può dormire mediamente dalla mezz&#8217;ora all&#8217;ora in più, e dove non deve più affrontare il traffico di ritorno a casa dal lavoro, allora è bene tornare sui propri passi.</p>
<p>Quali altri potrebbero essere i motivi?<br />
Un imprenditore deve pensare alla <strong>produttività aziendale</strong>, e solo un cretino tornerebbe indietro osservando un aumento di produttività con la modalità in smart!</p>
<p>Ma può essere solo colpa del dipendente? In parte potrebbe essere anche colpa dell&#8217;imprenditore!</p>
<h3>Mancanza di strumenti per il monitoraggio</h3>
<p>Se il problema è la produttività si potrebbe risolvere con un po&#8217; di <strong>controllo</strong>&#8230; Spesso però gli imprenditori non sono informati sulle tecnologie spendibili per facilitare lo smart working e su come queste tecnologie possano aiutare a verificare in tempo reale il rendimento dei propri dipendenti. Non si può improvvisare lo smart working. È un terreno che dev&#8217;essere preparato attentamente per renderlo effettivamente produttivo; perché è bene sottolinearlo, lo smart working se fatto nel modo giusto <strong>può far produrre molto di più all&#8217;azienda!</strong></p>
<h3>Politica e burocrazia dietro lo smart working</h3>
<p>L&#8217;Italia è un Paese <strong>eccessivamente regolamentato</strong>. In quasi nessun altro Paese d&#8217;Europa esiste un sistema legislativo uguale a quello Italiano. In <a href="https://www.truenumbers.it/pubblica-amministrazione-burocrazia-riforma/">questo articolo</a> di &#8220;Truenumb3rs&#8221; si evince come da 20esimi siamo passati a terz&#8217;ultimi nella classifica OCSE.</p>
<p>La colpa è della Politica? Senz&#8217;altro, ma ritengo che sia in realtà una <strong>responsabilità promiscua</strong>: in parte della Politica, in parte degli italiani. Le leggi vengono fatte quando si verifica <strong>l&#8217;esigenza di regolamentare</strong>, e l&#8217;esigenza si pone all&#8217;atto in cui qualcuno compie azioni improvvide in un terreno ancora non regolamentato, ergo, a quel punto dev&#8217;essere regolamentato.</p>
<h3>Ci vorrebbe un po&#8217; di buon senso</h3>
<p>Mi viene come esempio quello dei droni un tempo non regolamentati, oggi eccessivamente regolamentati.<br />
Quando uscirono i primi droni, non c&#8217;erano vincoli di utilizzo, chiunque poteva acquistare un drone commerciale dal peso di 2,5Kg e iniziare a volare. Il buonsenso dovrebbe dire alle persone che un drone che vola a 300mt di altezza se per qualsiasi motivo, dovuto ad esempio ad un guasto, dovesse cadere in testa ad una persona potrebbe ucciderla. Pertanto se i droni vengono fatti volare stupidamente ad alta quota nei centri storici delle più grandi metropoli italiane è chiaro che il governo debba mettere sul tavolo delle regolamentazioni e delle sanzioni per chi non le rispetta. Fu così che dalle prime violazioni delle norme del buon senso si è passati a una regolamentazione sull&#8217;utilizzo dei droni che prevede lo svolgimento di corsi ed esami per l&#8217;acquisizione di una patente per la guida di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR), assicurazioni sul drone e nei casi di operazioni critiche richieste di permessi di volo all&#8217;ENAC.</p>
<p>Per ciò che concerne lo Smart Working il discorso è analogo, tanto è vero che a partire da Settembre verranno create nuove norme da applicare ai contratti per lo Smart Working. Questo rappresenta un ulteriore <strong>freno a mano</strong> per lo sviluppo di questa modalità di lavoro.</p>
<h3>Le proteste</h3>
<p>Gli italiani inoltre mostrano comportamenti veramente strani, anzi, oserei dire paradossali. Migliaia di persone che si versano nelle piazze per una squadra di calcio ma che restano <strong>totalmente indifferenti</strong> davanti a leggi che vanno a modificare e segnare profondamente il loro <strong>stile di vita</strong>. Ci sarebbe tanto da riflettere anche qui.</p>
<p>Questo comportamento non si vede in altri paesi come ad esempio in Francia dove a scendere in piazza sono sempre i lavoratori. Che sia dunque questa una mancanza di organizzazione o d&#8217;<strong>intento</strong>?</p>
<h3>Anche la geografia non ci aiuta</h3>
<p>L&#8217;Italia è chiamato il &#8220;bel Paese&#8221;, abbiamo una <strong>geografia unica al mondo</strong> che non induce i cittadini a concentrarsi unicamente sul lavoro. Abbiamo centinaia di migliaia di attrattive, siamo totalmente circondati dal mare, abbiamo forse la migliore cucina al mondo, un eccellente clima mitigato dal &#8220;mare buono&#8221;, siamo geograficamente come un bambino nella culla. Viviamo in un ecosistema che fornisce molte distrazioni rispetto ad un paese in cui non c&#8217;è modo migliore di &#8220;ammazzare il tempo&#8221; lavorando.</p>
<h3>Grado culturale</h3>
<p>Ricordiamoci che l&#8217;Italia rappresentava &#8220;la culla della Cultura&#8221;. È oggettivo un <strong>declino totale</strong>, dimostrabile attraverso la chiusura dei teatri, la chiusura delle orchestre, gli scarsi investimenti sulle università e la ricerca e, in generale, la &#8220;scomparsa del bello&#8221;. Un Paese dove il livello culturale scende vertiginosamente è un Paese sempre più <strong>schiavo del sistema</strong>, incapace di comprendere e d&#8217;intendere, e dunque rappresentato da persone che necessitano di leader a cui affidarsi che creano leggi a loro difficili da comprendere.</p>
<p>Il buon senso spesso nasce proprio dalla cultura&#8230;</p>
<p>Lo smart working potrebbe essere una soluzione a tantissimi problemi relativi all&#8217;inquinamento, alla qualità della vita dell&#8217;individuo che vedrà sempre più sfumarsi in Italia per colpa, diciamolo, per lo più degli italiani stessi, che non sono stati capaci di applicare le norme del buon senso neanche in un contesto che gli viene totalmente a favore&#8230;</p>


<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/tecnologia-societa-futuro/smart-working-si-o-no/">Smart working: sì o no?</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
