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	<title>Marketing, Business &amp; Digitale | RENOR &amp; Partners S.r.l.</title>
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		<title>Marketing digitale metodo fuffa: metodo, dati e realtà</title>
		<link>https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/marketing-digitale-distinguere-metodo-dalla-fuffa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2025 11:57:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing, Business & Digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per ragioni professionali mi sono dovuto avvicinare al mondo del Digital Marketing, pur non considerandolo, lo ammetto, un ambito che mi entusiasmi particolarmente dal punto di vista tecnico. La vera soddisfazione, in questo settore, risiede nella verifica concreta che una strategia pensata, progettata e implementata con metodo funzioni davvero e generi risultati tangibili, soprattutto in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per ragioni professionali mi sono dovuto avvicinare al mondo del Digital Marketing, pur non considerandolo, lo ammetto, un ambito che mi entusiasmi particolarmente dal punto di vista tecnico. La vera soddisfazione, in questo settore, risiede nella verifica concreta che una strategia pensata, progettata e implementata con metodo funzioni davvero e generi risultati tangibili, soprattutto in un contesto dominato dal marketing digitale metodo fuffa.<br>Nel panorama del <strong>marketing digitale metodo fuffa</strong>, promesse miracolose e slogan vuoti rendono sempre più difficile distinguere un approccio serio da uno improvvisato.</p>



<p>Dal punto di vista ingegneristico, l&#8217;attività operativa consiste spesso in operazioni relativamente ordinarie: integrazione di API di terze parti, raccolta e registrazione dei dati in un database e successiva elaborazione. Nulla di particolarmente impegnativo e innovativo per chi è abituato a progettare architetture software o sistemi distribuiti complessi. </p>



<p>Tuttavia, è importante distinguere in modo chiaro chi lavora seriamente nel Digital Marketing da chi si improvvisa “esperto” o “guru”. Possiamo identificare almeno <strong>tre categorie di operatori</strong> che oggi popolano l’ambiente, soprattutto su piattaforme come LinkedIn&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-marketing-digitale-metodo-o-fuffa">Marketing digitale: metodo o fuffa?</h2>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-marketing-digitale-metodo-fuffa-come-riconoscerlo">Marketing digitale metodo fuffa: come riconoscerlo</h3>



<p>Quando si parla di marketing digitale metodo fuffa, è fondamentale chiarire chi lavora con dati e metodo e chi invece costruisce solo narrazioni autoreferenziali. Si tratta di operatori con un forte orientamento ai dati, capaci di coniugare creatività e rigore analitico. Utilizzano strumenti di tracciamento avanzati, implementano strategie personalizzate, testano costantemente soluzioni attraverso A/B testing e misurano ogni attività sulla base di KPI concreti. Un approccio di questo tipo è coerente con le <a href="https://developers.google.com/search/docs/fundamentals/creating-helpful-content">linee guida ufficiali di Google</a> sulla valutazione della qualità dei contenuti e delle strategie digitali. Ad oggi molti di loro integrano sapientemente anche AI. Per approfondire l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sui ruoli professionali, leggi anche <a href="https://renor.it/blog/intelligenza-artificiale-e-lavoro-perche-non-stiamo-assistendo-alla-fine-delle-professioni/">Intelligenza artificiale e lavoro: perché non stiamo assistendo alla fine delle professioni</a>. Il loro lavoro si basa su un metodo, non su false promesse da marinaio.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-i-venditori-di-fumo">I venditori di fumo</h2>



<p>Autoproclamatisi esperti, spesso con titoli pomposi inventati tramite neologismi come <em>Master Coach Marketing Strategis</em>t o simili, presentano contenuti privi di qualsiasi sostanza. Offrono webinar gratuiti in cui propongono un &#8220;metodo magico&#8221; applicabile indistintamente a chi vende frutta come a chi sviluppa software o gestisce consulenze B2B complesse. </p>



<p>Queste figure sfruttano tecniche persuasive (che attaccano solo con chi non ha neanche idea di cosa sia veramente il marketing digitale), funnel commerciali aggressivi con mail inviate ogni giorno e a volte anche più volte nello stesso giorno, senza fornire alcuna metrica reale o documentazione verificabile. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-come-orientarsi-nel-marketing-digitale-tra-metodo-e-fuffa">Come orientarsi nel marketing digitale tra metodo e fuffa?</h2>



<p>Se state valutando l’adozione di strategie di marketing digitale e non siete del mestiere, o comunque non ne avete mai sentito parlare in modo approfondito, distinguere il marketing digitale metodo fuffa da un approccio serio è il primo passo per evitare errori costosi.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Per prima cosa verificate sempre le referenze, chiedete casi di successo documentati e clienti reali ai quali possiate andare a richiedere un feedback. </li>



<li>Richiedete sempre una proposta personalizzata e diffidate da soluzioni preconfezionate; per forza di cose la strategia di marketing del venditore di tappeti che ha il negozio sotto casa vostra non può essere la stessa di quella di uno studio medico. </li>



<li>Valutate la capacità di ascolto perché un buon consulente vi farà molte domande prima di darvi delle risposte. Nessuno prima di conoscere a fondo di cosa vi occupate vi potrà dire una strategia di marketing da intraprendere. </li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-analisi-seria-questa-sconosciuta">Analisi seria: questa sconosciuta!</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Analizzate sempre i dati! Chiedete sempre indicatori di performance, timeline, costi stimati e risultati attesi. Soprattutto i risultati attesi non c&#8217;è modo di poterli dare con un margine di previsione affidabile (5% &#8211; 10%) ancora prima di aver pubblicato una campagna di test. I dati teorici sono talmente tanto affetti da errori che perdono di qualsiasi significato statistico. Per questo motivo è fondamentale comprendere concetti come varianza, intervalli di confidenza e significatività statistica, come spiegato nella <a href="https://support.google.com/analytics/answer/9320135">documentazione ufficiale di Google Analytics</a>. Ad esempio, un’affermazione del tipo “<em>ti porterò 5 lead al giorno con un margine di errore del 50%</em>” implica un intervallo di confidenza così ampio (da 2.5 a 7.5) da rendere la previsione quasi inutilizzabile. In termini statistici, un errore relativo del 50% indica una <strong>varianza elevatissima</strong> rispetto al valore atteso, riducendo fortemente la significatività della stima. È come dire che la probabilità che piova domani è del 50%: tale informazione non fornisce alcun vantaggio decisionale rispetto al puro caso.. Quindi è egualmente probabile che ci sia il sole</li>
</ul>



<p>Questo ultimo punto merita un paragrafo a parte&#8230; </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Utilizzate strumenti di verifica; anche l&#8217;uso di intelligenza artificiale per fare un &#8220;deep search&#8221; sul consulente o sull&#8217;agenzia può essere utile per tutelarsi, chiedendo se le testimonianze siano autoreferenziate oppure rilasciate da aziende che sono state clienti. Siamo tutti capaci di dipingerci come mostri infallibili e professionisti verticali, ma le parole devono essere confermate sempre dai fatti. </li>
</ul>



<p>Nonostante tutti questi controlli, non è detto che i risultati arrivino, perché alla fine di tutto il ROI dipende anche dal prodotto o servizio che state vendendo. Se non ha presa sul mercato perché il mercato non è interessato c&#8217;è poco da fare.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-un-esperienza-personale-nel-marketing-digitale">Un’esperienza personale nel marketing digitale</h2>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-quando-il-marketing-digitale-diventa-solo-fuffa">Quando il marketing digitale diventa solo fuffa</h3>



<p>Anni fa partecipai, tramite l&#8217;azienda per cui lavoravo, a un convegno organizzato da una nota agenzia di marketing. L&#8217;evento (a pagamento) si rivelò essere poco più di un momento promozionale per l&#8217;agenzia stessa. </p>



<p>Sul palco si alternavano piccoli imprenditori per testimoniare i risultati ottenuti: in alcuni casi, &#8220;successi&#8221; quantificati in 3000 euro di fatturato mensile. Con tutto il rispetto possibile per il lavoro e la visione di altri imprenditori, è molto difficile considerare queste cifre un traguardo di cui vantarsi per un&#8217;impresa. </p>



<p>La mancanza di contenuti formativi reali mi lasciò piuttosto perplesso e rafforzò la mia convinzione che, nel marketing, come in altri ambiti, occorra saper distinguere tra professionalità e storytelling autoreferenziale. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-cosa-viene-da-chiedersi">Cosa viene da chiedersi?</h2>



<p>Vengo continuamente inondato da richieste su LinkedIn di persone che si presentano, ancora prima di avergli risposto un banale &#8220;buongiorno&#8221;, promettendo risultati eclatanti quando non sanno neanche chi sono, non conoscono la mia società e di cosa si occupa sul campo e spesso mi presentano, oltre al marketing, servizi in ambito IT che offro anche io: segno distintivo del fatto che hanno applicato un semplice copia e incolla di un messaggio al quale hanno probabilmente cambiato solamente il nome del destinatario, avendo sorvolato completamente di verificare quelle che sono le mie credenziali e il mio lavoro. </p>



<p>Praticamente è come se entrassero in una norcineria e tentassero di vendere al proprietario un etto di mortadella.</p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-dalla-teoria-alla-pratica">Dalla teoria alla pratica</h4>



<p>Onestamente oggi non spendo più tempo a rispondere a questi &#8220;ciarlatani&#8221; ma in tempi passati mi divertivo con loro dicendogli: <br><em>&#8220;Ok, se sei così sicuro di portarmi tutti questi clienti dipingendoti come Master Coach Marketing Strategist, allora facciamo che ti pago a risultato ottenuto. Se sei certo di avere questo metodo infallibile non dovrebbe essere un problema per te se ti pago a risultati ottenuti&#8221;.</em></p>



<p>Ovviamente il messaggio è chiaramente provocatorio, ma sono dell&#8217;idea che a domanda assurda si replichi con una risposta assurda; e naturalmente tutto si sgonfia immediatamente.</p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-la-domanda-nasce-spontanea">La domanda nasce spontanea</h4>



<p>A questo punto viene da chiedersi? Possibile che le persone non comprendano cosa sia il marketing digitale? Voglio dire&#8230; È il termine stesso a suggerirlo: prendi il marketing tradizionale fatto di volantini, brochure, e digitalizzalo con campagne di ricerca e campagne di advertising. Potresti mai dare adito ad una persona che stampa e distribuisce volantini e ti promette di decuplicare il tuo fatturato senza sapere di cosa ti occupi e quanti volantini intendi stampare e distribuire? Tenendo poi presente il fatto che la chiusura del lead dipende poi anche dalla tua capacità di convertirlo con una presentazione seria e credibile del prodotto o servizio che stai vendendo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-facciamo-chiarezza-sul-marketing-digitale">Facciamo chiarezza sul marketing digitale</h2>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-marketing-digitale-serio-vs-approcci-improvvisati">Marketing digitale serio vs approcci improvvisati</h3>



<p>Nel marketing digitale esistono diverse tipologie di campagne attuabili ma tutte si dividono fondamentalmente in due macro-categorie:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le campagne di ricerca</li>



<li>Le campagne di advertising</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-campagne-di-ricerca">Campagne di ricerca</h4>



<p>Le campagne di ricerca fanno parte di quella branca denominata &#8220;Marketing diretto&#8221;. Il tuo sito o la tua landing page compare sui motori di ricerca come risultato sponsorizzato nel momento in cui un utente cerca una delle parole chiave che hai utilizzato per definire la tua campagna di marketing. </p>



<h4 class="wp-block-heading" id="h-campagne-di-advertising">Campagne di advertising</h4>



<p>Le campagne di advertising fanno invece parte di quella branca denominata &#8220;Marketing indiretto&#8221;. In questo caso non c&#8217;è un interesse da parte di un utente nel ricercare un prodotto o servizio online. Questo tipo di campagne può essere visto come la digitalizzazione del volantinaggio. Quante volte ti è successo di andare su Facebook o su LinkedIn e vedere post sponsorizzati per la vendita di prodotti o servizi?</p>



<p>Certamente il marketing digitale ha dei vantaggi innegabili: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Oggi la maggior parte delle persone cerca informazioni su internet con il proprio smartphone</li>



<li>Di questi la maggior parte utilizza regolarmente i social</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-cosa-fanno-le-big-tech-companies">Cosa fanno le big-tech companies?</h3>



<p>I grandi brand come Google e Facebook investono sui dati. Memorizzano qualsiasi interazione che hai compiuto con la pagina per creare un tuo profilo virtuale. Se cerchi su google o addirittura se stai parlando di animali è molto probabile che troverai inserzioni personalizzate su gadget per animali, cibi per animali. </p>



<p>I grandi brand ti conoscono forse meglio di quanto tu non conosca te stesso e queste informazioni sono oro colato per chi deve fare una campagna di marketing perché la può profilare su tutti gli utenti che hanno quegli specifici interessi.. Questo non potresti farlo con il volantinaggio. </p>



<p>Nel marketing digitale puoi anche settorializzare per posizione geografica ma soprattutto il risultato dipende fortemente dal budget che decidi di investire. </p>



<p>Distribuire 10.000 volantini ha una copertura e una risposta diversa del distribuirne un milione e alla base di questa differenza c&#8217;è un investimento economico diverso. </p>



<p>Ecco perché continuo a raccomandarvi di diffidare da chi si presenta con una <em>&#8220;soluzione magica&#8221;</em> già pronta senza sapere neanche chi siete. </p>



<p>Ma veniamo al punto centrale di questo articolo&#8230; </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-perche-gli-ingegneri-sono-avvantaggiati-nel-marketing-digitale">Perché gli ingegneri sono avvantaggiati nel marketing digitale</h2>



<h3 class="wp-block-heading" id="h-metodo-dati-e-controllo-contro-la-fuffa">Metodo, dati e controllo contro la fuffa</h3>



<p>Avrete compreso che la corretta canalizzazione di una campagna di marketing richiede un approccio orientato alla lettura e comprensione dei dati. </p>



<p>Bene, chi possiede un&#8217;alta formazione tecnico-informatica parte da una posizione di vantaggio per diverse ragioni: </p>



<h5 class="wp-block-heading" id="h-modelli">Modelli</h5>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un ingegnere è abituato a pensare per modelli, ipotesi e verifiche. Questo modus operandi si adatta perfettamente al marketing data-driven, dove ogni azione deve poter essere misurata, testata e ottimizzata nel tempo. </li>
</ul>



<h5 class="wp-block-heading" id="h-nessun-supporto-tecnico">Nessun supporto tecnico</h5>



<ul class="wp-block-list">
<li>Laddove un marketer tradizionale ha bisogno del supporto di un tecnico per integrare un pixel di tracciamento, impostare una chiamata API o creare uno script di conversione, un ingegnere può farlo autonomamente, riducendo tempi, costi e margini di errore. </li>
</ul>



<h5 class="wp-block-heading" id="h-conoscenza-approfondita-dei-principali-strumenti-informatici">Conoscenza approfondita dei principali strumenti informatici</h5>



<ul class="wp-block-list">
<li>La conoscenza dei database, di linguaggi come Python o strumenti di data analysis (BigQuery, Data Studio, Grafana, ecc.) permettono di costruire pipeline personalizzate per l&#8217;analisi di campagne, ottimizzare i funnel, monitorare in tempo reale le performance e attivare alert automatici. Inoltre l&#8217;intelligenza artificiale oggi può porre automaticamente delle correzioni basate sui dati analizzati. Ad esempio è possibile utilizzare le API di meta per aggiustare automaticamente il &#8220;tiro&#8221; di alcune campagne per farle performare meglio. </li>
</ul>



<h5 class="wp-block-heading" id="h-corretto-dimensionamento-delle-risorse">Corretto dimensionamento delle risorse</h5>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un ingegnere sa come dimensionare correttamente l&#8217;ambiente in cui girano landing page, CRM; sistemi di lead scoring o di email automation e questo è un aspetto veramente cruciale quando si gestiscono campagne ad alto traffico. Il rischio, altrimenti è quello di lavorare con un sistema sottodimensionato che brucia lead perché non è in grado di servire tutte le richieste in ingresso. </li>
</ul>



<h5 class="wp-block-heading" id="h-analisi-per-ottimizzazione-delle-risorse">Analisi per ottimizzazione delle risorse</h5>



<ul class="wp-block-list">
<li>L&#8217;ottimizzazione di budget e risorse è una priorità condivisa da chi progetta sistemi in ambito ingegneristico e da chi gestisce campagne digitali: test A/B, attribuzione dei costi, performance ROI, tutto richiede la stessa logica di efficienza e controllo. </li>
</ul>



<h5 class="wp-block-heading" id="h-integrazione-di-ai">Integrazione di AI</h5>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un ingegnere sa integrare chatbot basati su intelligenza artificiale che permettono di dialogare in linguaggio naturale 24 ore su 24, 7 giorni su 7 con tutte le persone che vogliono maggiori informazioni sul prodotto in tempo reale, senza latenze.</li>
</ul>



<h5 class="wp-block-heading" id="h-piattaforme-su-misura">Piattaforme su misura</h5>



<ul class="wp-block-list">
<li>Mentre molti marketer si affidano completamente a piattaforme preconfezionate, l&#8217;ingegnere può costruire strumenti taylor made, perfettamente aderenti alle esigenze del business, evitando vincoli e costi nascosti. </li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-conclusione">Conclusione</h2>



<p>Nell&#8217;epoca in cui viviamo, dove l&#8217;informazione e i dati sono la vera ricchezza ma dove la competenza vera è rara, distinguere chi fa marketing con serietà da chi costruisce illusioni è una responsabilità di tutti: imprenditori, tecnici, consulenti e professionisti del settore. </p>



<p>Il marketing digitale non è una formula magica, né un insieme di strumenti da “attivare e dimenticare”: è proprio questa consapevolezza che permette di non cadere nelle trappole del marketing digitale metodo fuffa. Il mio consiglio è molto semplice: prima di affidarvi al primo che capita e che promette risultati eclatanti, fate domande, analizzate i numeri e verificate i fatti, perché il primo campanello d&#8217;allarme è nascosto proprio dietro la sua promessa. E se vi sentite in difficoltà nel valutare proposte o offerte digitali, confrontatevi con chi ha una formazione tecnica: potrebbe farvi risparmiare tempo, risorse e, soprattutto, disillusioni. </p>
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		<title>I progetti che ci piacciono</title>
		<link>https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/i-progetti-che-ci-piacciono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 23:36:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per un nostro cliente stiamo sviluppando un dispositivo da installare all&#8217;interno di celle frigorifere e camion refrigerati, con il compito di monitorare costantemente temperatura e umidità per garantire il mantenimento della catena del freddo. Un progetto che, sulla carta, potrebbe sembrare piuttosto semplice: un microcontrollore, un sensore per rilevare temperatura e umidità, è uno script [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per un nostro cliente stiamo sviluppando un dispositivo da installare all&#8217;interno di celle frigorifere e camion refrigerati, con il compito di monitorare costantemente temperatura e umidità per garantire il mantenimento della catena del freddo. </p>



<p>Un progetto che, sulla carta, potrebbe sembrare piuttosto semplice: un microcontrollore, un sensore per rilevare temperatura e umidità, è uno script Python che invia i dati al cloud a intervalli regolari.<br>Perfetto no? No proprio! Se lo realizzassimo così, avrebbe vita molto breve. Come si suol dire&#8230; Durerebbe <em>&#8220;da Natale a Santo Stefano&#8221;.</em></p>



<p>Perché? Il motivo è presto detto: elettronica ed umidità non sono mai andate d&#8217;accordo e nelle celle frigorifere industriali le temperature possono facilmente scendere sotto i -20°C. Un bel freddino insomma&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Soluzioni di primo impatto?</h2>



<p>La prima azione concreta è stata quella di cercare sul mercato componenti hardware pensati espressamente per ambienti ostili, in grado di operare in un range termico particolarmente esteso. </p>



<p>Una delle opzioni più interessanti è il Compute Module 4 in versione Extended Temperature, recentemente introdotto dalla Raspberry Foundation. Questo modulo è certificato per funzionare in un intervallo che va da -40°C fino a +85°C.<br>Al superamento della soglia superiore, entra in funzione un meccanismo automatico di riduzione del clock, utile per contenere l&#8217;innalzamento termico e mantenere il sistema stabile, sacrificando però la velocità di elaborazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Problema già risolto dunque?</h2>



<p>In parte si, abbiamo affrontato e risolto il tema della temperatura, ma quello dell&#8217;umidità resta ancora aperto. Per proteggere l&#8217;elettronica in modo efficace da condensa, infiltrazioni e agenti esterni, serve un accorgimento in più.</p>



<p>La soluzione adottata consiste nell&#8217;immergere l&#8217;intera circuiteria in un gel isolante elettrico, più precisamente un gel poliuretanico bicomponente a bassa viscosità, concepito per sigillare e proteggere scatole di derivazione, connettori e PCB da acqua, umidità, polveri e altri fattori ambientali critici. </p>



<p>A prima vista sembra una soluzione definitiva: basta acquistare il giusto bicomponente, applicarlo e il problema dell&#8217;umidità sembrerebbe risolto.<br>Ma anche qui, la realtà è ben diversa&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Risolto un problema se ne ripresenta un altro</h2>



<p>Nel momento in cui abbiamo risolto il problema dell&#8217;umidità, si è ripresentato sotto nuova veste quello della gestione termica. </p>



<p>Già, perché il gel isolante, oltre a schermare dall&#8217;umidità è anche un ottimo isolante termico. Questo significa che, una volta immersa l&#8217;elettronica nel gel, lo scambio di calore con l&#8217;esterno diventa estremamente inefficiente. </p>



<p>Anche se il dispositivo si trova in un ambiente a -20°C, la temperatura della CPU tende comunque a salire rapidamente, perché il calore generato non riesce a dissiparsi in modo efficace. </p>



<p>Per evitare che il sistema vada incontro a surriscaldamento e throttling termico, è necessario introdurre un ulteriore elemento ingegneristico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dissipatore passivo</h2>



<p>Per risolvere in modo efficace il problema della dissipazione termica all&#8217;interno del gel isolante, è necessario integrare un dissipatore passivo progettato ad hoc. </p>



<p>Questo dissipatore deve essere montato direttamente a contatto con il SoC, accoppiato mediante pasta termoconduttiva per garantire una trasmissione ottimale del calore; parzialmente immerso nel gel, ma con una superficie a diretto contatto con l&#8217;ambiente esterno, in modo da favorire la cessione del calore all&#8217;aria fredda della cella frigorifera. </p>



<p>Questa soluzione ci consente di trasferire il calore generato dal SoC verso l&#8217;esterno, aggirando l&#8217;effetto isolante del gel. Ma prima di procedere è fondamentale porsi alcune domande ingegneristiche chiave, indispensabili per dimensionare correttamente il sistema: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>A quale temperatura desideriamo mantenere il SoC durante il funzionamento? L&#8217;obiettivo è evitare sia la formazione di condensa (che si verifica a temperature troppo basse), sia il superamento della soglia critica di 85°C, che attiverebbe il thermal throttling. </li>



<li>Quale deve essere la superficie di contatto tra dissipatore e CPU per garantire un trasferimento di calore efficace senza scendere eccessivamente di temperatura? Questo valore dipende dalla potenza termica generata, dal materiale utilizzato per il dissipatore e dalla differenza di temperatura tra SoC e ambiente esterno. </li>



<li>Quanta potenza dissipa effettivamente il SoC di un Compute Module 4 in condizioni di pieno carico? In base ai nostri test, la dissipazione termica a pieno regime è di circa 6 watt. Questo dato è fondamentale per calcolare correttamente la superficie del dissipatore necessaria per mantenere il sistema entro i limiti termici desiderati. </li>
</ul>



<p>Solo dopo aver risposto con precisione a queste domande è possibile passare alla fase successiva: il calcolo termico vero e proprio, che ci permetterà di dimensionare correttamente l&#8217;interfaccia dissipante e di garantire la stabilità del dispositivo anche in condizioni ambientali estreme. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dimensionamento della superficie a contatto col SoC</h2>



<p>Sebbene il <strong>Compute Module 4 Extended Temperature (CM4ET)</strong> sia certificato per operare in un range che arriva fino a <strong>-40 °C</strong>, è opportuno evitare che il <strong>die</strong> lavori a temperature eccessivamente basse durante il pieno carico, per scongiurare il rischio di <strong>formazione di condensa</strong> nelle immediate vicinanze dell’elettronica.</p>



<p>Quando il CM4ET è sotto pieno carico, dissipa approssimativamente <strong>6 watt</strong> di potenza termica. Questo calore deve essere trasferito dal die del SoC all’ambiente esterno, ovvero l’aria fredda della cella frigorifera.</p>



<p>Ma attenzione: anche qui serve equilibrio.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Se il <strong>dissipatore</strong> è <strong>troppo efficiente</strong>, c’è il rischio che il die scenda sotto i <strong>-20 °C</strong>, cosa da evitare per evitare fenomeni di condensazione localizzata.</li>



<li>Se invece il <strong>dissipatore è insufficiente</strong>, ovvero il calore prodotto dalla CPU è superiore a quello che il dissipatore riesce a smaltire, la temperatura salirà progressivamente fino a raggiungere gli <strong>85 °C</strong>, soglia oltre la quale entra in gioco il <strong>thermal throttling</strong>.</li>
</ul>



<p>L’obiettivo è quindi mantenere il SoC in un range termico sicuro e stabile. Una <strong>temperatura target di circa -5 °C</strong> è ragionevole, considerando che l’ambiente esterno può arrivare fino a <strong>-22 °C</strong>.</p>



<p>Per ottenere questo equilibrio, dobbiamo dimensionare correttamente la <strong>superficie di contatto del dissipatore</strong>. L’analisi si basa sulla conduzione stazionaria del calore, modellata dalla seguente equazione:</p>



<p><img decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-1f2248a50cb345dc4cb9b11b95cbf3cc_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#81;&#32;&#61;&#32;&#102;&#114;&#97;&#99;&#123;&#107;&#32;&#99;&#100;&#111;&#116;&#32;&#65;&#32;&#99;&#100;&#111;&#116;&#32;&#68;&#101;&#108;&#116;&#97;&#32;&#84;&#125;&#123;&#76;&#125;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="17" width="230" style="vertical-align: -4px;"/></p>



<p>dove:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><img decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-2c758bec4c272382411b95fc0e7ee250_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#81;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="16" width="14" style="vertical-align: -4px;"/> è la potenza termica trasferita (in watt),</li>



<li><img decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-3422b6bb5c160593658b7c39425d9880_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#107;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="12" width="9" style="vertical-align: 0px;"/> è la conducibilità termica del materiale (in W/m·K),</li>



<li><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-25b206f25506e6d6f46be832f7119ffa_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#65;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="13" width="13" style="vertical-align: 0px;"/> è l’area della sezione trasversale (in m²),</li>



<li><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-66a9f474fc3c52efdfb0ba6a70199ee8_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#76;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="12" width="12" style="vertical-align: 0px;"/> è lo spessore del materiale (in m),</li>



<li><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-1a6805cecadefe654fa92cfe022289cd_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#68;&#101;&#108;&#116;&#97;&#32;&#84;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="12" width="57" style="vertical-align: 0px;"/> è la differenza di temperatura tra i due lati (in K).</li>
</ul>



<p>Risolvendo l’equazione per l’area A:</p>



<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-75f67fc1cdefe9bc536b8d5e5810a479_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#65;&#32;&#61;&#32;&#102;&#114;&#97;&#99;&#123;&#80;&#32;&#99;&#100;&#111;&#116;&#32;&#76;&#125;&#123;&#107;&#32;&#99;&#100;&#111;&#116;&#32;&#68;&#101;&#108;&#116;&#97;&#32;&#84;&#125;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="17" width="230" style="vertical-align: -4px;"/></p>



<p>Questa formula ci consente di calcolare l’<strong>area minima necessaria</strong> affinché, dissipando la potenza <img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-650eb7688af6737ac325425b5c9a5982_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#80;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="12" width="14" style="vertical-align: 0px;"/>, la differenza di temperatura tra il die e l’ambiente sia pari a <img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-1a6805cecadefe654fa92cfe022289cd_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#68;&#101;&#108;&#116;&#97;&#32;&#84;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="12" width="57" style="vertical-align: 0px;"/>.</p>



<p>Inserendo i valori noti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-8f9d0df112260e98ffa0fdfb87dfe3a2_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#80;&#32;&#61;&#32;&#54;&#44;&#87;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="16" width="73" style="vertical-align: -4px;"/></li>



<li><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-3f2d8ddf38e2b39170edb810a14890d5_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#76;&#32;&#61;&#32;&#48;&#123;&#44;&#125;&#48;&#48;&#54;&#55;&#53;&#44;&#109;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="17" width="117" style="vertical-align: -4px;"/></li>



<li><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-e28e11959016ffa97c16e806bceddb6a_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#107;&#32;&#61;&#32;&#50;&#48;&#53;&#44;&#87;&#47;&#109;&middot;&#75;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="19" width="126" style="vertical-align: -5px;"/> (conducibilità dell’alluminio puro)</li>



<li><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-d4be30e7907f71dd5ed61f74a9865659_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#68;&#101;&#108;&#116;&#97;&#32;&#84;&#32;&#61;&#32;&#49;&#55;&#44;&#75;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="17" width="123" style="vertical-align: -4px;"/> (cioè da -5 °C a -22 °C)</li>
</ul>



<p>otteniamo:</p>



<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://renor.it/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-18885a94bb40cf6b8eb0c1a5164bdd1a_l3.png" class="ql-img-inline-formula quicklatex-auto-format" alt="&#65;&#32;&#61;&#32;&#102;&#114;&#97;&#99;&#123;&#54;&#32;&#99;&#100;&#111;&#116;&#32;&#48;&#123;&#44;&#125;&#48;&#48;&#54;&#55;&#53;&#125;&#123;&#50;&#48;&#53;&#32;&#99;&#100;&#111;&#116;&#32;&#49;&#55;&#125;&#32;&#61;&#32;&#49;&#123;&#44;&#125;&#49;&#54;&#50;&#32;&#99;&#100;&#111;&#116;&#32;&#49;&#48;&#94;&#123;&#45;&#53;&#125;&#44;&#116;&#101;&#120;&#116;&#123;&#109;&#125;&#94;&#50;&#32;&#61;&#32;&#109;&#97;&#116;&#104;&#98;&#102;&#123;&#49;&#49;&#123;&#44;&#125;&#54;&#50;&#44;&#109;&#109;&#94;&#50;&#125;" title="Rendered by QuickLaTeX.com" height="41" width="582" style="vertical-align: -4px;"/></p>



<p>Questa è la <strong>superficie minima teorica</strong> del dissipatore a contatto diretto con il SoC necessaria per mantenere la temperatura nei limiti desiderati.</p>



<p>Naturalmente, questo valore è ideale e calcolato in condizioni perfettamente statiche; nella pratica, <strong>è consigliabile considerare un margine di sicurezza</strong>, sia per tolleranze meccaniche sia per l’effetto di strati intermedi (come il gel isolante o le interfacce in plastica).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Realizzazione del modello 3D del dissipatore</h2>



<p>Per motivi legati a vincoli contrattuali con il cliente, non è possibile mostrare immagini o schemi del progetto. Tuttavia, posso fornire alcune informazioni utili sul dimensionamento finale. </p>



<p>Alla fine del processo di modellazione e produzione, la superficie di contatto utile del dissipatore è risultata pari a circa 13 mm². Un valore leggermente superiore rispetto al minimo teorico calcolato, docuto a limitazioni meccaniche legate alla realizzazione CNC. </p>



<p>Questa superficie rientra comunque in un margine accettabile, sufficiente per evitare che la temperatura del SoC scenda troppo sotto i valori desiderati, prevenendo così la formazione di condensa. </p>



<p>Per ottimizzare ulteriormente il trasferimento termico, il dissipato è stato posizionato nella parte inferiore del contenitore, con la maggior parte della sua superficie al di sotto della plastica dell&#8217;enclosure. In pratica, solo una piccola parte è a contatto diretto con l&#8217;aria fredda della cella frigorifera essendo separato da essa da uno strato di plastica da 2 mm. </p>



<p>Va sempre ricordato poi che esiste una differenza sostanziale tra calcoli teorici e comportamento reale in esercizio: i primi servono a dare una base progettuale solida, ma è solo con la sperimentazione diretta che si verifica l&#8217;effettiva affidabilità della soluzione. Nel nostro caso, entro i margini previsti, la progettazione si è dimostrata efficace. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Test</h2>



<p>Per validare il progetto ho effettuato un test sperimentale casalingo, inserendo l&#8217;intero dispositivo all&#8217;interno del congelatore domestico, impostato alla temperatura più bassa disponibile. Purtroppo non è stato possibile raggiungere i -22°C delle celle industriali ma solo i -17°C, ma la prova ha comunque fornito dati molto utili per valutare il comportamento termico in condizioni reali. </p>



<p>Il testo è stato strutturato su una durata di 60 minuti, con campionamento ogni secondo e dopo la stabilizzazione in idle. <br>Durante il test abbiamo monitorato:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La temperatura del SoC</li>



<li>La temperatura interna all&#8217;enclosure tramite un sensore I2C</li>



<li>La temperatura sulla superficie esterna del dissipatore, misurata tramite una termocoppia posizionata tra il dissipatore stesso e la plastica dell&#8217;enclosure. </li>
</ul>



<p>Dopo circa 30 minuti, tutte le temperature si erano già stabilizzate. </p>



<p>In fase di idle, la temperatura massima della CPU ha raggiunto i 12,5°C. A questo punto, una volta constatata la stabilizzazione, ho avviato lo stress test e fatto partire il cronometro per i successivi 60 minuti. </p>



<p>Al termine del test sotto carico, i valori rilevati sono stati i seguenti: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Temperatura massima della CPU: 38,7°C</li>



<li>Temperatura interna all&#8217;enclosure: -1.3°C</li>



<li>Temperatura sulla superficie esterna dello scambiatore: -11,4°C</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/docsz/AD_4nXe46OuitIfCuSBnthk_5aCCCSvHsf6rDIB3HpNv4cWcYKOhkyWRb-Qp6NqvYV_p_yV6zLkfxHUp2IRrjB-_RTZFUaKFXpBxoJWgqAL5VAbSgOUXTf_W1XSjkGGl1zCy3EtRJd-LIQ?key=kyUELbgsfh6G37D0pACCEA" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>I dati ottenuti confermano che la CPU lavora entro un range termico sicuro, la temperatura operativa non scende sotto i livelli critici per la condensa, l&#8217;elettronica risulta protetta anche in condizioni ambientali estreme, il sistema si dimostra stabile e bilanciato con un&#8217;efficace gestione passiva della dissipazione termica. La configurazione scelta è quindi idonea per un funzionamento continuativo, anche in ambienti refrigerati spinti, senza rischio di guasti, condensazione o throttling termico. </p>



<p>Questi sono i progetti che ci appassionano davvero. Quelli che ti costringono a ragionare, a metterti alla prova, a cercare soluzioni fuori dagli schemi. Progetti che non si risolvono con una libreria importata o un sensore standard, ma che richiedono ingegno, sperimentazione e multidisciplinarità che spazia tra elettronica, fisica, termodinamica e progettazione meccanica. </p>



<p>Sono proprio queste sfide a lasciarti, ogni volta, con un bagaglio tecnico e culturale più ricco, che finisce per tornarti utile nei contesti più inaspettati. <br>E alla fine, quando tutto funziona come deve, la soddisfazione è doppia!</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/i-progetti-che-ci-piacciono/">I progetti che ci piacciono</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Talentflow &#8211; Il nuovo promettente progetto di RENOR &#038; Partners</title>
		<link>https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/talentflow-il-nuovo-promettente-progetto-di-renor-partners/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Apr 2025 23:35:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing, Business & Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[analisi curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[automazione hr]]></category>
		<category><![CDATA[candidati]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[portale di recruiting]]></category>
		<category><![CDATA[recuiting]]></category>
		<category><![CDATA[risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[screening cv]]></category>
		<category><![CDATA[selezione del personale]]></category>
		<category><![CDATA[talentflow]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=296</guid>

					<description><![CDATA[<p>HR24 è il portale di nuova generazione che rivoluziona il recruiting aziendale. Grazie all’analisi semantica AI, HR24 interpreta i curriculum, pre-seleziona i candidati migliori e accelera i tempi di assunzione. Scopri come innovare il tuo processo di selezione del personale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È ben noto a tutti coloro che ci conoscono che il nostro staff proviene da realtà specializzate nella ricerca e selezione del personale e da realtà radicate nel mondo dell&#8217;informatica e della tecnologia. Fin dall&#8217;apertura di RENOR &amp; Partners S.r.l., ci siamo sempre impegnati a risolvere e automatizzare quei processi particolarmente impegnativi e ripetitivi che sottraggono tempo prezioso alle risorse interne e rallentano significativamente le attività di recruiting.</p>
<h2>L&#8217;avvento dell&#8217;AI</h2>
<p>Con l&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale, siamo riusciti a rivoluzionare il modo di operare nel settore delle risorse umane, offrendo ai nostri clienti strumenti efficienti, precisi e altamente performanti, capaci di migliorare sensibilmente i risultati aziendali e l&#8217;esperienza complessiva del recruiting.</p>
<p>Da qui nasce l&#8217;idea di un portale progettato in ottica SaaS che unisce le competenze acquisite nel settore di recuiting e le fonde con l&#8217;intelligenza artificiale per raggiungere un prodotto che è stato valutato positivamente persino da Google, tant&#8217;è che siamo in attesa di ricevere risposta circa l&#8217;eligibilità del progetto nel programma Google for Startups.</p>
<p>Il progetto si chiama TalentFlow.it e rappresenta la nuova frontiera del recruiting intelligente.</p>
<p class="p1">Nel mondo del lavoro moderno, le sfide principali sono individuare il candidato più adatto per ciascun ruolo e, dal punto di vista del candidato, riuscire a intercettare le offerte di lavoro più in linea con le proprie competenze, mantenendosi al tempo stesso costantemente aggiornato sull’andamento del processo di selezione del personale, così da non incorrere in inutili ritardi.</p>
<h2>Una risposta concreta per i candidati</h2>
<p class="p1">Partendo dalla prospettiva dei candidati, è frequente che, dopo aver inviato il proprio curriculum a diverse offerte di lavoro, restino in attesa senza ricevere alcun riscontro, soprattutto in caso di esito negativo del processo di selezione. Questa mancanza di comunicazione contribuisce a rallentare sensibilmente la loro ricerca di una nuova occupazione.<br />Abbiamo brillantemente risolto questo problema grazie a una soluzione innovativa che combina il sistema di messaggistica più diffuso al mondo con l’intelligenza artificiale. Ne parleremo nel dettaglio a breve.</p>
<p class="p1">Per quanto riguarda i recruiter, i metodi di selezione del personale tradizionali — basati sulla lettura manuale dei curriculum e su colloqui preliminari di carattere generalista — non sono più sufficienti per soddisfare le esigenze di rapidità ed efficienza richieste dalle aziende di oggi.<br />In questo contesto nasce TalentFlow, un portale di recruiting innovativo che integra l’intelligenza artificiale per rivoluzionare l’intero processo di selezione del personale.</p>
<p class="p1">In questo articolo esploreremo il funzionamento di TalentFlow, analizzeremo i problemi che è in grado di risolvere, illustreremo i vantaggi operativi che offre sia alle aziende sia ai candidati, e spiegheremo perché rappresenta una vera e propria evoluzione nel panorama delle risorse umane.</p>
<h3>Il problema della selezione tradizionale</h3>
<p class="p1">La selezione del personale è da sempre un processo lungo, faticoso e spesso inefficace. La grande quantità di curriculum ricevuti per ogni posizione aperta può risultare pesante da processare, costringendo i recruiter a sacrificare la qualità della valutazione a favore della rapidità.</p>
<p class="p1">Quali sono i rischi? Innanzitutto, perdere candidati di talento, il cui profilo non viene analizzato con la dovuta attenzione; in secondo luogo, scegliere risorse non perfettamente idonee a causa di valutazioni affrettate e superficiali; infine, sprecare risorse preziose, sia in termini di tempo che di costi operativi.</p>
<p>Le tecniche tradizionali, basate sulla ricerca manuale di parole chiave, non sono più in grado di reggere il passo con un mercato del lavoro sempre più dinamico e competitivo.</p>
<h3>Come abbiamo risolto il problema?</h3>
<p>TalentFlow è un sistema di recruiting basato su analisi semantica avanzata e machine learning. Non si limita a leggere i curriculum; li interpreta, estrae dati strutturati, li confronta con i requisiti richiesti per ogni posizione e pre-seleziona i candidati più adatti con un alto livello di precisione.</p>
<p>Questo è quello che riesce a tirare fuori da un curriculum:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://renor.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-28-alle-00.52.57.png" alt="Analisi di un CV per la selezione del personale con intelligenza artificiale" width="1230" height="852" /></p>
<p>Persino la foto del profilo viene ricavata da complessi algoritmi di computer vision e face recognition del CV che può essere caricato in qualsiasi formato: PDF, Word e addirittura foto scattate dal cellulare. I testi vengono letti e interpretati tramite lettura OCR e processati attraverso l&#8217;AI per ottenere un dato strutturato e un indice di attendibilità per la figura ricercata. Tutto questo in appena qualche secondo.</p>
<h3>Quali sono le funzionalità principali di TalentFlow?</h3>
<ul>
<li><strong>Centralizzazione delle candidature</strong><br />Tutti i curriculum ricevuti vengono raccolti in un&#8217;unica piattaforma intuitiva e organizzati in ciascuna ricerca di appertenenza, eliminando la necessità di gestire file sparsi su email, cartelle locali o software diversi.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Analisi semantica potenziata</strong><br />Grazie a modelli di intelligenza artificiale, TalentFlow analizza il testo dei curriculum riconoscenza non solo le parole chiave, ma anche il contesto, le correlazioni tra esperienza diverse, le soft skills e il potenziale di crescita.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Preselezione automatica e intelligente</strong><br />Il sistema filtra i profili in base ai parametri definiti dall&#8217;azienda (competenze tecniche, anni di esperienza, titoli di studio, certificazioni, conoscenze linguistiche, ecc.) e segnala i candidati più promettenti.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Supporto continuo</strong><br />TalentFlow garantisce assistenza tutti i giorni della settimana 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 sia alle aziende clienti che ai candidati che si candidano agli annunci. Agli imprenditori che hanno richiesto il servizio di selezione il Chatbot AI fruibile su WhatsApp fornisce tutte le informazioni sullo stato della ricerca, il numero di colloqui prenotati, gli esiti. L&#8217;imprenditore può scrivere sul Chatbot di WhatsApp in linguaggio naturale a qualsiasi ora e in qualsiasi lingua. Il chatbot risponderà con informazioni sempre aggiornate che farebbe il recruiter. La stessa cosa si applica a tutti quei candidati in cerca di occupazione che vogliono avere informazioni sulla loro candidatura e sul processo di selezione.Questo approccio da una parte diminuisce enormemente il carico lavorativo del recuiter che in questo caso non dovrà più preoccuparsi di aggiornare clienti e candidati sullo stato della selezione e d&#8217;altra parte velocizza le tempistiche di recruiting.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Interfaccia intuitiva e accessibile</strong><br />La piattaforma è progettata per essere semplice da usare, anche per chi non ha competenze tecniche particolari.</li>
</ul>
<h3>Qual è il funzionamento nel dettaglio?</h3>
<ol>
<li><strong>Ricezione della candidatura</strong><br />I candidati inviano il loro CV in uno dei portali di lavoro (subito.it, helplavoro, indeed, bakeka, ecc.), la candidatura viene raccolta all&#8217;interno di un container email e il software recupera automaticamente tutte le candidature posizionandole ciascuna nella rispettiva ricerca attiva.</li>
<li><strong>Analisi e indicizzazione del CV</strong><br />L&#8217;intelligenza artificiale di TalentFlow analizza il documento, estrae le informazioni chiave (formazione, esperienze lavorative, capacità relazionali, capacità artistiche, competenze organizzative, valutazione delle competenze, valutazione delle mansioni ricoperte, membership, collaborazioni e hobby), e crea una scheda sintetica del profilo.</li>
<li><strong>Matching con le posizioni aperte<br /></strong>Il sistema confronta il profilo del candidato con gli annunci disponibili, calcolando un indice di compatibilità basato su criteri avanzati.</li>
<li><strong>Preselezione e segnalazione</strong><br />I recruiter visualizzano immediatamente i candidati migliori per ogni posizione, con una panoramica chiara dei punti di forza di ciascun profilo.</li>
<li><strong>Comunicazione facilitata<br /></strong>Con pochi clic è possibile contattare i candidati, richiedere ulteriori informazioni o fissare colloqui.</li>
</ol>
<h3>Quali sono i vantaggi concreti per le aziende?</h3>
<p>Adottare TalentFlow significa portare reali benefici al processo di selezione del personale:</p>
<p>Il tempo medio di screening si riduce mediamente del 70%, permettendo di assumere più rapidamente e riducendo i tempi persi per lo scouting e la lettura dei curriculum oltre all&#8217;eliminazione totale di tutte le chiamate di richiesta aggiornamenti da parte di aziende e candidati. Selezionando candidati realmente in linea, si abbassa anche il rischio di turnover precoce e si aumentano le probabilità di inserimenti di successo. In questo modo i recruiter possono dedicare più tempo ad attività ad alto valore aggiunto, come i colloqui qualitativi e le strategie di employer branding. TalentFlow inoltre gode di una propria piattaforma per i videocolloqui. In questo modo si evita di perdere ulteriore tempo per schedulizzare una video conferenza su portali come Google meet o Zoom.</p>
<p>Le aziende che riescono ad attrarre e assumere più velocemente i talenti migliori sono quelle che vincono nel lungo periodo.</p>
<h3>TalentFlow pensa anche ai candidati</h3>
<p>Non solo le aziende, anche i candidati traggono grandi benefici da TalentFlow. Al di là del Chatbot di cui abbiamo già parlato, grazie ad un sistema di candidatura semplice, rapido e trasparente, TalentFlow offre agli aspiranti lavoratori più visibilità presso le aziende, migliori opportunità di essere selezionati per posizioni compatibili, risposte più rapide sullo stato della candidatura e soprattutto un sistema veramente meritocratico che basa il processo di selezione asetticamente e senza lasciarsi influenzare da sesso, età, orientamenti politici e sessuali, esclusivamente sulle capacità del candidato in relazione al ruolo per cui si candida.</p>
<p>Questo rende l&#8217;esperienza del candidato molto più positiva, migliorando la reputazione aziendale e facilitando il processo di employer branding.</p>
<h3>Cosa ci aspettiamo dal lancio di questo progetto?</h3>
<p>Siamo già felicissimi che in questa fase di Sviluppo, colossi come Google credano nel nostro progetto ma crediamo che in un&#8217;epoca in cui le aziende devono essere agili, reattive e competitive, continuare ad utilizzare strumenti di selezione tradizionali significhi restare indietro.</p>
<p>TalentFlow rappresenta la risposta moderna a un&#8217;esigenza antica: trovare il candidato giusto, nel momento giusto, con il minimo dispendio di risorse.<br />Con la sua capacità di analisi semantica, la preselezione intelligente e il supporto continuo, TalentFlow non è semplicemente uno strumento: è un partner strategico per il successo delle imprese che operano nel settore della selezione del personale.</p>
<p>Scegliere TalentFlow significa investire nel futuro della propria azienda. Perché il talento fa la differenza e trovarlo, oggi, è più semplice che mai.</p>


<p><strong>[starbox]&nbsp;</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/talentflow-il-nuovo-promettente-progetto-di-renor-partners/">Talentflow &#8211; Il nuovo promettente progetto di RENOR &#038; Partners</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>OMM &#8211; Come accrescere il tuo Business</title>
		<link>https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/omm-come-accrescere-il-tuo-business/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 11:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing, Business & Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[efficientamento]]></category>
		<category><![CDATA[OMM]]></category>
		<category><![CDATA[outbound marketing manager]]></category>
		<category><![CDATA[renor]]></category>
		<category><![CDATA[renor & partners]]></category>
		<category><![CDATA[reparti outbound]]></category>
		<category><![CDATA[reparto outbound]]></category>
		<category><![CDATA[velocizza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=177</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi parliamo di un prodotto che abbiamo sviluppato e immesso da pochissimo tempo sul mercato ed è subito diventato richiestissimo dalle imprese per i benefici apportati ed i costi irrisori se si pensa che in una sala da 10 operatori, alla metà dello stipendio lordo di un operatore è possibile usufruire di un software che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/omm-come-accrescere-il-tuo-business/">OMM &#8211; Come accrescere il tuo Business</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo di un prodotto che abbiamo sviluppato e immesso da pochissimo tempo sul mercato ed è subito diventato richiestissimo dalle imprese per i benefici apportati ed i costi irrisori se si pensa che in una sala da 10 operatori, alla metà dello stipendio lordo di un operatore è possibile usufruire di un software che triplica i rendimenti degli operatori presenti al pari di assumerne 30.</p>
<p>Il Software <strong>OMM</strong> (<em>Outbound Marketing Manager</em>) è un <em>&#8220;Software as a Service&#8221;</em> su architettura <strong>Cloud</strong>.<br />
La pubblicità è il cuore dell&#8217;impresa, i reparti marketing sono quelli adibiti all&#8217;acquisizione di nuovi clienti ed acquisire nuovi clienti è una parte fondamentale per accrescere il proprio Business.</p>
<p>Certamente ci sono anche altri parametri importanti, come quello della <strong>Customer Experience</strong> che ha però a che vedere con la durata del contratto in funzione della qualità del servizio offerto. Avere una buona Customer experience significa <strong>fidelizzare il cliente</strong>. Un cliente al quale viene offerto un prodotto qualitativamente alto ad un prezzo ragionevole, è sicuramente un cliente che difficilmente ci abbandonerà.</p>
<p>Tornando ai ragionamenti relativi al marketing, dicevamo che incrementando il numero di nuovi clienti, i fatturati, ovviamente, non faranno altro che crescere.</p>
<p>La domanda è? Come aumentare i fatturati per mezzo del reparto marketing senza dover investire tanto e massimizzando la produttività del reparto già esistente?</p>
<p>Per rispondere a queste domande siamo entrati in alcune nostre aziende clienti ed abbiamo esaminato le <strong>criticità dei reparti marketing</strong>.<br />
Siamo partiti da queste criticità per creare OMM, un software che le <strong>risolve</strong> totalmente e che genera una serie di benefici che, se usato in modo corretto, impatteranno fortemente sul fatturato aziendale.<br />
Il software è già in uso in due nostre aziende clienti e al nostro reparto marketing e <strong>stiamo raccogliendo risultati impressionanti</strong>.</p>
<h2>Le criticità dei sistemi obsoleti</h2>
<p>In tutte le aziende analizzate, abbiamo osservato delle <strong>procedure di lavoro totalmente inefficienti ed obsolete</strong>, un esempio: operatori telefonici ai quali, affidata una zona, dovevano reperire i loro contatti tramite l&#8217;ausilio di strumenti come Google Maps o Pagine Gialle. La ricerca dei contatti su questi portali genera delle <strong>latenze molto lunghe tra una chiamata e l&#8217;altra</strong>.<br />
Note delle chiamate prese su carta o nel migliore dei casi su Excel.<br />
Invio di lettere di presentazione manuali utilizzando i client di posta elettronica.<br />
Tempi biblici per l&#8217;invio di preventivi.<br />
Minacce di denuncia per aver ricontattato decine di volte lo stesso contatto non interessato, ecc. ecc.</p>
<p>Il vero collo di bottiglia è rappresentato, al di la dell&#8217;organizzazione e del metodo obsoleto, dalle <strong>tempistiche di rilascio di un esito</strong>. Ovvero <em>il tempo che trascorre dalla ricerca del contatto, al rilascio dell&#8217;esito della chiamata</em>. Il sistema <strong>OMM risolve sia il metodo organizzativo che le tempistiche</strong>.</p>
<h3>Tempistiche di esito nel caso di sistemi ed organizzazione obsoleta</h3>
<p>Abbiamo misurato i seguenti tempi medi per le varie casistiche di esito tra una chiamata e la successiva su più di 400 operatori esaminati:</p>
<ul>
<li><strong>Contatto non interessato</strong> al servizio offerto: 1 minuto e 46 secondi</li>
<li>Il contatto <strong>non risponde</strong>: 1 minuto e 14 secondi</li>
<li>Il numero del contatto è <strong>errato o non più esistente</strong>: 32 secondi</li>
<li><strong>Richiamare</strong>: 2 minuti e 11 secondi</li>
<li>Inviare <strong>presentazione aziendale</strong>: 9 minuti e 23 secondi</li>
<li>Inviare <strong>preventivo</strong>: 19 minuti e 42 secondi</li>
<li>Richiesta <strong>appuntamento</strong> con consulente commerciale: 5 minuti e 25 secondi</li>
<li>Contatto da <strong>non richiamare</strong>: 1 minuto e 18 secondi</li>
</ul>
<p>Analizziamoli caso per caso riproducendo le azioni compiute dagli operatori outbound</p>
<h4>Contatto non interessato al servizio offerto</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound ricerca il contatto su Google Maps o Pagine Gialle</li>
<li>Effettua la chiamata</li>
<li>Spiega il servizio e viene interrotto oppure gli viene comunicato il mancato interesse</li>
<li>L&#8217;operatore saluta e aggancia il telefono</li>
<li>Si appunta che il contatto chiamato non è interessato al servizio offerto</li>
</ul>
<h4>Il contatto non risponde</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound ricerca il contatto su Google Maps o Pagine Gialle</li>
<li>Effettua la chiamata, il telefono squilla tipicamente per 30/40 secondi senza che ci sia risposta</li>
<li>L&#8217;operatore riaggancia e si segna il numero come numero da richiamare</li>
</ul>
<h4>Il numero del contatto è errato o non più esistente</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound ricerca il contatto su Google Maps o Pagine Gialle</li>
<li>Effettua la chiamata e l&#8217;operatore telefonico segnala il numero come errato o non esistente</li>
<li>L&#8217;operatore riaggancia e segnala che quel numero non esiste più</li>
</ul>
<h4>Richiamare</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound ricerca il contatto su Google Maps o Pagine Gialle</li>
<li>Effettua la chiamata</li>
<li>Spiega il servizio al Cliente</li>
<li>Il Cliente chiede di essere richiamato</li>
<li>L&#8217;operatore si segna di richiamare il contatto all&#8217;ora e alla data indicati dal cliente.</li>
<li>Aggancia il telefono</li>
</ul>
<h4>Inviare presentazione aziendale</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound ricerca il contatto su Google Maps o Pagine Gialle</li>
<li>Effettua la chiamata</li>
<li>Spiega il servizio al cliente che lo lascia parlare e fa domande sul servizio</li>
<li>Il cliente alla fine chiede una presentazione aziendale oppure l&#8217;operatore propone di inviare una presentazione aziendale</li>
<li>L&#8217;operatore richiede l&#8217;indirizzo email del cliente per inviare la presentazione</li>
<li>L&#8217;operatore riaggancia con il cliente</li>
<li>L&#8217;operatore apre il client di posta elettronica (in-browser o su PC)</li>
<li>Inserisce manualmente l&#8217;indirizzo email del cliente</li>
<li>Inserisce l&#8217;oggetto del messaggio</li>
<li>Inserisce il corpo del testo del messaggio</li>
<li>Inserisce l&#8217;allegato PDF</li>
<li>Effettua l&#8217;invio</li>
<li>Si segna il contatto come &#8220;da richiamare&#8221; alla luce delle informazioni fornite tramite email</li>
<li>Chiude il client di posta elettronica e torna sul browser per cercare il prossimo contatto</li>
</ul>
<h4>Inviare preventivo</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound ricerca il contatto su Google Maps o Pagine Gialle</li>
<li>Effettua la chiamata</li>
<li>Spiega il servizio al cliente che lo lascia parlare e fa domande sul servizio</li>
<li>Il Cliente richiede un preventivo oppure lo propone l&#8217;operatore marketing</li>
<li>L&#8217;operatore richiede un indirizzo email al quale inviare il preventivo</li>
<li>L&#8217;operatore ringrazia e chiude la conversazione con il cliente.</li>
<li>L&#8217;operatore apre il template word del preventivo</li>
<li>Esegue i vari calcoli per il preventivo (se non richiede l&#8217;aiuto di un suo superiore)</li>
<li>Salva il preventivo come PDF in una cartella sul PC</li>
<li>Apre il client di posta elettronica</li>
<li>Inserisce l&#8217;indirizzo email del cliente</li>
<li>Inserisce l&#8217;oggetto della mail</li>
<li>Inserisce il corpo del testo del messaggio</li>
<li>Allega il file PDF del preventivo precedentemente creato</li>
<li>Invia la mail</li>
<li>Si segna il contatto come &#8220;da richiamare&#8221;</li>
<li>Chiude il client di posta elettronica e torna sul browser per cercare il prossimo contatto</li>
</ul>
<h4>Richiesta appuntamento con consulente commerciale</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore riprende il contatto da chiamare al quale è stato inviato un preventivo o una lettera di presentazione</li>
<li>Effettua la chiamata</li>
<li>Il cliente richiede un appuntamento con un consulente commerciale</li>
<li>L&#8217;operatore comunica al cliente che dovrà richiamarlo per fornirgli date e orari disponibili per l&#8217;incontro col consulente</li>
<li>L&#8217;operatore si reca dal team leader e ottiene date e orari disponibili</li>
<li>L&#8217;operatore richiama il contatto fornendo le date</li>
<li>Il Cliente sceglie una data</li>
<li>L&#8217;operatore segna la data</li>
<li>Chiude la conversazione con il cliente</li>
<li>Si reca nuovamente dal team leader per prendere la data d&#8217;appuntamento</li>
<li>Il team leader segna la data da comunicare al commerciale</li>
<li>L&#8217;operatore torna al suo posto e cerca il prossimo contatto</li>
</ul>
<h4>Contatto da non richiamare</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound ricerca il contatto su Google Maps o Pagine Gialle</li>
<li>Effettua la chiamata</li>
<li>Spiega il servizio al cliente che non lo lascia parlare e chiede di non essere più richiamato</li>
<li>L&#8217;operatore chiude la conversazione</li>
<li>L&#8217;operatore segna di non chiamare più quel numero (non si sa come visto che sarebbe impossibile controllare la lista dei numeri da non chiamare all&#8217;atto di ogni chiamata).</li>
</ul>
<p>N.B. Nella maggior parte dei casi l&#8217;operatore non riesce a ricordare che un contatto non dev&#8217;essere più chiamato, lo richiama e nel peggiore dei casi scatta la denuncia per violazione della privacy.</p>
<p>Ora vediamo le stesse procedure d&#8217;esito attraverso il sistema OMM.</p>
<h2>Come abbiamo risolto le criticità con OMM</h2>
<p>Abbiamo misurato <strong>le stesse operazioni</strong> con l&#8217;ausilio del <strong>sistema OMM</strong>, ottenendo i seguenti tempi medi su 100 operatori esaminati che utilizzano il sistema:</p>
<ul>
<li>Contatto <strong>non interessato</strong> al servizio offerto: 22 secondi <strong>(481% più veloce)</strong></li>
<li>Il contatto <strong>non risponde</strong>: 43 secondi <strong>(58% più veloce)</strong></li>
<li>Il numero del contatto è <strong>errato o non più esistente</strong>: 9 secondi <strong>(355% più veloce)</strong></li>
<li><strong>Richiamare</strong>: 1 minuti e 7 secondi <strong>(195% più veloce)</strong></li>
<li>Inviare <strong>presentazione aziendale</strong>: 2 minuti e 47 secondi <strong>(337% più veloce)</strong></li>
<li>Inviare <strong>preventivo</strong>: 3 minuti e 51 secondi <strong>(511% più veloce)</strong></li>
<li>Richiesta <strong>appuntamento</strong> con consulente commerciale: 2 minuti e 20 secondi <strong>(232% più veloce)</strong></li>
<li>Contatto da <strong>non richiamare</strong>: 32 secondi <strong>(243% più veloce)</strong></li>
</ul>
<p>Ed ora, come abbiamo fatto precedentemente andiamo ad analizzare le azioni compiute con il sistema OMM per ogni esito rilasciato</p>
<h4>Contatto non interessato al servizio offerto</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound effettua la chiamata cliccando sul contatto già presente su schermo</li>
<li>Spiega il servizio e viene interrotto oppure gli viene comunicato il mancato interesse</li>
<li>L&#8217;operatore saluta e aggancia il telefono</li>
<li>Clicca sul pulsante di esito &#8220;Non interessato&#8221;, il contatto verrà automaticamente rimesso in lista dopo 6 mesi</li>
</ul>
<h4>Il contatto non risponde</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound effettua la chiamata cliccando sul contatto già presente su schermo</li>
<li>Effettua la chiamata, il telefono squilla tipicamente per 30/40 secondi senza che ci sia risposta</li>
<li>L&#8217;operatore clicca sul pulsante di esito &#8220;Non risponde&#8221; e gli verrà rimesso in lista dopo 2 ore.</li>
</ul>
<h4>Il numero del contatto è errato o non più esistente</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound effettua la chiamata cliccando sul contatto già presente su schermo</li>
<li>L&#8217;operatore clicca sul pulsante di esito &#8220;Numero errato&#8221; il sistema lo rimuove automaticamente dalla lista contatti</li>
</ul>
<h4>Richiamare</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound effettua la chiamata cliccando sul contatto già presente su schermo</li>
<li>Spiega il servizio al Cliente</li>
<li>Il Cliente chiede di essere richiamato</li>
<li>L&#8217;operatore clicca sul pulsante d&#8217;esito &#8220;Richiamare&#8221; inserendo data e ora di richiamata (il sistema riproporrà quel contatto alla data e ora indicata all&#8217;operatore</li>
</ul>
<h4>Inviare presentazione aziendale</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound effettua la chiamata cliccando sul contatto già presente su schermo</li>
<li>Spiega il servizio al cliente che lo lascia parlare e fa domande sul servizio</li>
<li>Il cliente alla fine chiede una presentazione aziendale oppure l&#8217;operatore propone di inviare una presentazione aziendale</li>
<li>L&#8217;operatore clicca sul pulsante di esito &#8220;Inviare presentazione&#8221; e nel pop-up inserisce l&#8217;indirizzo email di destinazione.</li>
<li>L&#8217;operatore clicca su invia e procede al prossimo contatto (Oggetto, Corpo del messaggio ed allegato vengono composti automaticamente).</li>
</ul>
<h4>Inviare preventivo (Include funzionalità opzionali)</h4>
<p>OMM è un Software totalmente integrabile. Se il Cliente ha necessità di funzionalità estese può farne richiesta ed il team di sviluppatori si occuperà di integrarle.</p>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound effettua la chiamata cliccando sul contatto già presente su schermo</li>
<li>Spiega il servizio al cliente che lo lascia parlare e fa domande sul servizio</li>
<li>Il Cliente richiede un preventivo oppure lo propone l&#8217;operatore marketing</li>
<li>L&#8217;operatore clicca su &#8220;Inviare preventivo&#8221; e  inserisce l&#8217;indirizzo email del cliente</li>
<li>L&#8217;operatore richiede le specifiche compilando in tempo reale il modulo online istruito dal cliente al telefono</li>
<li>Al termine dell&#8217;inserimento viene inviata una mail automatica al cliente contenente il preventivo di spesa in PDF totalmente automatizzato.</li>
</ul>
<h4>Richiesta appuntamento con consulente commerciale</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound effettua la chiamata cliccando sul contatto già presente su schermo</li>
<li>Effettua la chiamata</li>
<li>Il cliente richiede un appuntamento con un consulente commerciale</li>
<li>L&#8217;operatore comunica al cliente che dovrà richiamarlo per fornirgli date e orari disponibili per l&#8217;incontro col consulente</li>
<li>L&#8217;operatore si reca dal team leader e ottiene date e orari disponibili</li>
<li>L&#8217;operatore richiama il contatto fornendo le date</li>
<li>Il Cliente sceglie una data</li>
<li>L&#8217;operatore clicca su &#8220;Appuntamento&#8221; inserendo data, ora e luogo dell&#8217;appuntamento.</li>
<li>Confermando l&#8217;appuntamento viene automaticamente fissato nell&#8217;interfaccia del team leader.</li>
</ul>
<h4>Contatto da non richiamare</h4>
<ul>
<li>L&#8217;operatore outbound effettua la chiamata cliccando sul contatto già presente su schermo</li>
<li>Spiega il servizio al cliente che non lo lascia parlare e chiede di non essere più richiamato</li>
<li>L&#8217;operatore clicca sul pulsante di esito &#8220;Blacklist&#8221; ed il sistema non mostrerà mai più quel numero da chiamare.</li>
</ul>
<p>Come è possibile vedere il <strong>sistema OMM</strong> permette un risparmio sui tempi di elaborazione con un indice di produttività medio pari a circa il<strong> 301,5% in più</strong>. Se effettuiamo una <strong>media pesata in base al numero medio di esiti chiamata</strong> questo sale a circa il 380% di velocità in più.</p>
<p>Per tradurre tutto questo con numeri più facilmente comprensibili, abbiamo osservato che seguendo <strong>metodi tradizionali</strong>, un operatore outbound è in grado di effettuare una media chiamate giornaliera che varia <strong>dalle 80 alle 130 chiamate al giorno</strong>.</p>
<p>Gli stessi operatori, <strong>con il sistema OMM</strong> sono in grado di incrementare questi numeri in un range che va <strong>dalle 270 alle 500 chiamate al giorno e oltre</strong>.</p>
<p>Poter effettuare un numero così maggiore di chiamate comporta che la probabilità di trovare nuovi clienti <strong>aumenti di circa il 300%</strong> come abbiamo visto. In sostanza è come se<em> l&#8217;imprenditore triplicasse il numero di operatori outbound del reparto, pur mantenendo costante il loro numero</em>.</p>
<h2>Il database contatti</h2>
<p>OMM possiede un database di oltre <strong>1.133.000</strong> <em>(leggasi unmilionecentotrentatrémila)</em> <strong>contatti</strong> GDPR compliant <strong>orientati al B2B</strong>.</p>
<p>Il sistema attinge ai contatti tramite architettura headless: all&#8217;atto in cui l&#8217;operatore deve accingersi ad effettuare una chiamata, il sistema effettua una chiamata API al nostro microservizio in Cloud, passando una chiave HASH univoca che viene generata durante la chiamata secondo un algoritmo proprietario. Questo permette che il sistema restituisca un unico contatto garantendo la protezione dei dati.</p>
<h2>I costi</h2>
<p>Essendo un software SaaS i costi vengono calcolati &#8220;a utenza&#8221;.</p>
<p>Da 1 a 19 utenze:<strong> €. 99,00 + IVA al mese per utenza</strong><br />
Dalla 20esima alla 40esima utenza: <strong>€. 89,00 + IVA al mese per utenza</strong><br />
Dalla 41esima alla 60esima utenza: <strong>€. 75,00 + IVA al mese per utenza</strong><br />
Per numeri di utenze maggiori siamo soliti effettuare <strong>trattative riservate</strong>.</p>
<p>Il sistema dev&#8217;essere Hostato su <strong>Server Cloud gestito da RENOR &amp; Partners</strong>.<br />
Il costo mensile per l&#8217;infrastruttura Cloud verrà <em>valutato in funzione delle risorse hardware da dedicare all&#8217;infrastruttura</em> che dipendono dal numero di utenze da attivare.<br />
Manutenzione e ottimizzazione del server sono <strong>inclusi</strong> nei costi mensili del servizio Cloud.</p>
<p>Manutenzione del software, risoluzione di eccezioni non gestite, sono <strong>incluse</strong> nel costo mensile delle utenze.</p>
<p><strong>Non sono incluse</strong> nel prezzo eventuali integrazioni o modifiche di funzionalità già esistenti da implementare a carico del nostro team di sviluppatori.<br />
Le utenze attivate sono univoche e per singola postazione. Collegandosi alla stessa utenza da un&#8217;altra postazione, questa farà scadere i dati di accesso della postazione precedentemente attivata.</p>
<p>Al preventivo devono essere aggiunti i costi <strong>una-tantum</strong> di installazione e configurazione dell&#8217;applicativo e della formazione del reparto che può avvenire in modalità fisica, per tutte le aziende che si trovano nelle regioni: Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Campania, oppure in modalità online per clienti che si trovano nelle altre regioni non menzionate.</p>
<p>Per ulteriori informazioni potete far riferimento alla <a href="https://renor.it/contatti/"><strong>sezione contatti</strong></a> del nostro sito.</p>
<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/omm-come-accrescere-il-tuo-business/">OMM &#8211; Come accrescere il tuo Business</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come scrivere un articolo di Blog &#8211; La verità</title>
		<link>https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/come-scrivere-un-articolo-di-blog/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 21:04:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing, Business & Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[come scrivere articoli di blog]]></category>
		<category><![CDATA[come scrivere un blog]]></category>
		<category><![CDATA[renor]]></category>
		<category><![CDATA[renor & partners]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere sul blog]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://renor.it/?p=128</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo sarà un articolo presumibilmente lungo, perché per potervi dare le indicazioni, seppure in modo stringato, su come scrivere un articolo di blog efficace soprattutto per ciò che concerne il posizionamento sui motori di ricerca, sarà necessario introdurre anche alcuni argomenti relativi a come i motori analizzano e classificano pagine, articoli e siti web, dandogli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/come-scrivere-un-articolo-di-blog/">Come scrivere un articolo di Blog &#8211; La verità</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo sarà un articolo presumibilmente lungo, perché per potervi dare le indicazioni, seppure in modo stringato, su <strong>come scrivere un articolo di blog</strong> efficace soprattutto per ciò che concerne il <strong>posizionamento sui motori di ricerca</strong>, sarà necessario introdurre anche alcuni argomenti relativi a come i motori analizzano e classificano pagine, articoli e siti web, dandogli nella loro lunghissima lista dei risultati (SERP &#8211; Search Engine Results Page / Pagina dei Risultati del Motore di Ricerca) il corretto posizionamento.</p>
<h2>Partiamo dalle basi SEO</h2>
<p>Un motore di ricerca attribuisce diversi punteggi che serviranno a classificare e <strong>catalogare i risultati</strong>. Adesso stai leggendo questo articolo ma è molto probabile che scrivendo la parola chiave &#8220;Come scrivere un articolo di Blog&#8221; usciranno tantissimi altri risultati.</p>
<div id="attachment_137" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-137" class="size-full wp-image-137" src="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/come-scrivere-un-articolo-di-blog-ricerca-google.jpg" alt="Esempio di ricerca su Google" width="800" height="158" srcset="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/come-scrivere-un-articolo-di-blog-ricerca-google.jpg 800w, https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/come-scrivere-un-articolo-di-blog-ricerca-google-300x59.jpg 300w, https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/come-scrivere-un-articolo-di-blog-ricerca-google-768x152.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-137" class="wp-caption-text">Ricerca su Google</p></div>
<p>Se vogliamo essere precisi con questa parola chiave escono circa 22.600.000 (leggasi ventiduemilioneseicentomila) risultati.</p>
<p>Comprenderete immediatamente che è impensabile pubblicare un articolo e fare in modo che questo sia posizionato in <strong>prima posizione su Google</strong>, a meno ovviamente di non investire una certa somma per sponsorizzarlo su Google Ads. Ma non perdiamoci d&#8217;animo, questa è solamente una delle parole chiave all&#8217;interno dell&#8217;articolo e Google ne estrapola tantissime. Ancora una volta però, con grandissima probabilità, <strong>nessuna di queste parole chiave</strong> farà posizionare il vostro sito in prima posizione.</p>
<h2>Come funziona un motore di ricerca</h2>
<p>La risposta è: <strong>nessuno lo sa esattamente!</strong> Si dice che addirittura l&#8217;algoritmo base di Google sia conosciuto unicamente dai due padri fondatori del colosso americano (sono solo voci). In ogni caso, nonostante gli algoritmi non siano stati resi pubblici, per ovvi motivi, gran parte di questi sono stati <strong>analizzati in modo empirico</strong> nel tempo e conosciamo alcune regole di base da seguire per fare in modo che il nostro blog prima o poi presenti anche dei risultati in prima pagina.</p>
<p>I motori di ricerca hanno avuto nel corso di questi 25 anni, al pari della tecnologia, una crescita ingegneristica spaventosa, passando da <strong>Algoritmi per analisi &#8220;sintattica&#8221;</strong>, ovvero che si soffermavano unicamente a verificare il rispetto di alcune regole in modo meccanico, ad <strong>Algoritmi per analisi &#8220;semantica&#8221;</strong>, dove tali algoritmi vanno addirittura a <strong>comprendere il significato del testo</strong> all&#8217;interno di un articolo. Ne consegue che allo stesso modo in cui un professore dava una votazione ad un tema che derivava dalla cura della grafìa, dall&#8217;assenza di errori ortografici, dai contenuti, e dal valore letterario del tema; allo stesso modo oggi i motori di ricerca prendono in considerazione una serie di variabili che vanno dalla &#8220;correttezza&#8221; di stesura del codice&#8230; &#8220;<em>Vengono utilizzati tag semantici? La pagina web è stata scritta seguendo gli standard W3C? I tempi di caricamento sono veloci?&#8221; </em>fino ad arrivare alla qualità di significato del contenuto e addirittura alla &#8220;<strong>Sentiment Analisys&#8221;</strong>, ovvero la capacità di comprendere lo stato d&#8217;animo di chi sta scrivendo. Se ci pensate bene questa cosa è pazzesca!</p>
<p>Da questo genere d&#8217;analisi escono fuori una lista di parole chiave che il motore di ricerca ha identificato, e che inserisce alla base di un istogramma. Ad ogni parola chiave verrà attribuita una votazione che fornisce un &#8220;peso&#8221; di importanza utile ai fini del posizionamento.</p>
<p>Detto così sembra tutto facile perché basterebbe scrivere un articolo minuziosamente dettagliato, impeccabile dal punto di vista stilistico per fare in modo che questo compaia primo su Google almeno per una parola chiave&#8230; Ecco la brutta notizia: non funziona così.</p>
<p>Il posizionamento definitivo deriva da una serie di altri fattori che non riguardano l&#8217;articolo in sé ma il sito web nella sua totalità: la <strong>&#8220;Domain Authority&#8221;</strong>.</p>
<p>Cosa contribuisce ad aumentare l&#8217;autorità di un sito web&#8230; Tanti parametri, alcuni dei quali direttamente dipesi dal lavoro svolto sul sito stessi, molti altri che <strong>non dipendono </strong>dagli sviluppatori, dai blogger o dall&#8217;amministratore del sito.</p>
<p>Tra quello che rientra nei &#8220;poteri&#8221; dei creatori del sito ci sono, come abbiamo già menzionato: la velocità di caricamento ed il rispetto delle regole W3C per la stesura del codice, l&#8217;uso dei tag semantici e tutte quelle attenzioni tecniche che istruiscano il motore di ricerca sulle varie sezioni del sito. Sicuramente un altro parametro importante è il numero di pagine e/o di articoli che annovera il sito al suo interno. Un sito che ha 100.000 articoli è sicuramente un sito più autorevole di uno che ne ha una decina.</p>
<p>Quello che però aumenta realmente l&#8217;authority di un sito web è il numero di <strong>Backlink</strong>. Il motore di ricerca infatti non calcola il punteggio di authority di un sito web basandosi unicamente sul sito stesso ma anche basandosi sul numero di Backlink (ovvero di link che provengono da altri siti e puntano al nostro), e udite bene, dall&#8217;authority di questi siti.</p>
<p>Se ci pensate bene, la motivazione è semplice. Se per salire di Domain Authority è sufficiente linkare articoli da un altro sito, allora potrei pensare di fare un investimento, comprare 100 domini e iniziare a linkare tutti i miei articoli su questi 100 siti e il gioco è fatto. Ovviamente con il sistema implementato da Google questa pratica diviene totalmente inutile all&#8217;atto in cui quei siti appena creati avranno un&#8217;authority pari a 0, pertanto il backlink portato da questi siti avrà un peso pari a 0.</p>
<p>Non è sufficiente però che altri siti autorevoli linkino il nostro articolo, bisogna anche vedere tecnicamente la natura del link.<br />
Esistono due tipologie di link: i link <em>&#8220;<strong>dofollow</strong>&#8221; </em>ed i link &#8220;<strong>nofollow</strong>&#8221; sono due tipologie di attributi dei link. Nel primo caso non vengono inserite particolari istruzioni, nel secondo caso viene aggiunto l&#8217;attributo rel=&#8221;nofollow&#8221; o anche <em>noreferrer</em> o <em>noopener.</em></p>
<p>Esempio di link <em>dofollow</em></p>
<p>[html]&lt;br /&gt;
&amp;amp;amp;lt;a href=&amp;quot;https://nome-dominio.com/nome-articolo/&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot;&amp;amp;amp;gt;Link&amp;amp;amp;lt;/a&amp;amp;amp;gt;&lt;br /&gt;
[/html]</p>
<p>Esempio di link <em>nofollow</em></p>
<p>[html]&lt;br /&gt;
&amp;amp;amp;lt;a href=&amp;quot;https://nome-dominio.com/nome-articolo/&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot; rel=&amp;quot;nofollow&amp;quot;&amp;amp;amp;gt;Link&amp;amp;amp;lt;/a&amp;amp;amp;gt;&lt;br /&gt;
[/html]</p>
<p>I link follow informano il motore di ricerca di seguire quel link perché riporta informazioni ritenute importanti per la comprensione della lettura o per approfondimento.</p>
<p>I link nofollow invece linkano semplicemente una pagina esterna senza informare il motore di ricerca di seguire quel link. Questa tipologia di link infatti ai fini SEO conta poco e niente.</p>
<h2>SEO a livello di articolo</h2>
<p>Ora che abbiamo un&#8217;infarinatura di come si comportano i motori di ricerca con il nostro sito, andiamo a vedere quali siano gli accorgimenti da tenere in considerazione quando dobbiamo <strong>scrivere un articolo</strong>.</p>
<p>Dal momento che, come abbiamo visto, i motori di ricerca effettuano un&#8217;analisi semantica del contenuto, si aspettano che l&#8217;articolo venga scritto con un linguaggio che sia <strong>comprensibile e chiaro</strong> con frasi non eccessivamente lunghe: periodi brevi e concisi, f<strong>acili da comprendere</strong>. Che il testo sia strutturato in modo tale si possa trovare facilmente quello che si cerca, ad esempio attraverso lo scorrimento veloce dei titoli. Ecco perché un motore di ricerca si aspetta di trovare un <strong>titolo principale</strong> individuato dal tag &lt;h1&gt;, <strong>dai 2 ai 5 sottotitoli</strong> &lt;h2&gt; e volendo <strong>altre sezioni</strong> individuate da tag &lt;h3&gt;. È necessaria la suddivisione del testo in paragrafi per <strong>migliorare l&#8217;esperienza di lettura</strong> e non affaticare il lettore.</p>
<p>Se si inseriscono dei contenuti multimediali (immagini e video) questi devono contenere l&#8217;attributo riguardante le informazioni per i non vedenti, un titolo e una descrizione lunga, in cui è possibile scrivere il contenuto dell&#8217;immagine e perché questa immagine è stata inserita, ad esempio per chiarire un concetto.</p>
<p>Un altro accorgimento è quello relativo ad <strong>evitare il più possibile le forme passive</strong>. Ad esempio un motore apprezza più che si scriva: &#8220;Un&#8217;amica saluta Giovanna&#8221; piuttosto di &#8220;Giovanna è salutata da un&#8217;amica&#8221;.</p>
<p>Anche questo è un accorgimento che migliora la lettura rendendola meno pesante.</p>
<h2>Come scrivere l&#8217;articolo</h2>
<p>Non si parte dalla scrittura dell&#8217;articolo&#8230; Cavolo! Direte voi&#8230; Ancora non possiamo scriverlo?</p>
<p>No!</p>
<p>Scrivere un articolo senza fare opportune <strong>analisi</strong> non serve a nulla. Farete sicuramente un buco nell&#8217;acqua.<br />
La cosa più importante da fare per scrivere un articolo di blog è <strong>pianificare l&#8217;articolo</strong>. In sostanza vanno svolte delle ricerche e solo allora potremo capire se le nostre idee sono corrette o se dobbiamo ripiegare su qualche altra parola chiave più facile da posizionare.</p>
<p>Quando si parla di parola chiave non è più come una volta! Ovvero, quante più volte la scrivo nell&#8217;articolo, tanto più sarò promosso sui motori di ricerca. No, al contrario, se provi a mettere in atto una strategia del genere <strong>sarai penalizzato dal motore</strong>. L&#8217;unica cosa che dovrete fare è <strong>tenere a mente la parola chiave</strong> e scrivere l&#8217;articolo senza prestare troppa attenzione a quante la volte la riporterete nel testo. Google fa l&#8217;interesse degli utenti, è grazie a loro che è diventato grande e plurimiliardario. Dovete sempre scrivere per gli utenti, non per Google. Quindi imparate tutte queste regole a memoria e dimenticatevene all&#8217;atto in cui state scrivendo l&#8217;articolo. Aggiustate il tiro una volta che l&#8217;articolo è stato scritto, magari <strong>strutturandolo con paragrafi e titoli</strong>. Rileggetelo più volte e tentate di esprimere un concetto che vi può sembrare un po&#8217; macchinoso con parole più semplici e periodi più brevi; ma la prima scrittura fatela di pugno! Tenendo sempre a mente la parola chiave.</p>
<p>Avrei voluto scrivere questo articolo utilizzando la parola chiave &#8220;Come creare un Blog&#8221;, queste sono state le mie analisi&#8230;</p>
<div id="attachment_133" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-133" class="size-full wp-image-133" src="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/come-creare-un-blog.jpg" alt="come creare un blog analisi seo" width="800" height="373" srcset="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/come-creare-un-blog.jpg 800w, https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/come-creare-un-blog-300x140.jpg 300w, https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/come-creare-un-blog-768x358.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-133" class="wp-caption-text">Analisi SEO keyword &#8220;Come creare un Blog&#8221;</p></div>
<p>Quando ti trovi una SEO Difficulty di 45 con il primo risultato di Salvatore Aranzulla che ha una Domain Authority di 86 e 31 Backlink capisci immediatamente che <strong>non è il caso di muoversi con quella parola chiave</strong>. Ho provato altre parole chiave, facendo le opportune analisi e sono giunto alla conclusione che &#8220;<em><strong>Come scrivere un articolo di Blog</strong></em>&#8221; era una parola chiave che avrebbe potuto semplificare le probabilità di posizionarmi ad un buon livello. Naturalmente (allo stato attuale), sicuramente non in prima pagina.</p>
<p>Ma vi ricordo che c&#8217;è la Domain Authority&#8230; Se continueremo a pubblicare articoli a questo ritmo, condividendoli sui social, aumentando la fan base sui social ci saranno sempre più visite al sito e sempre più articoli, più Backlink, pertanto la Domain Authority del nostro sito con il passare del tempo aumenterà sempre di più rispetto ai siti che sono rimasti fermi o che hanno comunque una Domain Authority stazionaria. Alla fine si tratta di una guerra silente dove chi lavora di più e si da più da fare investendo il suo tempo sul sito, avrà un riconoscimento sui motori di ricerca.</p>
<p>La nostra è una società di consulenza ma al di la del piacere di condividere informazioni con i nostri lettori e clienti, questi articoli li facciamo anche per aumentare la Domain Authority del nostro sito. Aumentare le connessioni al sito significa aumentare la conoscenza del brand ed aumentare la cognizione di brand significa avere più clienti organici, ovvero non derivanti da campagne di Marketing a pagamento: ciò implica <strong>minor spesa sul marketing</strong> per acquisire nuovi clienti. In fin dei conti si lavora per questo.</p>
<p>Se hai bisogno di una consulenza in ambito IT o Marketing puoi recarti nella nostra sezione contatti; nel frattempo speriamo di averti dato delle linee guida per avviare il tuo Blog di successo!</p>


<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/come-scrivere-un-articolo-di-blog/">Come scrivere un articolo di Blog &#8211; La verità</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
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		<title>L&#8217;evoluzione del Marketing</title>
		<link>https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/levoluzione-del-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2022 15:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing, Business & Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[inbound marketing]]></category>
		<category><![CDATA[lead generation]]></category>
		<category><![CDATA[marketing digitale]]></category>
		<category><![CDATA[marketing offline]]></category>
		<category><![CDATA[outbound marketing]]></category>
		<category><![CDATA[renor]]></category>
		<category><![CDATA[renor & partners]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo del Marketing tutto è collegato&#8230; L&#8217;innovazione tecnologica modifica lo stile di vita delle persone, il Marketing agisce alla ricerca delle nuove necessità delle persone che comprano nuovi prodotti e che stimolano le aziende a produrre altri prodotti più evoluti che andranno nuovamente a modificare il loro stile di vita. Come vedete è un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mondo del Marketing tutto è collegato&#8230; L&#8217;innovazione tecnologica modifica lo stile di vita delle persone, il Marketing agisce alla ricerca delle nuove necessità delle persone che comprano nuovi prodotti e che stimolano le aziende a produrre altri prodotti più evoluti che andranno nuovamente a modificare il loro stile di vita. Come vedete è un cerchio che non troverà mai fine ma che aumenta di quota ad ogni spostamento. La quota è rappresentata dall&#8217;evoluzione pertanto possiamo dire che apparteniamo ad un sistema in continua evoluzione che manifesta esigenze ogni volta diverse.</p>
<p>Il Marketing deve agire per pubblicizzare un prodotto finalizzandolo alla vendita pertanto anche il Marketing è in continua evoluzione.</p>
<p>Sebbene una buona strategia di Marketing debba essere realizzata seguendo quanti più canali possibili, nel tempo il ritorno di investimento su questi canali viene modificanto in funzione della risposta delle persone.</p>
<h2>Ci si muove sempre più in un&#8217;ottica di Inbound Marketing</h2>
<p>30 anni fa l&#8217;Inbound Marketing si manifestava spesso tramite passaparola, annunci sulle pagine gialle, cartellonistica e tutte quelle attività legate al marketing offline. Con l&#8217;avvento di internet queste pratiche si sono man mano spostate su un terreno più fertile e maggiormente frequentato dando vita al filone del Marketing Online.</p>
<p>Spesso si sente parlare di Marketing online, Marketing offline, Marketing Inbound, Marketing outbound&#8230; La cosa potrebbe generare confusione. Facciamo ordine.</p>
<p>L&#8217;insieme di azioni volte a presentare un prodotto ad una platea più o meno vasta di persone, di cui la vendita è il naturale corollario prende il nome di &#8220;Marketing&#8221;.</p>
<p>Il Marketing può a sua volta essere diviso in sottocategorie: Marketing offline e Marketing online è il primo bivio.</p>
<p>Appartengono al sottoinsieme di marketing offline tutte quelle attività che non fanno uso del web come strumento di pubblicizzazione del prodotto, ad esempio: volantinaggio, lettere pubblicitarie inviate per posta, cartellonistica, chiamate, presentazioni porta a porta ecc.</p>
<p>Fa parte della sfera del marketing online tutto ciò che viene attuato per mezzo del Web: pubblicità sui social network e sui motori di ricerca, ma anche campagne di Mail Marketing, di SMS Marketing, campagne WhatsApp ecc.</p>
<p>Il Marketing Offline può implementare strategie sia di Inbound Marketing che Outbound Marketing, mentre la sfera online produce principalmente strategie di Inbound Marketing.</p>
<h3>Gli aggregatori</h3>
<p>Nell&#8217;ambito del Marketing Digitale, si sfruttano i cosiddetti aggregatori di persone, ovvero tutti quei siti che hanno generato nel tempo un bacino di utenza molto vasto. Per i più interessati allego il report globale di datareportal.com che mostra l&#8217;uso di internet, dei social e dei motori di ricerca nel mondo.</p>
<div style="text-align: center;">
<p><iframe loading="lazy" style="border: 1px solid #CCC; border-width: 1px; margin-bottom: 5px; max-width: 100%;" src="//www.slideshare.net/slideshow/embed_code/key/oaWfQnORsn6Ns8" width="595" height="485" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"> </iframe></p>
<div style="margin-bottom: 5px;"><strong> <a title="Digital 2022 Global Overview Report (January 2022) v05" href="//www.slideshare.net/DataReportal/digital-2022-global-overview-report-january-2022-v05" target="_blank" rel="noopener">Digital 2022 Global Overview Report (January 2022) v05</a> </strong> from <strong><a href="//www.slideshare.net/DataReportal" target="_blank" rel="noopener">DataReportal</a></strong></div>
<div></div>
</div>
<p>Con miliardi di connessioni e ricerche ogni giorno è automatico che i detentori di queste piattaforme abbiano iniziato a strutturare delle strategie per gli Stakeholder.</p>
<p>I motori di ricerca hanno implementato la possibilità di effettuare delle sponsorizzazioni basate sulle parole chiave ricercate, mentre i social si sono mossi verso strategie di sponsorizzazione dei post con fini diversi: aumento della Fan base della pagina, produzione di contatti interessati al prodotto/servizio sponsorizzato ecc.</p>
<p>In nessuna di queste tipologie di campagne si parte chiamando qualcuno, si offre semplicemente l&#8217;informatica dei prodotti che si vendono attendendo che sia il cliente a chiamare oppure a rilasciare i suoi dati con il fine di essere ricontattato.</p>
<h3>L&#8217;interesse</h3>
<p>È chiaro che a differenza del marketing outbound che implica di contattare in modo randomico delle persone per presentare servizi di cui la maggior parte potrebbe non averne bisogno, nel marketing di tipo inbound e nello specifico nella Lead Generation su internet, si ottengono contatti di persone che hanno deliberatamente richiesto di essere contattate probabilmente perché hanno necessità del prodotto/servizio che stiamo offrendo.</p>
<p>Questo genere di investimento è un investimento che mediamente promette risultati migliori, anche alla luce del fatto che, specie sui Social Network è possibile definire in modo specifico, non solo la categoria di persone recettrici del messaggio pubblicitario ma anche i loro interessi.</p>
<p>Se sono proprietario di un ristorante posso indirizzare il mio messaggio a tutte quelle persone che hanno dimostrato interesse in ambito di Food &amp; Beverage ad esempio.</p>
<p>Se ci si pensa questa è una grande svolta nel mondo del marketing. Pensate alla distribuzione dei volantini? Non sarebbe bello se potessimo distribuire volantini solo alle persone che sappiamo mostrino interesse verso l&#8217;attività che stiamo pubblicizzando?</p>
<p>Se hai bisogno di una Consulenza Marketing <a href="https://renor.it/contatti/"><strong>contattaci</strong></a> saremo felici di studiare insieme a te il sistema migliore per aumentare i tuoi guadagni.</p>


<p><strong>[starbox] </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/levoluzione-del-marketing/">L&#8217;evoluzione del Marketing</a> proviene da <a href="https://renor.it">RENOR &amp; Partners S.r.l.</a>.</p>
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		<title>Insoddisfatto dei tuoi dipendenti?</title>
		<link>https://renor.it/blog/marketing-business-digitale/sei-insoddisfatto-del-rendimento-dei-tuoi-dipendenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2022 21:11:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing, Business & Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza informatica]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenti]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza]]></category>
		<category><![CDATA[insoddisfazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[rendimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La colpa potrebbe non essere la loro&#8230; Un imprenditore che assume un dipendente lo sta pagando per il suo tempo. La produttività del dipendente è proporzionale al ritorno d&#8217;investimento: più produce, più guadagnerà l&#8217;azienda. Ma ci sono dei casi in cui il mancato raggiungimento degli obiettivi potrebbe non essere dipeso da lui&#8230; Quali sono i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La colpa potrebbe non essere la loro&#8230;</h2>
<p>Un imprenditore che assume un dipendente lo sta <strong>pagando per il suo tempo</strong>. La produttività del dipendente è proporzionale al ritorno d&#8217;investimento: più produce, più guadagnerà l&#8217;azienda. Ma ci sono dei casi in cui il mancato raggiungimento degli obiettivi potrebbe non essere dipeso da lui&#8230;</p>
<h2>Quali sono i fattori oggettivi?</h2>
<p>Ti sei mai chiesto se la lentezza della fase produttiva possa essere attribuibile a <strong>fattori tecnologici</strong>? Hai fornito tutti gli strumenti adeguati al dipendente per permettergli di svolgere il suo lavoro con il <strong>massimo rendimento</strong>?</p>
<p>Se lo fai lavorare su un PC datato, probabilmente gran parte dei problemi sono proprio da ricercarsi lì. Se un PC impiega 10 minuti ad accendersi, hai <strong>pagato 2,50 euro lorde</strong> quel tempo al dipendente <strong>per non fare nulla </strong>(10 minuti al giorno su base annua ammontano a 840 euro lordi! Quanti strumenti di ultima generazione avresti potuto comprare?).</p>
<p>Sarebbe quindi il caso di analizzare le cose in maniera oggettiva, provando anche a svolgere i suoi compiti per comprendere il perché di questa lentezza prima di sparargli addosso frasi poco carine che potrebbero compromettere ulteriormente il suo rendimento anziché spronarlo a fare di più. Del resto ormai è risaputo che un dipendente produce di più se si trova a lavorare in condizioni ambientali favorevoli.</p>
<p>Spesso e volentieri, durante le fasi di consulenza ci siamo accorti che il mancato raggiungimento degli obiettivi giornalieri di uno o più dipendenti era dovuto proprio a <strong>problematiche annesse alla strumentazione</strong> in dotazione. Altre volte a <strong>modalità di elaborazione e trattamento dei dati obsolete</strong>.</p>
<p>Naturalmente l&#8217;imprenditore spesso non padroneggia l&#8217;uso della tecnologia. È per questo motivo che dovrebbe <strong>affidarsi a consulenze</strong> come quelle che forniamo in RENOR &amp; Partners, dove si analizza il flusso alla scoperta delle criticità della filiera produttiva al fine di <strong>individuare soluzioni tecnologiche e operative</strong> in grado di decimare i tempi di processamento.</p>
<h2>A volte basta poco</h2>
<div id="attachment_40" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-40" class="size-large wp-image-40" src="https://renor.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG_4412-1024x768.jpg" alt="Postazione 4 monitor + Tavoletta grafica" width="1024" height="768" /><p id="caption-attachment-40" class="wp-caption-text">Postazione lavorativa all&#8217;avanguardia.</p></div>
<p>A volte basta veramente poco per incrementare la produttività. In figura è visibile una postazione lavorativa composta da 4 monitor + un monitor/tavoletta grafica.</p>
<h3>C&#8217;è chi potrebbe dire che questa configurazione sia esagerata&#8230; Dipende naturalmente dalle esigenze.</h3>
<p>Per uno sviluppatore Full Stack è la <strong>postazione desiderabile</strong>. Su un monitor il codice sorgente, nel secondo il browser che mostra le anteprime delle modifiche effettuate al front-end, nel terzo PhpMyAdmin per la gestione del database, nel quarto il client FTP per il caricamento dei file e sulla tavoletta grafica un&#8217;istanza di Photoshop o Illustrator ad esempio per rimuovere lo sfondo di un&#8217;immagine in modo veloce.</p>
<p>Se lo stesso sviluppatore dovesse lavorare utilizzando un computer portatile probabilmente <strong>impiegherebbe il triplo del tempo</strong> solo per doversi muovere di finestra in finestra.</p>
<p>L&#8217;<strong>investimento</strong> per una postazione simile è <strong>irrisorio</strong> se si pensa al ritorno in termini di produttività. Uno sviluppatore con una postazione del genere produrrebbe almeno due volte e mezza quello che riuscirebbe a produrre lo stesso dipendente con un solo schermo. Ne segue che il lavoro svolto in un mese nel primo caso verrebbe svolto in tre mesi dal secondo.</p>
<p>Se ci si pensa, si tratta solamente di acquistare qualche monitor al costo di 120 euro l&#8217;uno <strong>anziché dover pagare due stipendi a vuoto</strong>!</p>
<h2>Altre volte bisogna ricercare nel flusso</h2>
<p>Capita anche che il dipendente abbia postazioni di tutto rispetto ma non riesca a produrre quanto potrebbe a causa di <strong>sistemi di elaborazione obsoleti</strong>. Se si pensa che ancora oggi la maggior parte delle aziende lavora con <strong>fogli excel</strong> utilizzandoli come un database!</p>
<p>In questo caso è assolutamente necessaria la <strong>consulenza di informatici esperti</strong>. Oggi esistono delle soluzioni tecnologiche all&#8217;avanguardia che permettono di <strong>decimare i tempi di elaborazione</strong> del dato e di <strong>azzerare il margine di errore</strong> oltre a possedere una serie di caratteristiche che ne garantiscono la sicurezza e l&#8217;accesso al dato secondo standard GDPR. A questo fine è bene ricordare che il mancato rispetto della normativa 679/2016 (GDPR) può produrre ammende che possono arrivare fino al <strong>5% del fatturato annuo lordo</strong>.</p>
<p>Se hai bisogno di una consulenza per migliorare l&#8217;efficienza della tua impresa <strong><a href="https://renor.it/contatti/">contattaci</a></strong>, siamo qui per aiutarti!</p>


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